lunedì 23 novembre 2015

we take care of our own

grazie, coach Sacchetti. 

Un caro saluto a tutti. Mi piace ripartire da questa foto di un recente passato: un gruppo di dirigenti entusiasti, uno dei quali davvero speciale e che purtroppo non c'è più, insieme a un bravo allenatore, abbracciati intorno ad un progetto. Non so se è il caso di scrivere su questo mio blog, sono troppo irritato da quello che ho visto sul più famoso social network del mondo (la metà degli americani U.S.A. sono iscritti lì!). Sono un istintivo per natura, faccio quello che ritengo giusto fare in un certo momento della mia vita.

Gone again.

Scopro che per oltre un anno molte persone hanno continuato a visitare il mio blog: ci ho faticato negli anni, Luca mi ha aiutato molto, vi ringrazio per l'interessamento nei confronti dei vecchi post. Ci vuole un sacco di tempo per fare questo lavoro, dubito che certe persone ci mettano altrettanto tempo per scrivere sconcezze o banalità su facebook, specie quando si parla di qualcosa di sacro, anzi di quello che per me è un feticcio: la Polisportiva Dinamo 1960. Rileggete, prima di clickare "commenta" e sopratutto riconciliatevi con la grammatica italiana (grazie).  

Meo Sacchetti non è più nella Dinamo ed è la notizia "calda" di queste ore.

La voce girava da un po' di tempo, e chi è vicino agli ambienti societari sapeva del crescente "mal di pancia" in seno alla dirigenza. Che poi è rappresentata da Stefano Sardara e da pochi manager fidati intorno a lui. La notte della sconfitta contro i turchi di Istanbul le luci degli uffici della assicurazione di Sardara sono rimaste accese fino a tardi (è il luogo in cui si riuniscono per discutere come direttivo). E' ormai chiaro che al di fuori dell'enfasi per i suoi indubbi successi societari, Sardara sia una persona molto attiva, dinamica, smodatamente ambiziosa. Uno al quale non piace mai perdere. Quello che ha fatto in città e in Sardegna è veramente notevole, poiché coraggiosamente ha trasformato una piccola società arrivata dalla Legadue (2010) in una impresa. Non gode di grandi simpatie, qui a Sassari, e i motivi sono molteplici, oltre che in parte sconosciuti (questo è un eufemismo per non dire che sta sull'anima a un sacco di gente). I motivi veri io non li conosco, probabilmente a qualcuno un po' invidioso "brucia" il fatto che nella città dei fallimenti sportivi (Torres, Handball città dei candelieri, Torres femminile, ecc.) una persona intraprendente abbia ottenuto tanti titoli in pochi anni. Siccome lui è un industriale,e ha presentato in banca un piano industriale, ragiona appunto da industriale quando un certo "target" non viene raggiunto. Il fallimento della campagna europea (andate a rileggere cosa c'è scritto sugli abbonamenti eurolega e quale fosse "la sfida", "sognare in grande") ha pesato parecchio su questa sua durissima scelta, oltre attriti e frizioni con il coach, ormai incancreniti. Non ho contatti costanti con l'entourage né mi interessa averne, ma so solo che un possibile licenziamento di Meo Sacchetti era nell'aria da tempo. Almeno da prima dei play off scudetto. E' evidente che Sardara non può mettere becco nelle scelte tecniche di Meo, e non poteva farlo quando i risultati hanno iniziato a latitare. Ma resta il fatto che lui, tifoso come me, avrebbe voluto farlo ogni minuto; al "povero" Pasquini il compito arduo di mediare i contrasti tra queste due forti personalità, che all'indomani dello scudetto (26.6.2015) si erano confrontate per molte ore, decidendo per il rinnovo della fiducia. Nella vita non esiste il bianco e il nero, è inutile schierarsi con l'uno e con l'altro anche se vedo che qualcuno in giro ha la verità in tasca (senza peraltro conoscere bene i fatti). Per il futuro, consiglio al presidente di sedersi in tribuna tra noi tifosi. Consiglio spassionato. E' la prima cosa che lui deve fare, oltre a non leggere più i commenti su facebook che lo riguardano. Io guardo i commenti del pubblico relativi al mio lavoro, e vi assicuro che a fine serata tornando a casa è tutto molto avvilente. Non si può vivere con un occhio sullo screen del cellulare e l'altro sul campo di basket, è solo snervante e alienante. Stacchiamoci tutti da facebook, per piacere. Quanto alla squadra e a i suoi recenti rovesci in Eurolega, ricordo la fantastica rimonta contro Bamberg del febbraio 2014: sto parlando di un anno e mezzo fa. Dinamo-Brose Bamberg 2014 L'affermazione che si trattasse di Eurocup e non di Eurolega è smentita dal fatto che quest'anno, invece, la Dinamo ha incontrato gli stessi campioni di Germania facendo una brutta figura, mentre quella precedente epica rimonta, capitanata da Diener, Vanuzzo e Caleb Green, era servita a proiettare la società sassarese verso la grande serata di Berlino (final8). La differenza col passato sta lì a dimostrare che qualcosa nel progetto non funziona. Sia nella mentalità che nei giocatori scelti. Superfluo fare nomi ! 

SACCHETTI : in poche parole, il basket senza stress e dal volto umano. Premetto che in tanti anni non mi ha mai calcolato, mi ha trattato come semplice tifoso da non guardare in faccia. Magari aveva ragione lui,dal canto mio l'ho sempre salutato con deferenza. Vedo che però aveva guadagnato grosse simpatie in città, e i suoi successi sportivi dimostrano l'importanza centrale della sua figura. Questo distinto signore nell'italico basket ha vinto praticamente tutto. Meo Sacchetti è intanto un grande motivatore di singoli giocatori, e poi uno che appiana i contrasti. Un gran maestro dello spogliatoio, almeno fino a un certo punto e finché i giocatori gli hanno dato retta. Paradossalmente, suona quasi profetica un' intervista rilasciata a Repubblica anni fa (l'ho anche appesa, come vedete non sono un detrattore di Meo) dal titolo: "Io, allenatore che non riesce a stressarsi-i giocatori possono pure mandarmi a quel paese". E' triste vedere che nel suo sistema di gioco, che vede al centro di tutto il giocatore, alla fine abbiano vinto certi soggetti talmente neghittosi da giocare contro il coach, rendendosi impopolari fino al rischio-taglio. Chi conosce la storia recente dei giorni gloriosi del 2014-'15, sa bene quali problemi abbia incontrato il coach Sacchetti con gente come Rakim Sanders, Edgar Sosa, Dyson, ecc. Il motivo del reset a fine stagione credo fosse qui, si era pensato di ripartire da un gruppo "nuovo" tenendo solo Logan perché gli scudettati si erano dimostrati fuori dal controllo, positivo e negativo, di Meo: se a fine giugno avessero giocato la finale Eurolega, avrebbero pure potuto vincerla. Un magma caotico di salseros, mattoidi, discotecari, amanti delle ragazze (ora si può dire) e talenti nati. Una Dinamo a potente trazione afro-caraibica, sicuramente irripetibile. Come si fa a spiegarlo ai tifosi, che quel fantastico gruppo a un certo punto non ascoltava più Meo ?


Ultimo capitolo, i TIFOSI. Un tifoso riflessivo, Gavino Contini,sul tanto vituperato social network ha invitato a fare quadrato e a non danneggiare l'ambiente. L'isteria di certi commenti post "licenziamento", l'evidente astio e l'insofferenza nei confronti di Sardara, la ripetizione paranoide di alcuni concetti dimostra che qualcosa davvero si è incrinato nell'ambiente. Il bel giocattolo rischia di rompersi ? Lancio qui l'allarme, ma spero ardentemente di no. Leggere commenti del tipo "'l'anno prossimo senza Meo non faccio l'abbonamento", "fischiamoli contro Pesaro" mi dà l'idea di gente che davvero non capisce come funzionano certe cose nella vita. Avete presente un qualsiasi fallimento di un rapporto con una persona o di una impresa commerciale ? L'affetto per le persone è bello, così pure la riconoscenza per chi ha dato tanto ai colori Dinamo, permettendoci di arrivare fin qui. I discorsi romantici però lasciamoli ai bei libri o ai filmoni americani...il basket è un business, ormai stiamo parlando di una industria. C'eravate alla presentazione della nuova squadra alle tenute Sella&Mosca? Io sì, e ho visto i gold/main sponsor, che hanno aperto la cerimonia (loro, non i tifosi; noi eravamo nelle retrovie). A me tutto questo però non piace, mi piacciono le maglie senza gli sponsor, la gente che grida in campo, le tifoserie che si scontrano pacificamente, senza mummie sugli spalti. Purtroppo, bisogna essere realisti e dire che nella vita si pagano dei prezzi elevati; il prezzo del successo significa passare attraverso strettissime forze caudine. Questo prezzo l'ha riscosso Sardara che alla conferenza aveva le lacrime agli occhi. Il prezzo ora lo paga per tutti Meo Sacchetti.

Mi auguro davvero che il taglio di Sacchetti non sia il primo passo di un processo involutivo dell'ambiente, sarebbe gravissimo oltre che un vero peccato in quanto la Dinamo è l'unica cosa positiva in questa città, fatta ormai di numerosissimi bar e di molto disfattismo. Tanta irritazione disincentiva i dirigenti, inquina un ambiente appassionato, crea negatività e in fin dei conti non ci consente di gustarci lo spettacolo. A proposito, stasera h 20:30 Dinamo- VL Pesaro. Io ci sarò, come sempre, non fischierò di certo la mia squadra, primo perché la sostengo sempre e poi perché sono abbastanza indipendente per volere fare il "pecorone", infine sono troppo insensibile agli appelli via facebook.

Credo che le persone passano nelle vita e che a volte è meglio ricordarle con semplice affetto, senza incensarle e deificarle, proprio per i loro successi sportivi. Quando poi si tratta di persone schive, come nel caso del coach dello scudetto, si può immaginare quanta difficoltà e quanto imbarazzo creino in loro queste inutili glorificazioni ex post (quando poi si sa che in tantissimi non erano contenti del tipo di gioco imposto dal coach alla Dinamo per tanti anni, salvo ricredersi ad ogni clamoroso ed insperato successo sportivo). 
Per il futuro, più fiducia e meno attacchi. Grazie.
Sempre forza Dinamo e ovviamente, grazie a Meo Sacchetti soprattutto per la sua semplicità, umanità e serenità. Cose rare a vedersi, di questi tempi.

tifosi Dinamo a Berlino, febbraio 2014