venerdì 16 maggio 2014

Storie dinamiste #3

Dinamo 1995-'96, con molti giocatori sardi. 

Finalmente è tornato il buon umore. Playoff per la Dinamo vs Brindisi, Drake MVP 2014 e un giornalista vero de La Nuova Sardegna che ci regala questo bel pezzo.
Vi ricordo sempre il bellissimo blog di Andrea, dedicato al calcio. Imperdibile. 
http://sini-sassari.blogautore.repubblica.it/
Ringrazio di cuore Andrea perchè è un grande tifoso torresino, e poi ha un sacco di memoria, il che non è poco, di questi tempi la gente è molto sbadata oppure non ricorda.
la maglia di Manu Rotondo, campionato '92-'93

CURVA PERICOLOSA

La quarta del liceo scientifico è la classe più interessante ma non è per niente facile. Soprattutto se hai speso in altro modo i soldi destinati ai libri di matematica e fisica. Soprattutto se hai diciassette-diciott'anni e un miliardo di grilli per la testa. Niente droga, zero sigarette, pochissimo alcol, feste il giusto, qualche pomiciatina dietro scuola ma niente che superasse la barriera del petting. E i limiti del rientro a orari urbani imposto da casa. 
La primavera del '96 è tutto un concentrato di cazzate assolutamente vitali, assolutamente irrinunciabili. L'album Panini, come sempre lasciato a metà, le prime card Upper Deck dei giocatori Nba, costosissime e fighissime, la greffa che stazionava in piazzetta Mafia, fronte Montelepre, il sabato a scuola con la sacca da calcio e un panino nella tasca del giacca a vento: ché all'uscita passa babbo e via di corsa a giocare a Bonorva, Ozieri, Alghero, Porto Torres o dove diavolo ti portava quel fantastico campionato juniores.
La domenica doppietta, chiaro, calcio e basket: la Torres era povera e giocava da favola. Pintauro, Luceri, Fragliasso, così iniziava quella formazione, che finiva con Greco, Pani e Bertarelli. Allenatore Canali. Ci portò ai playoff, i famosi playoff persi con l'Alzano, ultimi vagiti di un calcio d'altri tempi. Curva sempre piena, bandiere al vento e per me erano le prime “salite” in solitaria, senza babbo e parenti vari. Due ore in piedi a cantare e poi pronti per il salto dall'altra parte della barricata, dall'altro lato di piazzale Segni.
Funzionava che il mio coetaneo Federico Rotondo, IV D allo Scientifico, ma anche numero 13 della Dinamo, provava a raccattare un biglietto omaggio. Ma era sempre un terno al lotto, e solo all'ultimo potevo scoprire come sarebbe proseguita la mia domenica. In questo modo: uscendo dallo stadio facevo centro metri e suonavo al citofono di casa sua. “Buonasera signora, Federico mi ha lasciato qualcosa?”. “Sì, c'è un biglietto, sali a prenderlo”. “No, mi dispiace”. Tra queste due frasi c'era un vero e proprio abisso.
In caso positivo prendevo il biglietto e facevo il mio ingresso trionfale in settore D. In caso negativo, iniziava la penosa attesa di fronte al botteghino. Avendo già speso tutti i soldi per il biglietto della Torres, le speranze erano due: corrompere uno dei ragazzi che controllavano i biglietti (corrompere nel senso di fargli pena), oppure attendere che qualche anima pia si presentasse offrendoti uno dei (tantissimi) biglietti omaggio che circolavano in "epoca Milia".
La squadra era strana, capace di prendere imbarcate incredibili ma anche di dare serissime spazzolate alle migliori formazioni della A2. Tipo Cantù, che poi avrebbe vinto il campionato, tipo Venezia battuta entrambe le volte e umiliata al palazzetto. L'allenatore era Stefano Michelini, una specie di sergente di ferro, sempre teso come una corda di violino e pronto a sfanculare i giocatori. Era l'ultima Dinamo di Bonino e Casarin, che giocavano bene in casa e solo al minimo sindacale in trasferta, perché forse non ne avevano più voglia. C'era un americano solo, Jarvis Lang, bravo ragazzo, agile e snello e che saltava come un grillo. Poi dopo un paio d'anni tornò a giocare a Sassari così bolso che sembrava Ancelotti. Divenni buon amico di suo fratello, tale Tony, una pancia degna di anziano che mangia in pineta a Platamona, ma capace di schiacciare a due mani da fermo nonostante fosse alto un metro e ottanta. C'erano Gigi Donati, Franco Picozzi e Riccardo Esposito. C'era il fratello maggiore di Federico, che poi era già il mito di tutti noi anche se per tutti era solo Emanuele e non ancora Emanuelerotondo, tutto attaccato, il capitano. I giovani aggregati alla prima squadra erano tutti nostri compagni di scuola o comunque amici, e quindi frequentavamo molto i giocatori. Alle uscite eravamo spesso aggregati anche noi, alle feste in casa non mancavamo mai. C'eravamo anche quella volta, l'anno prima o l'anno dopo, in cui Dario Ziranu buttò giù il lampadario del salone di casa di Jonathan Haynes con i piedi facendo la verticale, mentre in cucina Zamberlan si era inavvertitamente seduto su una padella piena d'olio fritto.
C'erano anche altri giocatori, e almeno un paio di loro odiavano a morte Michelini. Il quale, poveretto, una notte mentre rientrava a casa in moto cadde in maniera a dir poco rovinosa nel curvone di via Oriani, rompendosi braccia, gambe, naso e qualsiasi altro osso presente nel suo corpo. Restò ingessato mesi, e ricordo ancora gli allenamenti diretti in sedia a rotelle con un braccio ingessato legato al collo, la testa piena di bende e una gamba in trazione. E i giocatori che facevano finta di tirargli la palla addosso, e il giovanissimo Antonio Mura che per sbaglio gliel'aveva tirata per davvero. Una cosa tragicomica, insomma. 
Fu durante una di queste serate a casa dei giocatori che venni avvicinato da due diavoli tentatori. Uno solo parlò, mentre l'altro guardava entrambi e annuiva. Misero sul piatto la loro amicizia, una canottiera da allenamento e la promessa di un numero indefinito di biglietti omaggio e la loro eterna riconoscenza nei miei confronti. Per un diciassettenne senza una lira in tasca, con l'album Panini lasciato a metà e una voglia matta di fare il figo negli ambienti liceali, era un'offerta più che allettante. La mia risposta era scontata.
Mi misero a disposizione anche gli attrezzi del mestiere ed entrai in azione un martedì o un mercoledì notte, verso fine stagione. Non ricordo quale scusa riuscii a trovare con i miei per giustificare un'uscita a notte fonda a metà settimana. Camminai pochi minuti e arrivai nel luogo "X". Feci un rapido giro di perlustrazione, poi mi sollevai il cappuccio del giubbotto dei Lakers (indossato prudentemente al contrario) mi avvicinai a un muro e feci ciò che dovevo fare.
Nel giro di un quarto d'ora ero già nel mio letto, drogato di adrenalina e impaziente di far sapere agli amici più stretti, solo a loro, che razza di impresa avevo compiuto.
La mattina dopo, prima di andare a scuola, allungai di molto il percorso. Via Roma, via Torres, viale Umberto. Arrivato all'imboccatura di via Oriani mi guardai intorno, cercai di darmi un contegno e feci un bel respiro. Allungai il collo dalla ringhiera che divide viale Umberto e via Oriani e vidi la mia opera d'arte, a metà tra cionfra sassarese e ribellione giovanile.
Pensavo di avere fatto una figata e l'ho pensato per anni. Oggi mi rendo conto di avere soltanto dato il nome a una strada.
Il muro del curvone era stato espugnato, segnato per sempre dalla mia bomboletta spray. 
La scritta diceva “Curva Michelini”.

Andrea Sini
coach Michelini al suo posto di comando,
dopo l'incidente (la foto è tratta dal profilo facebook
di Stefano Michelini, si ringrazia l'interessato).


Federico Rotondo, Bonino, Picozzi e il massaggiatore Franco Ziranu. 
Dario Ziranu #4 Dinamo negli anni '90



1993-'94 - Con Irving Thomas, R. Curcic, Casarin, Zaghis e Benvenuti


1992-'93 - grandissima formazione, con Miller e Tony Frederick 

4 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

Molto bello, ora sappiamo chi ringraziare per quella scritta!

SoloDinamo ha detto...

incredibile! Bellissimo. Peccato che di quegli anni pioneristici (A2 addirittura con un solo americano), forse si è persa via via la spontaneità, il gusto di divertirsi e la familiarità di "casa Dinamo". Troppa gente si è unica alla nostra piccola/grande famiglia (quella del Coni),
che è diventata un enorme esercito indisciplinato, con poco rispetto per chi ha gradi di "generale" guadagnati sul campo...pazienza...del resto Springsteen non poteva restare alla dimensione del Bottom Line (500 spettatori) ed era scritto che avrebbe suonato davanti a decine di migliaia di persone negli stadi da baseball.
Possiedo dei filmati di Jarvis Lang, 95-96, che aveva i capelli come un marine, in particolare di una bella vittoria ad Imola con rocambolesca canestro sulla sirena di Manu Rotondo. Sarebbe bello montarlo e caricarlo da qualche parte, ma chi ha tempo.

SoloDinamo ha detto...

Ecco. Ora va bene, ho messo a posto tutto: sono le foto del periodo a cui si riferisce Andrea. La Dinamo di A2 del '95-'96.
Qualcuno tempo fa mi ha detto che sono un "fissato": si, sono un fissato di cose belle e di passione pura. Mi fa senso la gente che non si appassiona a nulla, che trova tutto scontato e che non si alza quando c'è da protestare (giustamente) contro gli arbitri.
Nel 1995 Stfeano Michelini venne per la prima volta ad allenare una Dinamo in un campionato di A2, a dimensione ridotta (un solo americano); nella prima foto, a destra si vedono Manu Rotondo e il suo amico Dario Ziranu, dall'altra parte il fratello Federico, praticamente un under17 catapultato in prima squadra; mi sembra di vedere altri giovani sardi ma non ricordo i nomi.
Nelle ultime due foto, il roster 1992-93, uno dei più forti di sempre, primi nel girone di andata, che poteva contare su Frederick, un giocatore NBA (per chi non lo sapesse) e Miller. C'era anche Benvenuti, che era presente al forum di Assago a febbraio 2014 per tifare con noi Dinamo nella vittoriosa Coppa Italia.
La successiva formazione 1993-94 era quella dell'indimenticabile Curcic, un pivottone vero,direi di altri tempi, e di Irving Thomas, che ovviamente ai ragazzi di oggi non dice nulla: ma sappiate che ha giocato nei LA Lakers, e dopo la Dinamo a Pistoia (diventando un idolo locale in A1), Olimpia Roma e Livorno (mica il Livorno di adesso, stiamo parlando di A1).
Per me queste sono le autentiche Glorie Dinamo, sono pacifico ma divento violento :) se mi parlate male di Iceman Bonino, dell'Omino di Ferro Dario, di Zaghis, Benvenuti, Franco Picozzi, fino a Brotto che venne a Sassari durante il servizio militare.
Saluti & salute!

Fabrizio Passerini ha detto...

Post come questi sono fantastici! Grazie!