venerdì 10 gennaio 2014

Amarcord: Mauro Bonino, "The Iceman" (we're still here)

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Pensavate di esservi liberati di me? Avete sbagliato. Continuo a scrivere, con l'autorizzazione di Gianni. Lo faccio anzitutto perché ne ho bisogno (vi parrà strano, ma è così), e poi perché gli attestati di stima letti da varie parti o dettimi di persona in questi giorni mi hanno letteralmente schiantato. Sarò sempre schietto, e pazienza se qualcuno ci rimarrà male. Non devo piacere a tutti, mica sono un ipocrita.
  
Non parlerò né della bellissima vittoria con Ankara e della grande emozione nel rivedere Vanja Plisnic, né della futura partita con Brindisi (arbitrerà Lamonica, finalmente una bella notizia). Oggi voglio parlare di Mauro Bonino, una delle migliori guardie tiratrici pure che la Dinamo ha avuto la grande fortuna di poter schierare in campo nella sua storia ultrasessantennale. 
  
Mauro con James Worthy. Sì, quello dei Los Angeles  Lakers!
   
Mauro Bonino è un ragazzotto biondo nato nel marzo del 1963 a Imperia, il quale dopo aver giocato in mezza Italia (Rieti, Trieste, Ragusa) era approdato a Sassari alla Corte di Dino Milia nel 1992 proveniente dalla Mangiaebevi Bologna (e quindi Fortitudo). Erano gli anni della Serie A2, dove due stranieri per squadra mangiavano sì molti palloni ma almeno gli italiani giocavano tanto. Di lui si era sentito parlare un gran bene: ottima meccanica di tiro, lavoro sodo in palestra, carattere taciturno. 194 cm di altezza, fisico longilineo. Arrivò a giocare in una Dinamo che ancora non aveva lanciato definitivamente Emanuele Rotondo (pochi minuti per lui, era già in prima squadra), una Dinamo che aveva in Federico Casarin il suo faro guida, e giocava sotto la direzione tecnica di Zare Markovski (vi ricordate gli esordi di Zare? quando arrivò a Sassari non aveva ancora il patentino di allenatore, quindi ufficialmente il coach era Giampaolo Doro, ex giocatore della Dinamo, e Zare stava seduto in tribuna dietro la panchina!).
  
Mauro è rimasto a Sassari per ben quattro stagioni, dal 92'/93' al 95'/96', quasi sempre partendo dalla panchina, ma ha avuto grandi minutaggi: fra i 20 e i 25 minuti di media. Sassari lo ricorda soprattutto per una cosa: nella sua prima stagione turritana vinse la classifica dei tiri liberi, con un mostruoso 93.6% che gli valse un bell'articolo celebrativo nel settimanale di Aldo Giordani, Superbasket, a firma di Stefano Valenti. Il suo sangue freddo ai tiri liberi gli valse anche il soprannome "The Iceman".
  
L'articolo di Superbasket (foto di Claudia Firino)

Ricordate questa rubrica della Gazzetta? Ecco Mauro!
   
Mauro Bonino era una macchina di tiro perfetta, se messo in ritmo era una sentenza, e aver avuto a fianco play come Casarin o Mastroianni, due giocatori abilissimi nel penetra e scarica, gli ha permesso di esprimere molto bene il suo potenziale offensivo. Ma non sapeva solo tirare da fuori, spesso prendeva palla su un lato e bruciava l'avversario in penetrazione; in contropiede correva su uno dei corridoi di scarico e si faceva trovare pronto a ricevere per appoggiare "easy" a canestro. Le sue cifre parlano, nelle quattro stagioni a Sassari, così:
   
142 partite, 1856 punti (regular season e play-out). 
Media punti: 13.4 nel primo anno, e a seguire, 11.3, 15.2 e 12.9. 
Tiri da due: 55.3%, poi 54.7%, 52.3% e 50.5% l'ultimo anno.
Tiri da tre (arco più stretto di quello attuale): 36.5%, 46.5%, 41.1%, 36.2% l'ultimo anno.
Tiri liberi: detto del record del primo anno (un 93.6% strepitoso), 85.4%, 86.8% e infine 90.6% (tanto per tornare ad alte quote). 
A tutto questo aggiungeva 2 rimbalzi di media.
  
In panchina fra Rotondo e Picozzi, a destra il mitico Ziranu, che tante caviglie ha salvato con le sue fasciature magiche. Chiedete a Casarin.
   
Ho un ricordo di una partita giocata e vinta in rimonta in trasferta (forse a Firenze): nell'ultimo minuto, con la Dinamo sotto, Mauro infilò due triple da distanza siderale, l'ultima frontale con la difesa addosso, e la Dinamo (era la fine del girone di andata) schizzò nelle zone alte della classifica. Era presente anche nella partita dei record, QUESTA.
   
L'ho sempre considerato una "garanzia": quando entrava lui, Sassari sapeva che la pericolosità dal perimetro aumentava, e sapeva anche che nei finali punto a punto, quando gli avversari commettevano fallo per mandarci in lunetta nella speranza di qualche nostro errore, la Dinamo rimetteva la palla sempre su di lui... arrivato il fallo, la gita in lunetta era tranquilla, e le nostre coronarie non correvano rischi. Ecco: vederlo in campo nei momenti caldi dava sicurezza ai compagni e a noi tifosi.
   
Non l'ho conosciuto fuori dal campo, a differenza - che ne so - di Federico Casarin (là potrei raccontare tante di quelle storie... vedremo), però l'ho sempre visto estremamente disponibile coi tifosi alla fine delle partite, anche in coda a qualche sconfitta, per una foto o un autografo; mentre altri scappavano da dietro, lui invece usciva sempre dall'ingresso del bar.
  
Mauro con Curcic, Thomas e Mastroianni, contro Torino
    
La carriera di Mauro dopo gli anni gloriosi con la Dinamo è continuata a Ragusa (una squadra che aveva in Peppe Cassì un mangiapalloni proprio nel ruolo di guardia), poi Olbia e infine Genova. Oggi allena la Sea Basket a Sanremo. Lo abbiamo visto con grande piacere l'anno scorso: è venuto a Sassari in occasione di una partita di campionato, e quando lo speaker ha fatto il suo nome ho avuto un tuffo al cuore, e mi sono alzato in piedi per applaudire. Avrei dovuto avvicinarmi per stringergli la mano. Mauro era uno dei beniamini di noi tifosi dell'Alta Marea (un giorno racconterò la storia di questo gruppo, i suoi 10 anni di vita), ed era spesso "omaggiato" con striscioni appositi (ricordo che una volta scrivemmo: "Bonino, El grinta", ma non piacque alla stampa, che si preoccupò di dirlo il giorno dopo). Già: i tempi in cui avevamo il tempo di andare ogni singola sera a seguire gli allenamenti, preparando con stoffa bianca e nastro adesivo verde due, tre, a volte anche quattro striscioni da appendere in curva la domenica, per la "gioia" del custode ("mi lasciate lo scotch in giro, mi lasciate, per non parlare dei coriandoli!" - quante gliene abbiamo fatto passare), entrando rigorosamente due ore e mezzo prima della partita per preparare tutto e soprattutto per prendere i posti. In una di queste occasioni in cui entrammo con largo anticipo con aste, bandiere, il bandierone e bustoni vari di "materiale", incrociammo proprio lui davanti al bar (ricordo che una delle mie sorelle quel giorno era venuta alla Dinamo, le avevo messo in mano un bustone, lei aveva incrociato lo sguardo di Mauro e poi mi aveva detto: "Luca, ma che figure mi fai fare?"), e lui ci sorrise, dicendo: "Pronti?".
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Grazie Mauro per quello che hai fatto per la Dinamo, Io non lo dimentico, Noi non lo dimentichiamo. Passa a trovarci ancora, quando puoi!
   
P.s. se qualcuno vuole raccontare la sua su Mauro, i commenti sono sempre aperti.
  
(le foto sono prese dal profilo facebook di Mauro e da questo sito).
  

2 commenti:

SoloDinamo ha detto...

insomma, questo è il blog che piace a me. A dirla tutta, l'idea iniziale non era di parlare di Travis Diener, di White o di Omar Thomas (nomi presi a caso), ma di una Dinamo che inizia ad avere 53 anni di storia.
Eccola lì, la Dinamo 1993-'94 in fotografia, con quei due coloured ben noti, un giovane Manu Rotondo, Bonino e Fede Casarin. E' praticamente impossibile dimenticare questi miti giovanili di 20 anni fa. Guardavo la Dinamo la domenica sera, poi ripartivo l'indomani mattina presto alla volta di Nuoro, era veramente dura!
Comunque caro Luca, ora ho capito il trucco...tu hai un pregevole consulente in casa, un distinto signore che si mette in settore A, con molti capelli grigi in testa e che segue la Dinamo dai tempi del Meridda. Così non vale, non puoi ricordare tutto perfettamente! :)
A proposito di Meridda...la Dinamo ha giocato i suoi primi campionati di serie C al campo dietro l'Artistico...attualmente è un immondezzaio in totale abbandono.
G. Meridda era un bersagliere che aveva fatto la guerra di Spagna, caduto nel '39 dalle parti di Saragozza, arruolatosi negli Arditi. Nativo di Ozieri, e siccome tutta la zona di San Giuseppe, dove è nato il mito-Dinamo è di costruzione fascista (scuole, piazza d'armi, viale ecc.) ecco che si spiega l'intitolazione del campo di basket a quel miliziano sardo.
Saluti !

Skywalkerboh ha detto...

Ti sembrerà strano, ma per questo post mio padre non l'ho neanche cercato! Mi occorreranno alcune cose sue più avanti. Vedremo