venerdì 20 dicembre 2013

addio, caro Giovanni...

Giovanni Cherchi (in primo piano) festeggia con i suoi ragazzi
al forum di Assago - era l'essenza stessa del carattere Dinamo

Oggi di colpo il cielo si è fatto nero sulla mia città.
Nuvole cattive hanno oscurato il sole di dicembre.
Sto cercando di chiudere alcune cose urgenti in ufficio, facendomi forza ed evitando di pensare a certe brutte notizie del mattino che riguardavano un caro amico. Che è poi come dirò subito una persona speciale, un grande sassarese e un vero Amico di noi tifosi. Ancora non ci credo che tutto questo possa essere accaduto.
Alle 17:50 mi arriva la notizia che non avrei mai voluto sentire: Giovanni Cherchi non ce l'ha fatta. E il cuore mi si è fatto di pietra, in un sol colpo. Voglio piangere ma non ce la faccio.
Mi adiro e resto sgomento perchè non riesco a comprendere come la sfortuna che assume la forma orrenda di una malattia terrificante che manco riesco a nominare, proprio oggi, possa scagliarsi in questo modo inumano, su una grande famiglia. 
Ho conosciuto Giovanni Cherchi molti anni fa, forse nel 1982, in una gradinata dello stadio Torres. A dire il vero tutti i tifosi della Dinamo sono anche un po' tifosi della squadra di calcio, tutti bene o male proveniamo da quell'ambiente. Svariati anni dopo l'ho ritrovato sul nostro posto di lavoro, lui più piccolo di me (classe 1967), ma iscritto all'albo degli avvocati abbastanza giovane. A parte il lato professionale, in cui si distingueva per eleganza e tatto, Giovannino era una persona veramente speciale, molto umile e disponibile. In gamba -come ho detto- nella sua professione, ma soprattutto eccellente nel suo lavoro di dirigente del basket dapprima nella Robur et Fides, poi dal 2011 nella Polisportiva Dinamo. Era da sempre molto legato al presidente Sardara e oggi mi piace ricordarlo mentre corre sul lungomare di Alghero, di buon mattino, con a fianco Stefano, il suo amico di sempre. Io in bici, loro a piedi: "ciao, buona giornata!". Lo ricordo per la sua calma e pacatezza, per il suo sorriso sempre presente e per la capacità innata di smorzare polemiche e situazioni "spinose": proprio per questa dote era stato scelto come dirigente addetto agli arbitri. 
Una persona veramente all'altezza, disponibilissima con i tifosi e si può dire tranquillamente che non ho mai sentito da lui una sola parola di polemica o qualcosa che potesse lontanamente far pensare ad astio. La malignità gli era del tutto estranea.
Quest'estate ho saputo della malattia e...come tutti gli altri ho pregato e sperato. Gli ho scritto l'ultima volta ad agosto per il compleanno, gli ho mandato un abbraccio e due coccole, avrei voluto che nulla di tutto ciò che si è avverato potesse verificarsi.
Non riesco a trovare altre parole perché tutto oggi risulta banale, assurdo e insensato, come quei giorni della luna cattiva in cui se ne andarono A. Frederick, T. Darby o Mimì Anselmi.
Addio Giovannino, grazie per il tuo immenso cuore, e per tutto quello che hai saputo dare alla Polisportiva Dinamo 1960 in termini di umanità, correttezza, esperienza e professionalità. 

"Voglio però ricordarti com'eri 
Pensare che ancora vivi
Voglio pensare che ancora mi ascolti
E come allora sorridi
Che come allora sorridi"

Giovanni, a sinistra, con lo Staff
...“God’s drifting in heaven,
devil’s in the mailbox
I got dust on my shoes,
nothing but teardrops

3 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

Gran brutta notizia...

SoloDinamo ha detto...

Si...e' bruttissimo...la partita di stasera e' rinviata a data da destinarsi, ovviamente. nel team sono tutti molto scossi e questo non sara ' un Natale allegro :(

Skywalkerboh ha detto...

Ieri ho sentito per telefono mio cugino, il capo storico dell'Alta Marea, e mi ha rinfrescato la memoria su una cosa che avevo scordato.
Giovanni Cherchi quando era un ragazzino andava nella parte alta del settore A col padre a vedere la partita, esattamente come facevamo noi.
E tifava, tanto.
"Non te lo ricordi? Era uguale al padre".
E lì dopo un po' è scattato il déjà vu: me lo ricordo benissimo...
Entravamo prestissimo di corsa al palazzetto per acchiappare i posti nostri consueti, e lui era uno di questi... gettavamo giubbotti e sciarpe a occupare quei 4, 5 o 6 posti a testa, e i nostri genitori entravano in tutta calma.
Adesso lo ricordo. Un altro ricordo.