giovedì 17 ottobre 2013

Dalla Germania a testa alta, in attesa di Cantù

Devo riconoscere che mi ha fatto davvero uno strano effetto seguire la partita della Dinamo senza telecronaca, radiocronaca, e col solo play-by-play davanti al naso. E' quindi molto difficile esprimere un giudizio su quello che non si è visto.

Jack: starting five ieri!

Allora parlano le cifre. La Dinamo è schizzata avanti nel punteggio e non si è mai voltata indietro, macinando basket e annichilendo gli avversari. I miglioramenti più evidenti? Caleb e Linton, abulici domenica a Bologna, hanno squassato l'Oldenbrug a suon di triple, lay up, rimbalzi, stoppate e schiacciate. Marques e Travis hanno portato i loro assist rispettivamente da 2 a 7 , il folletto ex Milano e da 0 a 9 , il genio di Fond Du Lac. Penso stia tutto qui (o quasi). 25 assist complessivi (5 anche del "solito" Drake), che hanno prodotto ottime percentuali dal campo.


La Dinamo ha vinto difendendo dietro e facendo letteralmente volare la palla davanti. Poi ha tirato il fiato, e ci stava. Non si poteva pensare di vincere 120-70 o giù di lì.
La risposta è arrivata dal campo, come solo i grandi sanno fare. Imparata la lezione felsinea? Nella testa pare di sì. C'è ancora tantissima strada da fare. Dopo domenica gli scontenti erano/ eravamo parecchi. Ma mentre c'era chi diceva: "Ok, si è perso, devono amalgamarsi", c'è stato anche chi ha sparato a zero. Forse Sassari è stata un po' "viziata" dalle vittorie dell'avvio della stagione scorsa, ma è il caso di mantenere i piedi per terra. La Dinamo non è una squadra di brocchi che prende ceffoni a Bologna, né la supercorazzata che ha raso al suolo "cruccolandia". E' semplicemente un team dalle grandi potenzialità, rinnovato nella struttura, che sta lavorando per amalgamarsi. E' la testa che farà la differenza: la concentrazione in difesa e il passare bene la palla in attacco. Se la Dinamo terrà saldi nella memoria questi due grandi cartelli, si potrà raccogliere tanto.
E tocchiamo ferro, legno, e amuleti di famiglia.


Il futuro più breve mette dietro l'angolo la partita di domenica con la Cantù di coach Pino Sacripanti (un mio personale idolo cestistico). Cantù ieri ha vinto in rimonta (mentre invece hanno perso Roma e Varese) e domenica scorsa ha battuto abbastanza agevolmente la neo promossa Pistoia. Manco a farlo apposta, il protagonista di entrambe le partite è stato Pietro Aradori (uno dei più continui anche nella manifestazione di questa estate con la maglia della nazionale). 
 
Pietro Aradori

Abbiamo già visto la Pallacanestro Cantù nel precampionato (ha battuto la Dinamo ai supplementari): gioco solido, non velocissimo e alcuni innesti ottimi. Adrian Uter è un centro possente, Michael Jenkins è stato uno dei giocatori migliori della scorsa Legadue, e Stefano Gentile, un vero combattente, forse è il giocatore che interpreta al meglio il gioco di Sacripanti. La stampa specializzata ha scritto che questa Cantù non è forte come quella dell'anno scorso. Io credo invece il contrario, per un singolo motivo che sta nella parolina "play". Quest'anno Joe Ragland gioca dall'inizio della stagione, e in più c'è Gentile (il cui fratello Alessandro all'esordio da capitano ha battuto ogni record: espulso alla prima di campionato con squalifica commutata in multona). Fate voi due più due. Il punto debole del passato recente di questa franchigia è stato il play, ora credo che tutto sia stato risolto.
Non mi dilungo oltre.
Noi ci saremo.

1 commento:

SoloDinamo ha detto...

bellissima vittoria !
So che diverse persone emigrate in Germania ma quel posto in cui hanno giocato era un po' fuori rotta, difficilmente raggiungibile salvo doversi sorbire 4-5 ore di treno (dalle parti del confine con la Francia, tanto per capirci).
Mi piace tanto Caleb Green! Anzi, gli avevo pure dedicato una foto di quanto giocava nell'Orlèans, marcato dal buon Easley.
E ora sotto con il Cantù, i nostri giocatori dovranno capire che cosa è l'affetto indescrivibile del palaSerradimigni per la sua grande squadra.
bye