mercoledì 20 giugno 2012

Can you feel the spirit ?


D.: Che cosa significa la parola “fan” per te ?
Guarda, io sono un grosso fan. Ho la mentalità di un fan. Non posso sentire che si dica male di Elvis Presley, Hank Williams, John Fogerty, Jackson Browne, Southside Johnny, perchè sono un inguaribile fan di questa gente. Sono capace di sopportare di tutto per poter incontrare una di queste persone, quelle che sono ancora vive, naturalmente. E una volta ci sono andato molto vicino. Dopo aver suonato in un club di Memphis, io e Steve andammo a Graceland, la casa di Elvis Presley. Scavalcammo il muro di cinta e attraversammo di corsa il parco ...”
Bruce Springsteen, Bruxelles, 27.4.1981


Firenze 10.6.2012 - Eccoci qui a commentare – invece che una partita di basket come accade di solito - questo incredibile concerto di Bruce Springsteen & The E Street Band. Non sarà facile. Tantomeno sarà breve. Avvertenze: questa non è una recensione, quelle le lascio a chi fa questo lavoro professionalmente. Questa è l'orazione di un fan(atic), tifo puro per il rock'n'roll delle origini. 
La prima volta in assoluto che ho ascoltato Springsteen è stata forse nel 1977 o giù di lì, era Born To Run su una radio libera della mia città. Radio Nessun Luogo, stazione ormai scomparsa, travolta dal tempo e dalle tasse S.I.A.E. Mandavano in onda Dylan, Jefferson Airplane, Patti Smith, Marley, The Clash, i primi Police e questo Bruce, poco più di uno sconosciuto. La canzone la ascoltai e mi rimase sotto traccia fino a quando non arrivai all’incirca al 1982, interessanti studi universitari e un piccolo registratore a cassette per ascoltare Nebraska nelle pause tra una lezione e l'altra: non io, ma un mio amico che si portava appresso tutto quel po’ po’ di roba da Alghero, in un zainetto preso al mercatino. Altro che Ipad, nani nanetti e musica liquida…C’era in quegli anni un bel programma in tv, forse raiuno, che si chiamava Mister Fantasy condotto dal buon Carlo Massarini, che ebbe il merito di mandare in onda i primi videoclip. Tanto per capirci, faceva vedere THE CLASH, Atlantic City (che era ed è in bianco e nero) e qualche spezzone di No Nukes (1980) film antinucleare con una spaventosa performance del nostro, ancor giovane e magrissimo. Da lì scattò la scintilla e mi procurai tutti i primi 5 dischi dell’americano. Trovai tutto interessante, anzi affascinante, il fatto che la band suonasse col sassofono, cosa inusuale nel rock (forse i Traffic di Steve Winwood…), che ci fossero due tastieristi e che lui cantasse in quel modo da furibondo. Sembrava un pazzo al quale avevano appena soffiato la ragazza. Comprai ogni cosa che lo riguardasse, collezionai pezzi di giornale, rarissimi, che parlavano di lui una volta all’anno, fanzine costose e i libri (all’epoca non più di due o tre) in italiano. Parecchi preziosi bootleg, testimonianze storiche di incandescenti show, iniziarono ad adornare la mia cameretta. 
Devo dire che rimasi fulminato da “Nato Per Correre”, la biografia scritta da Dave Marsh, tradotta in italiano, miracolosamente trovata alle messaggerie sarde in unica copia. Marsh era un tipo che seguiva Bruce fin dai primi concerti del 1972, un fan scatenato, secondo me la persona più idonea per parlare di Bruce. Fotografie solo in b/n. Lessi e divorai singole pagine, mi sembrava tutto incredibile, come era possibile che una band che suonava nei bar fosse arrivata a quei livelli di celebrità: Born in the U.S.A. e il tour mondiale milionario. Pochi artisti nella mia vita hanno fatto scattare la scintilla come Bruce, pochi cantanti misconosciuti hanno poi conosciuto la fama e la celebrità come lui. E ricordo con emozione quelle tre piccole cassette C90 con il concerto di San Siro, 21 giugno 1985, la luce negli occhi del mio amico appena sbarcato dal traghetto, la febbre a 41° che lo prese e l’afonia: “non posso spiegartelo, è incredibile dal vivo, ascoltalo”. Riuscii ad ascoltarlo pure in spiaggia, cercando nuovi accoliti come un killer sotto il sole. Bisognava essere un po' matti per ascoltare Bruce Springsteen nel 1984 ai tempi della new wave e dei new romantic. 
Finalmente riuscii a vederlo dal vivo, Roma stadio Flaminio 16.6.1988. Forgiato nel fuoco e nel caldo della canicola romana, battezzato dai Miami Horns, sezione fiati che lo accompagnava. Non posso vantare un numero strepitoso di concerti visti, sono forse un quindicina distribuiti in un arco di ventiquattro anni, che secondo me non sono pochi. La vita di un neo-laureato.
A Firenze quest’anno sono entrato alle 17:35, orario improbabile per andare sotto il palco, ed ho ammirato ancora una volta lo spettacolo della folla springsteeniana, in devota attesa dell’evento; mi sono piazzato con degli amici vicino al palco degli altrimenti abili, luogo prezioso perché oltre a parlare con tante persone poco fortunate ma allegre, là sotto abbiamo nascosto zaini, roba asciutta, macchine fotografiche e cellulari, salvandoli dal diluvio.
E’ difficile spiegare qui che cosa è accaduto quando hanno sfumato il Maestro Morricone (C'era una volta l'West) ed è partita BADLANDS, forse ci conviene vedere un filmato TeleCincoEs piuttosto nitido di Madrid, estadio Santiago Bernabeu,esattamente alla stessa ora ma sette giorni più tardi. (ora scopro che c'erano pure gli svedesi con la scritta "Fire", sono fan devoti straordinari). “Ribellione” e “disapprovazione”, questo esprimono quelle parole, davvero difficile non condividerle: “luci spente stanotte, guai nelle zone centrali/ho la testa che scoppia, le viscere in subbuglio/in mezzo a un fuoco incrociato che non comprendo/ma una cosa so per certo/non mi frega più nulla delle vecchie solite cose/e non mi frega niente di quello che accadrà/dolcezza voglio il cuore, l’anima/voglio il controllo, tutto adesso/è bene che tu mi ascolti/sto parlando di un sogno/di come realizzarlo/ti svegli la notte con la paura reale/di vedere la vita scorrere/in attesa di un momento che non arriva mai”
Sovente Bruce parte in quarta nei suoi concerti, assesta 3,4,5 rocker giusto per stenderci, per farci capire quello che vuole fare questa notte, per tutta la notte. Il prezzo che dovremo pagare. E in questo set iniziale ci mette ben tre pezzi del nuovo convincente album, ci infila una WRECKING BALL con questi fiati sontuosi e questi cori neri che spingono: “fammi vedere ciò che sai fare ragazzo, tira la tua palla demolitrice!”, scandita dieci volte in uno stadio in visibilio. Uno stadio che diventa a seconda dei casi: una ballroom per canzoni nere di soul music; un irish pub per DEATH IN MY HOMETOWN, con tin whistle acuti e assordanti, con i fiati che sembrano la banda del V.F.D. di New York City; oppure la scatenata arena rock che noi tutti abbiamo ardentemente atteso.
Al concerto di Bruce si ride e si piange, è come un film di Roberto Benigni, solo pochi Artisti al mondo hanno questo potere sulla gente. Ti fa pensare, ti fa commuovere riflettendo sugli ultimi, pensando a chi è derelitto e a chi non ce la fa. Bruce ha salvato la vita di tutte queste persone, ne ho la prova. Il milionario Bruce è rimasto modesto come le sue origini, papà autista irlandese perennemente infuriato col mondo, mamma immigrata di Sorrento, casalinga, vera base fondante della sua famiglia. Non può non pensare a chi soffre ogni giorno e parte JACK OF ALL TRADES, migliaia di luci fioche si accendono per illuminare il verso più terribile, spaventoso che abbia mai sentito pronunciare dalla bocca di Bruce in trenta anni: “If I had me a gun, I’d find the bastards/And shoot ‘em on sight/I’m jack all of trades, we’ll be all right”. La rabbia di chi è rimasto escluso, di chi ha visto bruciato in un attimo il lavoro di una vita, di chi non ha trovato che fango o terra arida nelle BADLANDS del Wyoming o del Campidano, di chi “aveva debiti che nessuno uomo onesto potrà mai pagare”. Il violino di Suzy Tyrrell, la chitarra di Nils Lofgren, una tromba accompagnano il finale del pezzo, una musica maestosa e mai udita prima in un concerto di Bruce, a metà tra una celebrazione e un funerale, roba che farebbe felice Goran Bregoviç.  
foto di Anna_tammi
“Sento un peso opprimente la notte, quando dormo nella mia bella casa. Roba che mi uccide” (intervista a Neil McCormick©Daily Telegraph). Bruce si fa carico dei problemi degli altri, anzi se li carica fisicamente sulle spalle come il cartello di “Spanish Eyes” al Bernabeu, conscio che tutto questo è salvifico. Conscio che la redenzione, nostra e sua, passa attraverso questa durissima notte. La notte dell’America, dell’American Dream e del nostro labile sogno di gloria europeo.

Ho ricordi a sprazzi del concerto, ho necessità di vedere almeno la scaletta per ripercorrere quel turbinio di emozioni.
VAN THE MAN. Ascolto a bocca aperta i vocalizzi di MY CITY OF RUINS, quando Bruce dimostra di essere stato buon allievo di Van Morrison, l’irascibile di Belfast che non deve essere esattamente un adoratore del Boss; oggi posso dire che l’allievo ha superato il maestro. Canto insieme a tutti su SPIRIT IN THE NIGHT e rivedo il sogno. “Can you feel the spirit, now?!”, canta Bruce, e sembra di vedere quei folli personaggi romantici della canzone: “il cielo andava rischiarandosi, le stelle investivano di luce Billy e Davy/che danzavano al chiaro di luna/e tutti ci lanciavamo palle di fango giù al lago/Killer Joe era sfinito, sul prato/ Hazy Davy era conciato malissimo/si gettò in acqua con camicia e calzini/Io e Crazy Janey ci rotolavamo, amoreggiando e cantando le nostre canzoni di compleanno”. Bruce gioca col pubblico, riceve rose e le annusa, caracolla sul palco ed è tutto come allora, l’Arno forse è il Greasy Lake e qui siamo come al Bottom Line '75 di New York, o alla Winterland '78 di San Francisco con la gente che canta invasata “all night! All night! All night!” e vorrebbe ripeterlo allo sfinimento, come un mantra, come una profezia, intorno al sacro totem del rock. Per fortuna che ero lì.
Ascolto quel medley Honky Tonk Woman/Darlington County; mi emoziono su BURNING LOVE, che fu di Elvis. Mi sembra quasi che Bruce, grande amante della buona (vera) musica e devoto fan, abbia voluto passare in rassegna, come in un bel museo, tutti i pezzi migliori della tradizione americana. Bruce che porta la mano destra sul cuore e ripete convinto "soul music, soul music": ecco l’Apollo Medley, stanotte Sam Cooke e il meticcio newyorkese di Puerto Rico Willy DeVille sorridono soddisfatti lassù in Paradiso. Il rock delle radici, gli Stones, del resto Bruce e Little Steven hanno ammesso che da ragazzi volevano essere proprio come loro. Il gospel di ROCKY GROUND, questa gemma nata nel cuore dell’ultimo disco. Il Bruce più hip-hop della sua storia.
WORKIN' ON THE HIGHWAY: come un fan emozionato e devoto, Bruce imbraccia la chitarra e sotto un diluvio che Dio solo sa, ancora una volta si spinge fino all'estremo del palco. Per fortuna persone coraggiose e previdenti hanno immortalato il tutto. Chi era lì (45.000 buoni testimoni) vede la reincarnazione di Elvis Presley, stessa chitarra nera, stesse movenze per quel ragazzo che si introdusse saltando un muro negli anni ’70 a Graceland, anche lui per vedere da vicino il suo mito: “Lavoro sull’autostrada/spiano l’asfalto/rompo il fondo stradale/e non mi fermo mai”. Bruce gira il microfono e ammicca con qualche girl sotto il palco, continua incalzante la musica, dietro Max Weinberg (due interventi al tunnel-carpale, "Mighty" barcolla ma non molla) che non cede di un millimetro: “figliolo ma non vedi che è solo una bambina?/ Cosa vuoi che ne sappia di questo mondo crudele…”. E’ difficile far sorridere le persone su un pezzo che parla di road gang (gruppi di detenuti ai lavori forzati), di Prosecutor (pubblico ministero che mantiene le promesse) e di giudici americani che danno di matti, che si infuriano e ti ficcano dentro (“and the judge got mad and he put me straight away”). 

Dicevo, solo Bruce può farlo, solo lui può essere credibile in una simile bolgia rock. Solo Bruce può muoversi come se fosse incatenato su SHACKLED AND DRAWN, ci siamo risvegliati in catene per colpa della crisi, come può esserci accaduto tutto questo. come abbiamo potuto consentirlo?
Poi arriva il treno dei Santi, peccatori, giocatori, Re e puttane, ed è partita LAND OF HOPE AND DREAMS, una canzone con veri diamanti incastonati, quella song “People Get Ready” di Curtis Mayfield & The Impressions, ovvero come si possono dire parole di vera contestazione dentro una veste soul. Poco più di una canzonetta, all’epoca, ma che diceva alla gente cose terribilmente vere. “Gente preparatevi! Quel treno sta arrivando”. Il treno della redenzione, della libertà, anzi della pioggia di libertà. Bob Marley qui ci starebbe bene (Redemption song), certamente Jimmy Cliff, uno che è delle sue parti, un nero che Bruce ha sempre amato fin da quando prese un suo disco all’aeroporto di Amsterdam: ecco TRAPPED, in poche parole, come a Milano nel 1985. Da quel punto in poi ho ricordi confusi, mezzo perso nel diluvio e impegnato a difendermi dal temporale. 9 pezzi uno dietro l’altro, di ROCKY GROUND ho già detto, su Dancing in the dark vedo gente lanciarsi e rotolare sul pavimento in plastica dello stadio, c’è gente stravolta dalla fatica, trasfigurata dalla passione e dall’acqua, fa freddo e il mio giubbotto è totalmente intriso. Un ombrello ridicolo non è sufficiente.
FIRENZE FUORI GIOCO: Su Tenth Avenue Freeze-Out, il più grande rhythm’n’blues cantato da un rocker, la gente sembra demordere, quei 10.000 “molto pazzi” continuano a saltare sotto il palco, ma il miracolo avviene dopo. Bruce si consulta con i suoi, “one more! One more!” urla al microfono, ed allora mi commuovo perché vedo materializzarsi quel testimone, la musica più bella che sia mai uscita dalle casse di uno stereo, che passa di mano in mano: ecco gli Isley Brothers, 1962, poi i Beatles, bellissimi e giovani al Cavern di Liverpool con John che urla dentro il microfono, ecco il viso chicano di Ricardo Valenzuela alias Ricky Valens, THE WHO con John Entwistle e il mitico Keith Moon (gli inglesi la eseguivano in apertura di show), un testimone che fa il giro del mondo e arriva fino a Firenze, Italia. Con il nostro Bruce che canta TWIST AND SHOUT sotto la pioggia. Ragazzi e ragazze neppure nati ai tempi di Born in The U.S.A. che cantano sotto il palco estasiati, Bruce che cita come al solito LA BAMBA, perché oggi è festa. Tutto troppo bello per essere solo raccontato qui dentro. 

Ma i fan italiani sono duri a morire ("you are fuckin' die-hards", urla al microfono), perciò ci regala ancora un bis, WHO’LL STOP THE RAIN, dei Creedence Clearwater Revival, quelli di John Fogerty che lui adora, la canzone delle truppe americane in Vietnam. “Voglio sapere chi fermerà quella pioggia!”. I wanna know.
E’ finita, purtroppo, e nella disfatta che segue allo show anche se nessuno ha perso stanotte, vedo una vera e propria Waterloo della passione springsteeniana, gente che fugge o si ripara dalla pioggia torrenziale sotto la Fiesole, anch’io mi cambio con magliette asciutte, perdo ogni contatto con gli altri, scatta il si salvi chi può. Giro intorno allo stadio e vedo che stanno già smontando il palco mettendolo a pezzi dentro grossi TIR. Vedo scene buffe mentre cerco di recuperare l’auto, uomini e donne mezzo nudi in uno sportello bancomat, gente seminuda avvolta in bandiere fradice, gente che addenta panini caldi al “zozzo” ben oltre la mezzanotte e poi un tale che gira in piazza Libertà con la testa dentro un cartone usato come ombrello. Guido piano dentro il centro storico di Firenze, riguadagno attraverso strade secondarie un garage, in giro all’una e trentacinque circa ci sono solo reduci del concerto, totalmente bagnati ma palesemente felici. E’ stata davvero dura, il concerto più bagnato e più intenso della storia. Una specie di Woodstock degli springsteeniani e c’è chi prosegue domattina per Trieste. Bruce oggi l’ha detto forte e chiaro, il rock non è morto. Chi fermerà la pioggia ma soprattutto chi fermerà Bruce? 
L’ho seguito. L’ho ascoltato. Mi ha fatto riflettere. Mi ha dato una forza immensa, ma è solo il 10% della forza di quest’uomo provvisto di un DNA speciale. Non mi ha mai abbandonato anche quando per qualche anno mi sono scordato di lui e persino di comprare un suo disco, ma quando l’ho cercato c’era di nuovo, come l’amico schietto, sincero e leale. Non ho mai visto tanta forte passione come in quegli occhi accesi e felici delle persone, uomini e donne dai 10 ai 70 anni, che erano lì, a Firenze, come a Milano, a Trieste e sui palchi di tutta Europa. Ovunque quella bandiera sventolerà, noi ci saremo. 
All aboard…London is the next stop.
*
(post dedicato a Dario, Michele e Mariano, i miei "blood brothers" nei primi anni '80).


le  migliaia di stelle della notte di Milano, 7.6.2012:
dalla fanzine "Follow that dream", 1985
“Springsteen ce l’aveva fatta, eppure non voleva saperne di riposarsi, e la cosa più strana era che tutto quello che stancava tutti gli altri, band compresa, a lui sembrava ringiovanirlo. Si affacciava alla sala del concerto a tardo pomeriggio, e sembrava uno straccio. Ma quando saliva sul palco, gli brillavano gli occhi, e dopo lo spettacolo parlava fino all’alba con tutti quelli che gli si avvicinavano. Era un uomo posseduto? Chiunque abbia letto fin qui ha la sua risposta”.
Dave Marsh, “Born To Run”, Gammalibri, prima edizione aprile 1983    
Barcelona, Estadi Olimpic


foto dal PIT di Barcelona, Spagna, si ringrazia Anna_tammi

il Madison Square Garden di NYC
7 aprile 2012 - foto di Anna_tammi

N.B.: le traduzioni di stralci delle canzoni sono tratte dai rispettivi libri di Leonardo Colombati e Ermanno Labianca, tutti i diritti sono riservati agli autori (c) che ringrazio.

11 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

Spettacolo!

SoloDinamo ha detto...

Ebbè ! Ti sei asciugato ? ;-)

tsitalia ha detto...

Bene, adesso ho la certezza di essermi perso un concerto splendido!

SoloDinamo ha detto...

Firenze era abbastanza particolare per la situazione "epica" anche di tipo meteo, però Trieste ha registrato Joungstown/Murder Inc. che da soli valevano il prezzo del biglietto !
ciao

laura ha detto...

magnifico...come esserci stati!! no, eh? non è come esserci stati? beh...io ero a milano! ;-)))

badlandsit ha detto...

Una pagina con Meo Sacchetti merita di esse linkata... scherzi a parte la segnalazione di un amica e il contenuto meritano la citazione su http://www.badlands.it

SoloDinamo ha detto...

@Laura tu hai visto Milano per me, io ho visto Firenze per te, applichiamo il principio di reciprocità. Tutto bello e speriamo che continui...

@ Gianluca quic'è anche Sacchetti, ma attenzione coach Meo è springsteeniano, basta leggere il post successivo! Grazie Gianluca, considero un onore essere citati su Badlands.it sito tra i più autorevoli e consolidati ;-)

badlandsit ha detto...

Da Varesino DOC ho conosciuto Sacchetti in tempi non sospetti e Bruce a parte spero un giorno arrivi su questa panchina :-)

SoloDinamo ha detto...

ah è vero, Varese !!! Meo ne parla spessissimo, è casa sua e ha giocato tanti anni in quella squadra. Ha anche ricevuto serissime proposte ma per ora sta con noi ;-) E' un buon allenatore, grande motivatore dei suoi ragazzi, ha ottenuto grandi risultati senza budget elevatissimi.
Insomma....è Meo ;-)

Lisandra ha detto...

Ciao! Come già ti ho scritto poco fa rispondendo al tuo commento, questo racconto mi ha emozionata molto.
Sia nella prima parte, dove rievochi i primi bei ricordi legati a Bruce...anche se sei riuscito a suscitare la mia profonda invidia, avendolo io scoperto troppo tardi (ma per fortuna sono almeno riuscita a trovare la biografia di Marsh di cui parli...i miracoli del web!)
Sia,ovviamente, nel tuo ricordo del concerto...ho rivissuto, parola dopo parola, le sensazioni provate in quelle 3 ore e mezza...compresa la follia post-show di cui parli, e le scene surreali che ho vissuto in prima persona.
Una giornata che resterà indelebile nelle nostre menti e cuori per anni e anni...
Complimenti ancora per questo bellissimo post!!

SoloDinamo ha detto...

ti ringrazio di cuore!!! Mi sento quasi in imbarazzo...in verità ho scritto anni fa cose molto migliori circa il grande Bruce, quando ero meno vecchio e avevo più verve.
Il tuo buon giudizio vale doppio perchè è per me un onore suscitare l'interesse di te che hai la metà dei miei anni,25 (con l'aggiunta di due...il misero conto lo lascio a voi). Non è mai tardi per scoprire Bruce, non sono richiesti titoli di merito, esami sanguigni,attestati o atti anagrafici...sono certo che lui è orgoglioso di aver sfondato tra i più giovani, che hanno pressapoco l'età di Evan James.
Quanto al dopo concerto di FI, sul nostro forum www.dvdrtree.com abbia raccolto vari curiosi racconti, effettivamente c'erano scene epiche e quasi irripetibili :-))))
grazie di nuovo e un caro saluto !