venerdì 8 giugno 2012

Bruce is back in town !



"Ho chiesto a mio figlio se gli interessava un biglietto per Bruce Springsteen, mi ha detto che preferiva i Metallica. Alla sua età se mi avessero offerto un biglietto per Sinatra ci sarei andato, pure se avevo altri gusti" (coach Meo Sacchetti, La Repubblica, 17.5.2012)
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"Al mondo esistono due categorie di persone: quelle che amano Bruce Springsteen e quelle che non lo hanno mai visto suonare dal vivo." (Larry Katz, Boston Herald)



Ritorna il mito, ritorna il Boss. 
Che cosa si può ancora scrivere che non sia stato già scritto sul piccolo-grande uomo del New Jersey. Il primo disco l'ha pubblicato che aveva 24 anni, e le truppe americane erano ancora in Vietnam, in pratica accadde una vita fa. Milioni di dischi venduti, milioni di biglietti staccati in tutto il mondo con destinazione "the promised land", centinaia di libri e pubblicazioni sul suo conto, una miriade di siti, forum, blog, webzine, fanzine e quant'altro dedicate al rocker più grande e più longevo di sempre: Bruce Springsteen. Negli Stati Uniti il suo nome da tempo è circondato da un'aurea di rispetto e devozione, anche i non-fan come minimo vi diranno che è una persona autorevole. I suoi testi vengono studiati in diverse Università americane e sono oggetto di studi accurati, persino di tesi di laurea. Ha vinto premi prestigiosi, è stato premiato con l'Oscar e con il Polar Prize dai Re di Svezia e non so quanti trionfi ha collezionato in giro per il pianeta. Per capire la sua influenza sulle giovani generazioni ricordo che qualcuno tempo fa l'aveva proposto come nuovo Governatore del New Jersey, il Garden-State nel quale è nato il mito springsteeniano. In Italia siamo a livelli incredibili di pura passione, lo ascoltano operai, baristi, impiegati, professori universitari e professori di scuola, taxisti, baskettari, medici, giornalisti, tecnici di laboratorio, e anche qualche avvocato/a.
Per capire l'entità del fenomeno o per meglio dire lo psico-dramma con lieto fine che Bruce riesce a sviluppare sul palco, nel corso dei suoi lunghissimi concerti (l'ultimo è quello di San Siro, ieri notte, durata 3h40m, praticamente il doppio di una partita di basket) sarebbe molto meglio esserci. Non a caso una trentina di anni fa i suoi show vennero paragonati a sedute psico-analitiche. Quindi non vi è altro da fare che procurarsi un biglietto e iniziare a contare i giorni che ci separano dall'evento; le attese, i racconti di chi c'è già stato che rimbalzano via SMS , le set-list dei concerti precedenti, le dritte per gli alberghi, gli appuntamenti con i brothers sotto il palco o nel "terzo tempo". Ho già cercato di spiegare qui che Bruce non è qualcosa destinata ai profani, è una sorta di messa laica e la quintessenza della sua musica è costituita dalla prospettiva live. 
Il suo mito è nato tanti anni fa in tournee: in giro per teatri, palazzetti, scuole, ospedali e manicomi ha costruito buona parte della sua fama. Il suo disco in studio non può rendere il 70% dell'energia rock'n'roll sprigionata dai suoi show, mai uno uguale a quello precedente. E' uno di noi, nel senso che ha sempre qualche storia reale da raccontare fatta di drammi, storie di resistenza umana, scorci di vita vera, che irrompe nel bel mezzo delle nostre vite, e proprio quest'ultimo ottimo disco (Wrecking Ball), che consiglierei di ascoltare almeno sul web, è giunto come la manna dal cielo a risollevarci dal grigiore e dalla depressione della Nuova Crisi Mondiale. 
Ma torniamo al suo concerto: è incredibile l'attesa che si respira già molte ore prima dello show, trovi gente venuta da tutta Europa, in giro per la città con le magliette dedicata al mito. A Milano (Assago) nel 2007 avevo beccato un greco, proveniente da Cipro, al quale avevo venduto doverosamente a prezzo di costo un biglietto che avevo in più; mi aveva fatto un po' di tenerezza, sembrava un sardo che arriva speranzoso da tanto lontano, in realtà era un grosso fan della tifoseria greca obbligata ai voli aerei (Bruce non ha mai suonato lì). A Madrid, dentro il Palacio des Deportes, ero circondato da sardi, milanesi, barcellonesi, madrileni e nel tripudio di Born To Run vidi sventolare una bandiera lusitana. Un'altra volta, nel 1993, ero allo stadio Flaminio di Roma e compresi bene cosa voleva dire un concerto di quasi quattro ore. Infine a San Siro nel 2008 sotto di me c'erano olandesi e inglesi, gente abituata a girare l'Europa appresso alla magnifica E Street Band, il gruppo che da sempre è a fianco di Bruce è che ha resistito all'insulto del tempo, a lutti e ad inconsulti scioglimenti (con altrettanto rapide rifondazioni). Potrei parlarvi per ore e ore della straordinaria energia vitale sviluppata dal rock di Bruce ma rischierei di essere banale o scontato. Per capirla bisogna essere lì, in mezzo al suo popolo; posso solo dirvi che conosco fan italiani che si imbarcati per vedere un suo concerto a Gran Canaria, nel mese di maggio. Lo stesso Gianmaria Vacirca, ex GM del Montegranaro e grande amico di Paolo Citrini, è in giro per l'Europa con un vecchio furgoncino VW, stile anni '70, col suo "barracuda rocktour" e al solo fine di fare incetta di emozioni, passione, rock'n'roll stradaiolo e molta birra. 
Solo Bruce può significare molti amici trovati "further up on the road". Solo Bruce significa una moltitudine di brothers & sisters con la stessa speranza di redenzione, con una lucetta in mano su JACK OF ALL TRADES o tutti in piedi sull'immortale BADLANDS. Ripensando alla rabbia di un tempo, e a come può esserci accaduto tutto questo, con i giovani tuttofare con la laurea nel cassetto che consegnano le pizze, alla gioia di una ROSALITA che ha sempre il sorriso pronto e magari qualcosa in più... Bruce è l'unico capace di trasformare uno stadio o un'arena indoor nel migliore pub di Dublino o di Galway sulle note di DEATH IN MY HOMETOWN. Bruce è l'unico ad avere scritto la migliore canzone di sempre dedicata al football americano, cioè WRECKING BALL, che parla di Giants Stadium, di ferro che diventa ruggine, di grandi campioni che sopravvivono al tempo e all'abbattimento degli stadi. 
Benzina per le nostre vite, aria per i nostri polmoni, idee vere, non mera retorica, con cui confrontarsi per continuare ad avere una ragione per credere. Bruce c'è e ci sarà sempre, è l'unico rocker disposto a guardare in faccia il suo pubblico senza vergognarsi. 
E il fattore del South Dakota, colpito dalla siccità, che vede il suo raccolto sparire (THIS HARD LAND) è forse qualcosa di diverso dal contadino sardo, strozzato dai debiti, dal maltempo e dalla crisi?   
Ma non voglio tediarvi oltre. Luca è già partito, è già on the road e dopo Milano sarà a Firenze, stadio Artemio Franchi (lì modestamente ci sarà pure il sottoscritto, nella speranza che il Boss mi esegua qualcuno dei suoi capolavori; in ogni caso lascio fare a lui, non sono il tipo che prepara cartelli stile juke-box: quanto entro nel suo bar mi fido del "barista").  Poi ci sarà Trieste, stadio Nereo Rocco, e a seguire il tour toccherà buona parte dell'Europa; lui è in giro dai primi di maggio e i primi racconti sono entusiastici. Il prossimo 14 luglio mi auguro di essere a Londra (v. locandina all'inizio) e vi racconterò. Bisogna godersela e lasciar fare a lui, quel treno del resto è già partito e trasporta santi, sognatori, perdenti e vincenti, giocatori e anime in pena.


"Grab your ticket and your suitcase, thunder's rolling down this track
you don't know where you're going now, but you won't be back..."
...
"Come on this train...people get ready!"
Springsteen al Bottom Line di New York,
nello storico concerto del 15 agosto 1975
Milano, 7 giugno 2012 - l'attesa

Bruce da vicino, 7.6.2012, la foto è di Paolo_el diablo
www.dvdrtree.com

The promise eseguita al Carousel di Asbury Park, nel novembre 2009, con Clarence Clemons
:

the promise, Milano, 7.6.2012...




THE PROMISE
Johnny lavora in una 
fabbrica e Billy lavora in centro
Terry lavora in un gruppo rock
Sognando il colpo da un milione di dollari
Io ho un lavoretto giù a Darlington
Ma certe notti non ci vado
Certe notti vado al drive-in, o certe notti resto a casa
Ho seguito quel sogno proprio come fanno nei film
E ho guidato una Challenger giù per la Strada 9 attraverso
i vicoli ciechi e tutte le brutte scene
Quando la promessa fu spezzata morirono un po’ dei miei sogni
Beh, mi ero costruito quella Challenger da solo
Ma avevo bisogno di soldi e così l’ho venduta
Vivevo con un segreto che avrei dovuto tenere per me
Ma una notte mi sono ubriacato e l’ho raccontato
Per tutta la vita ho combattuto questa battaglia
Una battaglia che nessun uomo potrà vincere
Ogni giorno è sempre più difficile
Questo sogno in cui credo
Thunder Road, oh piccola avevi ragione
Thunder Road, c’è qualcosa che sta morendo sull’autostrada stanotte
Ho avuto una grossa vincita e ho battuto la costa
Ma in qualche modo ne ho pagato il duro prezzo
Dentro mi sentivo come se stessi trascinando le anime spezzate
Di tutti quelli che avevano perso
Quando la promessa è spezzata continui a vivere
Ma ti occorre qualcosa che ti venga dall’anima
Come quando viene detta la verità e non fa alcuna differenza
Ma qualcosa nel tuo cuore si raffredda
Ho seguito quel sogno per tutto il sud ovest
E nei vicoli ciechi che finiscono in bar da due soldi
E quando la promessa fu spezzata ero lontano da casa
Dormivo nel sedile posteriore di una macchina presa in prestito
Thunder Road, per le gomme che corrono nella pioggia
Thunder Road, Billy ed io lo dicevamo sempre
Thunder Road, che saremmo arrivati a prendere tutto e poi lo avremmo gettato via

(The Promise - B. Springsteen - 1976)



Bruce & il cinema - THE WRESTLER



Indian Runner (S. Penn)



2 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

Gran bell'articolo, e gran bei concerti.
Sono ancora frastornato...

SoloDinamo ha detto...

ne riparleremo presto.
Quel treno è partito, e siamo caricati per affrontare al meglio l'estate.
"Summer is here and the time is right for racin' in the street"...