lunedì 16 gennaio 2012

Tirando le somme


Eccoci qua alla fine del girone di andata, tiriamo un po' le somme su questo campionato avvincente come non succedeva da un po' di anni. Diciamo subito, anzi ribadiamo che il livello medio delle squadre è più alto. L'ha capito bene la capolista e pluricampione Siena, che ha dovuto chinare il capo ben quattro volte: con Caserta (in casa), Milano (ad Assago), Pesaro (in casa) e Bologna (in terra emiliana), e che ha dovuto penare più di una volta per portare a casa i due punti (varie vittorie su misura con squadre nettamente meno forti almeno sulla carta). Siena ha la testa più in Europa che in Italia, e si vede, ma resta comunque la favorita numero uno del campionato, la squadra da battere.

Dietro la Montepaschi abbiamo un gruppo agguerritissimo, di questo fanno parte anzitutto Cantù e Milano, e questo non stupisce, vista la profondità dei roster e la preparazione dei rispettivi coach: Trinchieri e Scariolo sono due coach vincenti, soprattutto il secondo ovunque è andato ha vinto qualcosa, a livello sia di club che di nazionale. Un po' più forte Milano fra le due, ma l'Emporio Armani ha mostrato momenti di gioco e di concentrazione troppo alterni. Paradigmatica la sconfitta di ieri a Teramo: dal più venti nel primo quarto a una sonora sconfitta. Cantù ha un media anagrafica un po' alta, e sta pagando spesso il doppio impegno campionato-coppa.

Al gruppo appartengono poi Bologna e Pesaro. Anche qui non c'è da stupirsi, anzi è una bella novità: Bologna, blasone a parte che porta spesso arbitraggi non eccessivamente avversi, è una delle squadre più alte e robuste del campionato. Vive un po' troppo delle lune dell'unico vero play che ha, Beppe Poeta, ma quando riesce a giocare in scioltezza segna tanti punti e difende benissimo. Pesaro invece è la vera mina vagante . Con l'arrivo di Jumaine Jones e James White la squadra ha faticato all'inizio a trovare le alchimie giuste, ma nella seconda parte del girone di andata sono arrivati tantissimi punti, con il solo neo della sconfitta a Sassari, peraltro meritata. Pesaro ha una batteria di play pazzesca: Hickman (MVP della Legadue lo scorso anno), Hackett (play della nazionale di Pianigiani) e Cavaliero sanno correre da matti, e ciò giova al gioco di White e lo stesso Jones, lungo molto atletico.

Appena più sotto abbiamo Avellino e Venezia. Per quel che riguarda la Sidigas possiamo dire che il team di Vitucci è dove doveva essere: giocatori come Green e Johnson sono immarcabili e la difesa campana è una delle più asfissianti del campionato. La nota negativa è la situazione societaria: la presidenza in questi anni ha speso molto, troppo per il budget a disposizione, forse per l'eccessivo entusiasmo dei dirigenti, e la Sidigas sta rischiando seriamente di sparire, situazione peraltro ben nota a tanti team in varie categorie. Venezia dal canto suo è una bella sorpresa: la squadra non è giovanissima ma gioca un basket concreto, giochi equilibrati in attacco per le varie bocche da fuoco e difesa sempre tosta (forse un po' troppo fallosa, ma con le squadre leggere ciò paga ottimi dividendi).

A sedici punti Sassari, Varese e Biella. Della Dinamo parliamo dopo. Varese è una squadra molto fisica e ha dei tiratori dal perimetro temibilissimi, l'unico neo è la mancanza di un play puro. Biella dal canto suo dopo un inizio di stagione sfavillante (è stata a lungo seconda) si è un po' seduta incassando qualche sconfitta di troppo; ma la vittoria di ieri su Milano ha ridato un po' di inerzia.

Più sotto le tre grandi delusioni del campionato: Caserta, Roma e Treviso. Treviso ha una scusante: la partenza dei suoi tre americani non appena è ripartito il campionato NBA e poi l'addio di Alessandro Gentile. La squadra però ha un coach preparatissimo: Sasha Djordjevic, abilissimo nel mescolare le carte in difesa, e capace di saper impostare le azioni offensive con grandi spaziature, il che significa maggiore facilità nell'attaccare il ferro in penetrazione e ottimi scarichi generati dai raddoppi. Roma è l'eterna incompiuta: roster lunghissimo e mancanza di equilibri; è capace di spaccare in due le partite come di chinare il capo in maniera eccessivamente remissiva. Caserta, dal sottoscritto indicata come possibile outsider del campionato, dopo aversi preso in avvio lo scalpo della squadra campione d'Italia ha zoppicato tantissimo, e attualmente pare scarica. La partita di ieri a Sassari ne è la prova, terminata con coah Sacripanti che ha chiesto scusa al pubblico di casa e all'Inferno Bianconero che seguito la Juve in trasferta per lo "spettacolo" offerto.

Più sotto Teramo e Montegranaro, partite malissimo ma in netta ripresa dopo alcuni innesti in corsa azzeccatissimi, ed infine i fanalini di coda Casale e Cremona. La prima dopo una partenza lentissima pareva avesse ritrovato la giusta verve, ma è crollata di nuovo (sono purtroppo i prossimi avversari della Dinamo). Cremona, invece, nonostante un roster lungo non trova il bandolo della matassa; attualmente è la squadra che gioca peggio.

Veniamo infine alla Dinamo. Diciamo anzitutto che la squadra sassarese ha più punti dello scorso anno, è ottava e proprio ieri ha staccato il biglietto per le Final Eight di Coppa Italia che si svolgeranno fra il 16 e il 19 febbraio nella fredda città di Torino, sicuramente un grande risultato . L'amaro in bocca però resta, perché le opache prestazioni con Montegranaro e Treviso (quest'ultima era in piena emergenza nel roster quando incontrò Sassari), e alcune sconfitte troppo pesanti patite con Milano e Venezia hanno un po' lasciato l'amaro in bocca (oltre che qualche punto prezioso perso). La Dinamo vive molto sulle invenzioni dei cugini terribili e sul come si imbrocca la partita in difesa. Squadra leggera, soffre a rimbalzo, però sa impostare tanta corsa per mettere le pezze a un gioco molto prevedibile a difesa schierata. Forse si abusa un po' troppo del tiro da fuori e si gioca spesso il pick'n'roll, ma per fortuna la capacità di Travis Diener di creare dal niente qualcosa di positivo risolve più di un problema. La Dinamo è una squadra che costruisce più in attacco che in difesa, dove la minore stazza e una certa disorganizzazione sui flottaggi quando non sono compensate da gambe e sudore fanno pagare dazi altissimi.

Proviamo a dare qualche valutazione sui singoli. Travis e Drake Diener: sono partiti benissimo all'inizio della stagione, tanti punti e assist, ora pagano un po' lo sforzo; consideriamo anche che il play di Fond Du Lac ha giocato le ultime due partite quasi su una gamba e poi che il cugino Drake è l'osservato speciale dalle difese ospiti. I due sono i più raddoppiati della squadra. Poco propensi al gioco difensivo, causa minore tonnellaggio (e a volte pigrizia mentale), sono comunque i due fari che illuminano il gioco della Dinamo.

Plisnic: lo zio Vanja quest'anno non è più la "sorpresa" che ha fatto fare il salto di qualità lo scorso anno, ma ha comunque contribuito in maniera pesante a più di una vittoria. Capace di tirare da fuori molto bene, riesce anche in penetrazione a creare punti preziosi. In difesa sa menare le mani quasi senza farsi vedere. Se giocasse di più sotto le plance credo che la Dinamo avrebbe maggiore giovamento.

Quinton Hosley: T-2 è la variante pazza della squadra; è capace di segnare canestri fantascientifici ma anche di gettare alle ortiche più di un pallone; difende bene sull'uomo e sa andare a rimbalzo (si vede che in passato ha giocato molto da numero 4, in Turchia un anno fu l'MVP del campionato); forse il suo problema più grosso è la testa: stacca la spina troppo facilmente e spesso si fa prendere dal nervosismo (sappiamo bene quanti falli tecnici a lui fischiati hanno messo in ginocchio la squadra in momenti delicati di più di una partita).

Tony Easley: è meglio di Hunter e Benson messi assieme. Grandi gambe, tiro morbido, propensione al rimbalzo offensivo e alla stoppata, paga un po' le marcature sui lunghi di stazza (molti falli, si deve adeguare al nuovo campionato e al metro arbitrale); ma è giovane (24 anni) e ha margini di miglioramento impressionanti, va firmato subito per la prossima stagione senza pensarci due volte. Ha però bisogno dell'appoggio di un altro lungo, e col gioco di Sacchetti è dura, essendo questo molto perimetrale (Plisnic e Vanuzzo tirano molto da fuori); ottimo l'esperimento visto ieri - e da noi aupsicato in questo blog - della presenza in campo assieme a Metreveli.

Passiamo alla panchina. Mauro Pinton anzitutto: non sente la fiducia del pubblico amico, sempre pronto a rumoreggiare quando non estrae il coniglio dal cappello; sa correre benissimo e quando attacca uno contro uno salta sempre l'avversario, dovrebbe farlo più spesso; il suo tiro da fuori piedi-a-terra è temibilissimo; ottima la scelta di farlo giocare spesso a fianco a T.D. perché i due si completano a vicenda; non è un play puro e lo si sapeva, ma rispetto allo scorso anno ha evidenziato dei miglioramenti notevoli.

Jack Devecchi: il motore e una delle due anime della squadra (l'altra è il capitano). Quando entra lui la squadra gioca meglio dietro, recupera più palloni e lancia più contropiedi; ultimamente è stato sguinzagliato sulle caviglie dei play avversari e ha retto benissimo l'impatto; è talmente prezioso, per questa sua carattristica di saper difendere su play, guardia e ala piccola, che la Dinamo non può farne a meno, e ce ne siamo accorti quando è stato fuori per infortunio; ultimamente sta prendendo più iniziative anche in attacco, penetrando per ottimi scarichi e tirando di più dall'arco.

Parlavamo del capitano, Manuel Vanuzzo: l'elisir dell'eterna giovinezza. Sa quando c'è da prendersi la responsabilità di un tiro o di una penetrazione, ha giocato da tre, da quattro e pure da centro; ha menato le mani, tappato le falle della difesa, e aperto le scatole difensive avversarie con triple chirurgiche; il tuttofare e la seconda anima della squadra in difesa.

Brian Sacchetti: anche lui è una delle anime che ringhiano dietro (e allora diciamo che sono tre, via!); gioca da tre e da quattro (contro lunghi molto più alti) e recupera di tutto; sa tirare (e si vede spesso) e sa stare attaccato al suo uomo con zelo, completando quel che fa Devecchi. Non è un caso che quando entra lui (o Jack) la partita prende una piega diversa e la squadra acquista maggior slancio; pensateci: con Jack e Brian in campo, il quintetto non solo rifiata ma si prende anche qualche sonora sberla su come si deve gettare l'anima in difesa, su ogni pallone, in ogni istante, costi quel che costi: proprio quello che viene insegnato già nel minibasket e che vale a tutti i livelli.

Nika Metreveli: alterna prestazioni opache a partite quasi monstre, e se avete notato ciò dipende dal numero dei minuti che gli vengono concessi dal coach; tiro morbido dalla media e dalla lunga, gambe a molla anche per schiacciare, paga un po' la fisicità di avversari più pesanti; ma non ha paura, mai, se c'è da lottare lui sa cosa bisogna fare; il vero neo è l'incapacità di difendere bene sui pick and roll avversari: quando esce a raddoppiare il porta palla ospite, arriva in ritardo, quando c'è da seguire sotto il bloccante, idem; questione di esperienza, migliorerà.

Tony Binetti , infine: non piace a più di una persona nel pubblico (e non si capisce perché), però la sua presenza è fondamentale, le gambe di Travis Diener e i momenti a vuoto di Pinton richiedono un terzo play; non sente molta fiducia attorno a sé, ma chi se lo ricorda in Legadue sa bene che quando Tony ha spazio gioca bene; per il resto, non è facile da giudicare perché gioca poco (ma è il terzo play, che fra l'altro era fermo da troppo tempo).

Il coach e gli assistenti, per chiudere. La scelta di Sacchetti Sr. la conosciamo: lui preferisce squadre leggere e mobili a squadre pesanti (e lente), questo comporta un gioco molto perimetrale, poche palle sotto in pivot basso, e problemi difensivi sui lunghi di stazza; le squadre così costruite devono sopperire alla minore fisicità col cuore e con le gambe, ma questo non capita spesso per la Dinamo, che ha preso più di un'imbarcata di punti, in alcune partite è stato davvero umiliante. Credo sarebbe un toccasana aggiungere qualche opzione in più in attacco, perché le squadre avversarie hanno oramai preso le misure ai nostri giochi. In difesa è il caso di far confluire a rimbalzo - almeno sui tiri da fuori ospiti - più persone possibile, riempiendo l'area, chi cattura più rimbalzi gioca più palloni. Sotto questo punto di vista c'è una virata in positivo ultimamente: Hosley sta aiutando di più sotto, e l'aver visto assieme in campo Easley e Metreveli, le torri del team, significa che il coach sta sperimentando una soluzione "di peso". Infine la testa... sì, il Banco spegne e accende troppo facilmente. Queste sono secondo me le cose da regolare.

Bene così. Domenica si va a Casale col +20 dell'andata, è meglio però dare la botta decisiva e portare a casa i due punti, lottando: solo così si vince, perché nessuno regala niente. Forza Dinamo!

1 commento:

SoloDinamo ha detto...

complimenti Luca per la tua approfondita analisi.
Domenica abbiamo una alternativa, o andiamo a Casale Monferrato col "solito" atteggiamento remissivo da trasferta e regaliamo graziosamente 2 punti alla Junior, che potrebbe provare grazie a questa boccata di ossigeno a lanciare l'insperata rimonta anti-retrocessione.
Oppure potremo fare le persone serie e prenderci i 2 punti, regolando i conti con Casale che a quel punto dovrebbe fare una performance francamente improbabile (9 vittorie necessarie per restare in A).