lunedì 2 gennaio 2012

A sort of homecoming

The magnificent three: Othello Hunter, Mister T e The Flight
James vincente contro...Pesaro 

Benvenuto 2012. L'augurio è che sia un anno felice per tutti, che ogni vostro desiderio -anche quello più strano- possa realizzarsi . 
Molti ricordi della partita del 30 dicembre contro la Scavolini Pesaro. Devo dire che era da un po' che non mi divertivo così: l'esordio di Tony Easley, la presenza di una squadra fortissima come Pesaro, il ritorno del Magnificent James White hanno dato alla partita un sapore particolare. L'ho pure registrata, sarà un bel memorabilia in dvd. Devo dire che contro Pesaro succede sempre qualcosa di avvincente e di imprevisto; prescindendo dalla partita di Coppa Italia del 1992 (e chi se ne ricorda? Non sono Pico della Mirandola), rammento un Dinamo-Scavolini del 1998, con in campo da una parte Ziranu (sbagliò 5 liberi!), Perry, Cattabiani, Haynes, Dan Callahan, dall'altra Walter Magnifico ed un M. Maggioli che avrà avuto sì e no 18 anni (solita partita monstre di E. Rotondo, 32 punti...). Poi un Dinamo-Scavolini del 2007, partita praticamente buttata via e salvata da un mostruoso Lionel Chalmers negli ultimi istanti di gioco ed infine il match vinto contro gli uomini di coach Dalmonte lo scorso marzo 2011. Finalmente ho visto una grossa reazione anche da parte del pubblico, ciò che vorrei vedere sempre: il pueblo dinamista che prende per mano la Dinamo in grossa difficoltà (si era sotto di sei punti), la squadra che riceve una scossa salutare e che incita il pubblico a sua volta; una cosa che quest'anno è successa forse solo in occasione della partita contro il Varese, pure vinta in casa. Mi resterà il bellissimo suggello all'anno appena trascorso, una memorabile prestazione del nuovo americano Tony "Bernardo" Easley. L'uomo col sorriso, che incita il pubblico, il pivot dai piedi buoni che tutti aspettavano, dopo l'UFO Benson (il giocatore più pigro della storia della Dinamo) e il pacco-dono "scaduto" di Steven Hunter (grande delusione la sua). Non appena i dirigenti si sono accorti che vi era una importante affezione agli arti che gli impediva pure di saltare sotto canestro, finita la festicciola di addio alle armi, in giornata (23 dicembre) si sono precipitati a Forlì, un club che evoca sempre qualcosa in casa Dinamo, e ci hanno fatto questo bel regalo natalizio. Sballottato da un aereo all'altro, il 27 dicembre Tony sul campo di Montegranaro ben poco poteva fare, ma non appena ha preso le misure del parquet e dei nuovi compagni, l'americano 27enne di Columbus, Ohio, ha fatto vedere di che pasta è fatto: rimbalzi, senso della posizione, tagliafuori e blocchi. Un motorino facilitato dalla sua relativa leggerezza. Insomma, in tutta sincerità vedendo che aveva le molle ai piedi non ho potuto non pensare ad un altro grande, purtroppo rimasto troppo poco in casa Dinamo (prese la direzione della Fortitudo Bologna e vinse la A2), cioè quel folletto simpatico e giocherellone che schiacciava sempre: Dallas Alonzo Comegys nativo di Philadelpia, Mass. (ne avevo parlato qui). Anche lui era un po' leggerino (il mio nuovo amico Bernardo pesa solo 90 kg per 2,06 m di altezza), ma con quelle gambe leggere e scattanti riusciva a ghermire tutti i palloni che transitavano dalle parti del tabellone avversario. Veramente bravo. Se Easley dovesse ripetersi su quei livelli, recuperando in particolare tutti i tiri che a volte finiscono sul ferro grazie a questa attitudine maniacale per il tiro da tre, allora lo spettacolo sarà assicurato. 
In poche parole è stato una specie di ritorno a casa: c'è finalmente il feeling giusto tra pubblico e squadra, questo curioso ensemble di giocatori georgiani che sono italiani, di americani che caracollano come cavalli impazziti sul parquet manco fossero il Giorgione Chinaglia dei tempi d'oro lanciato a rete, che tirano asciugamani alla gente, infine si incazzano assai e scagliano palloni a Lamonica e Cicoria (ho così scoperto che i giocatori americani hanno una mira incredibile, quasi da giocatori di baseball anche se la palla è enormemente più grande e più pesante di quella che si usa nel gioco del Diamante).
Insomma e per farla breve, ci siamo divertiti ma le cose sarebbero potute cambiare drammaticamente se quel tiro libero di James White fosse finito dentro invece che sul ferro. Infatti lui è venuto qui per vincere, da giocatore professionista e serio quale è. Anche per lui è stato una specie di ritorno a casa, peraltro un po' amaro. 
Mi tocca così riprendere il discorso - e voi dovrete sorbirvi tutto questo sermone, quasi peggio del cenone di capodanno - del contrastato rapporto tra il talentuoso americano, del quale vi ha già parlato Luca, e il suo ex pubblico (miglior marcatore del campionato 2010-2011 con 688 punti totali, 20.2 punti a partita in 35.7 minuti, e secondo per indice di valutazione , 21.9 p.p.).
Nel corso degli ultimi anni abbiamo gustato con piacere  il doveroso e spontaneo omaggio che la Dinamo e il pubblico hanno riservato a tutti coloro che nel corso degli anni hanno onorato i colori biancobù: Lino Lardo, Federico Casarin, coach Cavina, Trent Whiting fino a Peter Ezugwu sono i primi che mi vengono in mente (a quest'ultimo enorme anglo-nigeriano è stato pure offerto del filuferru, cosa che si fa solo con gli ospiti importanti qui in Sardegna). Standing ovation e giro d'onore. A Demis Cavina è stato dato una specie di bronzetto nuragico, gli tremavano le gambe per l'emozione. Invece, a James White, ciaffi e muso storto. Un'ondata di ghiaccio si è riversata sul fortissimo americano ex Dinamo, a stento qualcuno ha applaudito all'ingresso in campo.
Tutti quelli in buona fede, e poco internet-dipendenti si chiederanno "ma cosa avrà fatto mai l'uomo di Washington, DC ?". 
Ha forse commesso atti impuri nei confronti del pubblico sassarese? Ha detto che la città fa schifo ?  Che è un paesetto cresciuto? 
Ha per caso commesso atti di pedofilia, stupri, o altre cose infamanti, come il traffico di scorie radioattive? Udite, udite, il buon James (buono nel senso letterale del termine e strettamente dal punto di vista del pubblico femminile) ha messo due-tre annunci sulla sua bacheca facebook e una faccina sbagliata. Ha scritto "LOL". Non uso mai questo acronimo e mi hanno detto che significa "sghignazzare". Pare abbia sfidato amichevolmente i sassaresi e ci ha detto "hey tra un po' arrivo, vi faccio vedere in campo che sono un tipo tosto". "Mi siete mancati tanto!". 
La cosa, nella patria dei permalosi e dei diffidenti che corrisponde al nome "Sardegna" (perchè SIAMO così, come tutti sanno!) non è stata presa bene. C'è chi si è offeso, c'è gli ha risposto a muso duro (?), c'è chi l'ha sfottuto, chi ha tirato in ballo sua mamma, chi l'ha fatta fuori dal vasino e infine qualcuno lo ha definito poco benevolmente un primate (ingiuria un po' pesantuccia negli U.S.A., eh, provate a dirlo ad un gigante nero in giro per le strade di Harlem, NYC, e ne pagherete le spiacevoli conseguenze). Tutto qui il capo d'accusa: quattro parole in croce di James su quel diabolico mezzo, forse inventato da qualche genio incompreso della Silicon Valley e che risponde al nome di "facebook" (ne avete forse sentito parlare? E 'il mezzo più semplice per ficcare il naso negli affaracci degli altri, basta cliccare nome cognome, foto e il gioco è fatto).
A dirla tutta, il buon James IV ci ha messo del suo: invece di chiarire, spiegare e discutere, si è messo a polemizzare nel suo tipico gergale (poco comprensibile anche per chi studia all'English Centre); non so cosa abbia scritto ma pare abbia buttato altra benzina sul fuoco. Il tam tam internettiano ha fatto il resto et voilà, il pasticcio indigesto di scarti natalizi era subito pronto. Accoglienza tiepidissima, chi (forse) voleva applaudire se n'è stato buono buono e giù fischi quando toccava palla.  In uno scenario kafkiano al limite della schizofrenia, i suoi gesti soliti che sempre ci esaltavano (esempio:guardare la tribuna dopo che ha schiacciato, è un gesto che lui fa per giocare col pubblico e che io ricordo anche l'All Star Game di Assago), sono stati interpretati come "smorfie"
Abbiamo così scoperto con sommo stupore che il reprobo fa addirittura le smorfie (di grazia, chi non le fa a questo mondo ?). 
E sui liberi finali di James ci è pure toccato vedere qualche signore  dietro il canestro che agitava in senso verticale entrambe le braccia tese, in chiara direzione "inguine", inequivocabilmente evocando un certo rapporto che ha per protagonista la bocca. Assai di dubbio gusto, direi ingeneroso, quelli sono gesti che riserverei ad un Mauricio Aguiar o ad un Bushati qualsiasi, anche considerate la caratura tecnica del campione NBA e tutte le emozioni che questo giocatore formidabile ci ha saputo dare nel corso dell'età dell'oro dinamista.  
Lui avrebbe forse potuto risparmiarsi qualche frase inappropriata, magari è poco scaltro e non aveva fatto i conti con la permalosità di alcuni nostri tifosi e così il misunderstanding era assicurato.  Quando si comunica per faccetta (invece che seriamente face to face, con le persone vere della real life), soprattutto con chi parla lo slang americano nelle sue comunicazioni transoceaniche (è costantemente in contatto con le sorelle residenti negli USA), è fatale che si cada in certi errori. Diciamo pure che il Nostro americano poco ha fatto per catturare la simpatia dei tifosi di sesso maschile (le donne sono fuori gioco per i motivi già richiamati): scostante, poco incline alla paraculaggine a fine allenamento e con la tifoseria più tosta, con un aria sottilmente aristocratica e da intellettuale (è phd nell'università americana), non ha mai fatto il classico bagno di folla Vanuzzo style. Comunica a suo modo, mantiene le distanze, segna e guarda il pubblico e chiede ammirazione. Una specie di gladiatore del parquet, fuori campo, diciamo, un sorta di aristocratico del basket. Un personaggio assolutamente unico e mitico, per quanto mi riguarda (la parola "delirio" la riserverei ad altre situazioni). 
Conlusivamente, e per chi fosse arrivato alla fine di questo sermone da primo dell'anno, di lui serberò per sempre tre ricordi bellissimi: il canestro contro la Virtus, a Bologna, il 3.4.2011 su millimetrico lancio di El Greco Tsaldaris, che fece esplodere come una santabarbara il nostro settore ospiti (io c'ero, un volo aereo a/r ben speso!); il sorriso rilassato e pieno di ricordi che gli ho visto in volto, quando è entrato alle ore 11:55 di venerdì 30 dicembre 2011 nel suo vecchio palasport (ha guardato in alto -con la luce negli occhi- quelle grandi tribune vuote ed ha tirato dritto); infine l'applauso a braccia alzate nei confronti del nostro pubblico, uscendo da sconfitto per un solo punto, con la sua Pesaro (e grazie a Dio, poiché esiste un po' di giustizia a questo mondo, qualcuno in tribuna proprio di fronte a lui l' ha applaudito mentre si abbracciava a fine gara con Brian Sacchetti).  
Un fatto è certo: chi ha fischiato James non gli ha reso il giusto omaggio, anche se era l'avversario da battere (ma doveva essere un avversario come tutti gli altri e non un "sorvegliato speciale"), e come pubblico di basket, nel suo insieme, non ne siamo usciti bene. Sotto un certo punto di vista, ci abbiamo quasi fatto una figura barbina, da autentici provinciali del basket, e tutto questo non è bello. Non avrei voluto dirlo, e mi duole scriverlo (adoro Sassari e il nostro pubblico), ma penso sia avvenuto proprio questo.
Credo che sia tutto ! Auguri rinnovati.
Brian & James, campioni veri


una lettura vivamente consigliata; Marisa Marrafino è
un avvocato matrimonialista 

LOL ? 

2 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

molto bello!

SoloDinamo ha detto...

A dirla tutta, non ho mai scambiato una parola con White, non mi ha mai guardato in faccia, questo però non mi impedisce di essere suo tifoso (l'autografo l'ho ottenuto grazie a un dirigente disponibile). Contrariamente a qualcuno che fa lo "smemorato di Collegno".