sabato 28 gennaio 2012

Grande Dinamo, vola a 20 punti battendo la Storia



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Sardara ai microfoni di radiosportiva
Coach Trinchieri furibondo con i suoi

Cantù, la grande Cantù. La storia del basket italiano, per il magnifico blasone e per l'amore della città e dei suoi tifosi: il più forte nel Bel Paese. Giocare contro Cantù ha sempre un sapore particolare, perché si entra a contatto con un mondo dove il cuore conta più di ogni altra cosa, dove la passione ti penetra sotto la pelle e ti da emozioni ad alta definizione. La Dinamo oggi ha battuto la Storia, e dopo gli scalpi di Milano, Siena e Bologna (dello scorso anno), arriva quello più prezioso, quello più fiero. Che partita ragazzi! Un arbitraggio estremamente permissivo ha portato ad un gioco fortemente fisico (stile Eurolega, per intenderci), che ha visto prevalere (con merito) all'inizio la formazione ospite, ma nella ripresa il pieno merito è stato per la Dinamo, e Cantù è scemata pian piano.

Cantù era cotta? Fisicamente no, ha troppi giocatori nella rosa davvero bravi, le rotazioni nei cambi permettono sempre freschezza atletica, e le qualità nel roster sono evidentissime. Forse la mente, quella sì, si è un attimo appannata quando contava, nell'ultimo quarto. Non dimentichiamo che la formazione lombarda proprio questa settimana ha vinto in piena rimonta una partita al cardiopalma in Eurolega con lo Zalgiris Kaunas, fondamentale per tentare l'accesso alle Final Four. La Dinamo, in piena emergenza rotazioni per gli infortuni di Pinton e Sacchetti Jr, ha trovato energie incredibili in tutti gli uomini scesi in campo (forse il solo Easley è stato sovente evanescente), e ha prodotto il massimo sforzo difensivo mai visto al Palaserradimigni da quando i colori della Dinamo sventolano nella massima serie.

Una battaglia fiera, una partita a viso aperto, una vittoria epica. Sugli scudi capitan Vanuzzo (che ha messo la museruola a Brunner, a lungo devastante sotto le plance, ma troppo nervoso nel finale) e Jack Devecchi, incredibile in difesa sugli esterni e autore di due triple che hanno spezzato le gambe alla rimonta canturina e fatto esplodere il Palaserradimigni. Ottimi i cugini Diener, Travis a tenere il ritmo (molto basso oggi perché Cantù non fa correre) e mantenere lucidità nel finale; Drake in sede realizzativa, con penetrazioni chirurgiche nei momenti topici. Plisnic oggi ha più giocato per la squadra che per il tiro (ama andare sull'arco dei 6,75), ed è proprio quello che serviva (Cantù ha dei lunghi solidissimi), infatti a rimbalzo non si è andati troppo sotto (30-33), Easley ha perso troppo facilmente la bussola ma quando salta sale in cielo e certi rimbalzi (dei suoi 8 complessivi, un'enormità dato il minutaggio non elevato) hanno dato ossigeno nella voce possessi. Metreveli e Binetti hanno svolto semplicemente il compito (non benissimo il primo, molto bene il secondo). Ed infine Quinton Hosley... immenso. Il georgiano oggi ha fatto la sua migliore partita da quando è a Sassari in termini di punti, prendendo per mano la squadra in alcuni momenti di abulia di gioco, ma soprattutto in difesa si è spremuto fino all'osso, marcando anche i play ospiti (la Dinamo cambia molto sui blocchi) e in qualche occasione anche i lunghi). Se Hosley mantiene questa fiducia e questa forma la squadra avrà più spazi per giocare e più energia da spendere.

Ma parliamo anche di Cantù. Ha mandato solo due uomini in doppia cifra, Brunner anzitutto, il terzo fra i centri sceso in campo (dopo Marconato, ottimo quando è fresco, e Shermadini, molto nervoso oggi), che ha messo una verve incredibile, e Micov, il migliore fra gli uomini di Trinchieri, con 21 punti, 7 rimbalzi e 3 assist (28 di valutazione, l'MVP a mio giudizio di tutta la partita). Per il resto davvero poco: le infrazioni di passi di Basile e Markoishvili, tutte fuori dall'arco, sono il sintomo più evidente di una mente che in partita è entrata poco e a sprazzi, come anche per gli altri. Deve far riflettere però una voce, anzi due. Anzitutto la valutazione complessiva (74-69 per Cantù): è raro che chi perda abbia un indice migliore, e poi ancora gli assist (16-7 sempre per gli ospiti), segno che la squadra di Trinchieri anche nelle giornate meno felici produce sempre il suo. Pesano semmai come macigni le 15 palle perse con un solo recupero (la Dinamo invece 10 perse e 3 recuperi), segno evidente di quanto detto sopra.

La Dinamo quindi oggi sogna e vola a 20 punti, a due punti proprio dalla principessa Cantù, e domenica prossima arriva Cremona, in emergenza punti e rinforzata nell'organico. Un'altra battaglia.

Le ultime parole per stigmatizzare una cosa che non mi è piaciuta. Riguarda l'atteggiamento microfono in mano dello speaker, ancora una volta sopra le righe. Lo conosciamo tutti: ama fare il simpatico, ma sentire ancora una volta i suoi "cro cro" e "arrastha" è davvero disarmante. Non si rende conto che rende ridicolo se stesso e la società? Cosa deve pensare chi viene al palasport come ospite? 
video
Avesse 10 anni capirei, ma è grande e vaccinato... Ah, dimenticavo: anche oggi le scale nelle tribune sono state prese d'assalto dai soliti furbetti. La cosa che ha fatto infastidire chi va al suo posto e rispetta questo nuovo "regolamento" (che doveva essere applicato in maniera inflessibile...) è che quando si è avvicinato il servizio d'ordine, esso ha fatto sloggiare solo chi sedeva sotto le telecamere, per il resto ci si poteva anche coricare sugli scalini, poi se qualcuno inciampa e cade perché c'è questa gente in mezzo ai piedi (letteralmente) o sta male e il team del 118 non riesce a passare, allora sì che ridiamo... vabbè.
"LA STORIA DA' TORTO O DA' RAGIONE"...

venerdì 27 gennaio 2012

forza ragazze e ragazzi!




(stemmi di società cestistiche del Nord Sardegna)

Ci siamo! Domenica prossima 29/1 inizia il join the game. Di cosa si tratta? E' semplice, è un basket semplificato che si gioca tre contro tre, più una riserva per squadra che entra "al volo" (senza interrompere il gioco), con un solo canestro e in una metà campo. Qui trovate  il regolamento integrale del gioco (sempre meglio dare una scorsa ai testi sacri, che siate allenatori, cestisti o genitori poco importa). Quest'anno la fase provinciale per noi si svolge a Porto Torres a partire dalle ore 9:00. L'anno scorso, nel settore femminile, risultarono vincitrici le ragazze della San Paolo Alghero (nel quartetto algherese, due ottimi prospetti del '98 come D. Fojanesi e J. Porcu),le quali parteciparono alla fase nazionale che solitamente si svolge a Caorle (VE). Il risultato dell'anno scorso è di assoluto valore perchè Alghero è riuscita a battere la concorrenza del vivaio cagliaritano, che obbiettivamente rappresenta l'eccellenza in campo regionale. Dimenticavo di dire la cosa più importante, e cioè che il JoinTheGame è riservato agli atleti/e under 13 e 14. 
Sul sito Isola basket, l'elenco delle squadre partecipanti (si parla di 1048 atleti impegnati e 60 arbitri tutti sardi). Si sono sbizzarriti con la fantasia, ciascuna società cestistica ha scelto i suoi nomignoli, si va dalle ALL BLACKS (Sant'Orsola team98) fino a "Visca l'Alguer" che ovviamente non potevano che essere di Alghero. Buon divertimento e in bocca al lupo a tutti/e.
"Sassarina" attacca in transizione

prime immagini del JTG under13, Porto Torres 29.1.2012

domenica 22 gennaio 2012

La Dinamo vince la battaglia: Casale K.O.

per il "Drago", 31 val., MVP della partita

Ecco la vittoria che serviva, la vittoria che affossa Casale (-10 punti in classifica e 0-2 negli scontri diretti con la Dinamo) e mantiene salda l'ottava posizione in classifica della Dinamo. Il giro di boa del campionato vede le ultime sette della classifica cedere il passo, e Siena allungare decisamente. La Dinamo vince una partita iniziata bene (il solito Plisnic ottimo in avvio) e terminata con qualche patema di troppo (decisivo Drake Diener dalla charity-line).

Assenti Nnamaka e Vanuzzo, le due squadre hanno dovuto cercare energie nuove pur con rotazioni ridotte. Durissima Casale, dura a morire: Crespi ha alternato difese a uomo (con raddoppi altissimi sui pick and roll), match-up e zona 3-2, e la Dinamo è andata frequentemente in confusione. La mossa di Sacchetti su Mustafa Shakur però si è rivelata azzeccata: Hosley (che ha catturato anche 6 rimbalzi) ha innervosito il talentuoso play di casa, e le castagne dal fuoco le hanno levate Malaventura e Jenning, fantastici dall'arco (9 triple in due). La Dinamo però è stata più solida e attenta, il 96-69 sull'indice di valutazione parla chiaro, e anche giocando non al meglio ha saputo soffrire e vincere con merito.

Il tabellino parla chiaro. Il Banco ha attaccato di più il ferro e ha così goduto di più chiamate arbitrali, tirando molti più liberi dei padroni di casa (24 contro 5, un'enormità), bravi a fare penetra-scarica per le triple, ma poco altro. Ottimi Drake Diener, freddissimo quando serviva, Plisnic, al solito prezioso al tiro e sotto le plance, e infine Easley: le sue 5 stoppate hanno pesato come macigni. Per gli altri è stata quasi ordinaria amministrazione: né luci né ombre. Apprezzabilissima la scelta del coach Sacchetti di alternare Travis con Jack Devecchi con cambi repentini negli ultimi minuti per gestire al meglio i possessi e le difese (e pare che Travis ora l'abbia accettato; a proposito: bello il suo tuffo in tribuna per un pallone che valeva un recupero).

La Dinamo sale a 18 punti, sempre e ancora ottava, il bilancio è 9-8, e ora arriva la fortissima Cantù nell'anticipo di sabato prossimo. Il palasport sarà pieno, l'occasione è d'oro: Cantù sta giocando l'Eurolega, e un giorno in meno di riposo per loro può essere pesante. La Dinamo ce la deve mettere tutta. 
Skywalker
*
Ora dico la mia....iniziando dalla fine, la partita contro Cantù me la perdo al 99,9% visto che Elena sabato deve giocare col suo/nostro Sant'Orsola under14 ad Alghero, esattamente alla stessa ora della Dinamo. E sono due,dopo quella di Siena ! Che faccio, la lascio da sola e corro al palazzetto? Non mi sembra il giusto atteggiamento di uno che "si prende cura dei nostri" (cit.) . L'unica cosa che potrò fare, ma non è esattamente la stessa cosa, sarà sintonizzare un bel registratore e poi vedere il tutto seduto in poltrona.
Passando alla partita, non deve meravigliare il fatto che la partita sia rimasta in forse fino all'ultimo minuto, la Junior Casale è quasi ridotta alla canna del gas e soprattutto in casa loro danno tutto, anche se devo dire che il team di Crespi visto in questa partita è qualcosa di meglio rispetto al match di andata (lì non avevano Mustafa Shakur). Menzione speciale per Matt Jenning, un ottimo prospetto se dovesse restare in Italia l'anno prossimo, non dimentichiamo che viene dalla NBDL (Rio Grande Valley) ed è ancora giovane. In tutta sincerità sull'esito ero abbastanza fiducioso, l'inerzia era quasi sempre dalla parte nostra, la squadra ha lottato, nulla a che fare con le brutture viste ad Avellino e Treviso (tanto per fare un paio di esempi). Sono stati determinanti D.Diener, Plisnic fin tanto che ha giocato e Q.Hosley-sette polmoni. Se Quinton riuscisse a mettere dentro il gran quantitativo di palloni che tira da tutte le posizioni, sarebbe quasi da Eurolega, visto che combatte con la giusta ferocia su ogni pallone, alto, basso, rasoterra, sotto canestro, a 25 metri dal canestro e se potesse, anche da fuori campo. Veramente un lottatore indomito, purtroppo poco premiato dalle modeste percentuali di tiro.  Dedico un film al mio "casinaro" preferito: Quinton, ti vogliamo bene ! (finalmente). Quanto a T.Easley, ha tirato giù 6 rimbalzi e ha fatto stoppate clamorose (lui e Plisnic ormai formano la gang dello stoppone), sta crescendo ogni giorno di più e quando avrà la giusta intesa coi compagni ne vedremo delle belle. Di Drake non dico più nulla, anche stavolta lo metto di filato nella copertina di questo post perchè lui è la persona giusta che perpetua la tradizione della grandi guardie in casa Dinamo: Manu Rotondo, Lionel Chalmers, Trent Whiting, Marcelus Kemp, Dimitris Tsaldaris e ora appunto il Maestro Drake che quando si alza col suo violino, zittisce tutti i palazzetti avversari. Mi dispiace tanto per l'infortunio a Maurino Pinton, così ad occhio sembrerebbe una brutta distorsione alla caviglia, speriamo che la cosa si riveli meno grave del previsto (anche se le lacrime sul suo viso lasciano poco spazio all'ottimismo). Sacchetti e Devecchi continuano a dimostrare di avere i giusti attributi nei momenti giusti, mentre Vanuzzo non è entrato per guai fisici. A dire il vero non mi è dispiaciuto Binetti che pur giocando a sprazzi sta finalmente trovando la sua collocazione nel gruppo. Mi sembra obbiettivamente cambiata la mentalità in trasferta, la squadra ha l'approccio perfetto soprattutto nel primo tempo, mantiene l'intensità fino alla fine  ed ora si aspetta la controprova della Bennet Cantù, una squadra che io temo come il fuoco ... ma stavolta non ci sarò! (mannaggia) 
SD
Basketlive
Commenti e foto su basketinside.com

Film consigliato: "Turner e il casinaro"  ;-)
gang della stoppata #1
gang della stoppata #2
finalmente si difende!

giovedì 19 gennaio 2012

DUE ANNI



Oggi questo blog compie due anni.
Il miglior modo per festeggiare "l'evento" è quello di dare la parola a Giuseppe Aricò, uno dei primissimi giocatori della Dinamo (nonchè uno dei primi marcatori in una partita ufficiale, infatti segnò 8 punti nel primo campionato regionale disputato dalla nostra squadra). Vive a Torino da molti anni, ma si sente sardo da sempre; sono riuscito a contattarlo attraverso internet. Le parole che seguono sono le sue e trasmettono sensazioni uniche, le stesse che si provano indossando o tifando i mitici colori biancoblù, in tutti coloro che hanno l'onore di lottare per questo glorioso club cestistico.
Grazie di cuore a Luca per tutto ciò che ha fatto in questo blog e grazie a voi per le oltre 28.000 visite in due anni (escluse dal computo quelle dei moderatori).
La parola a Pino. Non aggiungo altro: emozione pura !

"Nel mio girovagare sul forum Gente di Sardegna non avevo mai notato questo post, aperto dai magnifici sostenitori della Dinamo.
Credo che mai una squadra abbia finito per identificarsi con la Sardegna sportiva – forse è accaduto per il Cagliari dello scudetto – come accade oggi per la Dinamo.
L’affetto e la passione che la circonda è qualcosa di miracoloso.
Dopo questa premessa, vi racconto una storia vecchia di cinquant’anni.
Siamo nel 1959 (scusate qualche eventuale imprecisione, ma scrivo d’impulso seguendo il filo dei ricordi), frequentavo l’Istituto tecnico per ragionieri e passavo molto tempo ai giardini pubblici dove ci si ritrovava con quelli degli Istituti vicini (Azuni, geometri, Liceo scientifico e magistrali).
Io ero arrivato a Sassari da poco tempo, venivo da quattro anni a Pavia e uno a Messina.
Avevo iniziato a calcare i campi di Basket a Pavia, nelle giovanili del glorioso Pavia Necchi. In verità le giovanili consistevano in una sola squadra, quella Juniores, così che disputai tre campionati con compagni più vecchi di due o tre anni.
Di quegli anni ricordo i derby con la Borletti di Milano – in seguito divenuta Simmenthal – nel piccolo palazzo dello sport di via Porta.
Ho visto giocare gente come Stefanini e Romanutti (al loro ultimo anno di attività) e poi ancora Gamba, Pagani, Volpato e ancora Gianfranco Pieri e Riminucci. Giocatori che restano un vero mito nella storia del Basket italiano.
Da Pavia ci trasferiamo a Messina ( ultimo anno da Juniores nella Libertas Messina ) e dopo solo un anno il trasferimento in Sardegna, a Sassari, dove arriviamo nel cinquantanove (Catania – Fertilia a bordo di un grosso DC-10 a elica, battesimo del volo per me, mia madre, due fratelli e una sorella).
Lascio da parte il discorso sull’impatto fortissimo con una terra, una città, profondamente diversi dai luoghi dove avevo vissuto prima.
Il mio primo pensiero fu di mettermi in contatto con l’unica squadra di Sassari, la Torres di Ninni Polano (in verità c’era ancora la Turritana allenata da Pulina che aveva raccolto alcuni giocatori della disciolta Pallacanestro Savoia). Nella palestra dell’Acquedotto feci la conoscenza di Memmo Preti, Peppino Tatti, i fratelli Mazzanti, Valerio e Adriano, Silvio Angius e altri di cui ora mi sfugge il nome.
Così vestii la gloriosa maglia Rosso – Blu. 
Era il sessanta quando un amico, Oreste Giordo, buon giocatore della Torres, mi invitò a fare due tiri assieme a dei ragazzi dell’Azuni che si ritrovavano al campetto esterno delle scuole elementari di San Giuseppe. Quello fu il primo incontro con un gruppo di liceali infettati dal virus del Basket.
C’erano Giovanni Pilo, capo carismatico del gruppo, Piero Baraccani, il cugino Bruno Sartori e ancora Uccio Virdis, Graziano Bertrand, Antonello Manca, Roberto Centi, il più alto del gruppo quindi pivot indiscusso, Rosario Cecaro e Paolo Maninchedda, vittime predestinata degli strali di Barracani.
Insomma, dopo qualche incontro mi chiesero di fare da allenatore di questo gruppo più simile ad un’armata Brancaleone che ad una vera e propria squadra ! Accettai di slancio con la tipica incoscienza dei giovani. Intanto si era costituita la Polisportiva Dinamo Sassari e si pose l’esigenza di chiedere l’affiliazione alla Federazione.
E quì sorge il primo grande ed apparentemente insuperabile problema: la federazione chiese di cambiare il nome poiché Dinamo si chiamavano diverse squadre dei paesi oltre cortina e quindi di chiara origine comunista!
Piero Barracani non volle sentire ragioni, Dinamo si chiamava e Dinamo doveva restare ! Qui apro una parentesi. Flaminio Mancaleoni, nel suo bel libro "Da San Giuseppe al Paradiso", ricorda questo fatto giustificando la scelta del nome come derivazione dal greco e non una questione politica. Ma io posso garantirvi che Barracani ed il cugino, da buoni romagnoli, erano comunisti sfegatati !
Insomma, la Dinamo rischiò di non vedere la luce – se non con altro nome – per il diniego della federazione !
Toccò a mio padre, allora Consigliere nazionale della Federazione, intervenire “rassicurando” lo stesso Presidente che allora mi pare fosse ancora il Comm. Mairano. Così la Polisportiva Dinamo potè entrare a far parte della Fip mantenendo il proprio nome !
La squadra (se squadra si poteva chiamare…) fu iscritta al campionato – mi pare fosse la Promozione Regionale – ed io avevo l’incarico di giocatore–allenatore. Lasciai quasi subito il ruolo di allenatore a Valerio Mazzanti mantenendo quello di giocatore, quando arrivarono in forze quelli della Torres che avevano abbandonato Ninni Polano per la Dinamo.
Avevo intanto superato l’esame, ottenendo la qualifica di allenatore regionale, e mi presi cura del vivaio bianco – azzurro. Il primo anno, tra i ragazzi che si avvicinavano per la prima volta al Basket, si fece subito notare un certo Giuseppe Pilo che ben presto divenne il trascinatore della squadra oltre che il miglior giocatore. Il secondo anno nella nuova leva c’era un ragazzo di quasi due metri, Giovanni Losa.
Sia Pilo, poi divenuto medico, che Losa finiranno ben presto in prima squadra così come Mario Manchinu, Giuseppe Cubeddu, Piergiorgio Carmelita e Diana (figlio del mitico Rag. Diana, cardine della società per molti anni). Ancora oggi mi onoro di aver insegnato a questi ragazzi l’ABC della pallacanestro ma anche i valori dello sport e l’orgoglio di appartenere alla Dinamo.
Tanti sono i nomi di quegli anni, provo a ricordare: Giovanni Columbano, Bruno Maiorani, Peppino Tatti, i fratelli Mazzanti, Silvio Angius, giocatore fortissimo tanto da passare all’Olimpia Cagliari, che allora rappresentava l’elite della pallacanestro Sarda.
Potrei scrivere ancora molte pagine rievocando episodi indelebili, come le tante traversate sulle navi d’allora per andare a giocare in Continente (eravamo in serie C); le prime colazioni al Bar attiguo alla Rinascente di Cagliari, quando si mangiava per 20 e si pagava per 10. Sulle navi Tirrenia eravamo controllati a vista per il caos che ogni volta eravamo capaci di scatenare (vero, Columbano ?!)
Nel 1969 lasciai la Dinamo per disputare la promozione regionale con la Libertas Nuoro. Nel 1970 dovetti lasciare la Sardegna per motivi di lavoro ma aver fatto parte di quel gruppo di giovani che hanno posto la prima pietra di quella che oggi è una magnifica realtà, è cosa che mi riempie d’orgoglio.
Ancora oggi conservo il primo referto ufficiale della Dinamo, era un Alghero – Dinamo Sassari, finita con una larga quanto meritata sconfitta! Lo conservo da cinquant’anni e rappresenta tutto l’amore per la Dinamo. Questo foglio di carta giallina mi serve ogni volta che torno a ragionare su cosa sia un oggetto di valore, e mi auguro sempre che la Sardegna non faccia mai sparire la Dinamo mettendoci la stessa cura e lo stesso impegno col quale ho conservato per 50 anni questo foglio di carta.
Ritornando con la mente indietro nel tempo, ricordo:
fra gli assidui frequentatori dei Giardini Pubblici di via Mancini (proprio di fronte all’Azuni) nell’ormai, ahimé, lontanissimo 1959, c’ero anch’io, allora giovane ed esuberante studentello di belle speranze nella Quarta Ginnasio del glorioso Liceo Classico Azuni. Con te [Pino sta dialogando on line con un amico di Sassari, Turritano] ho parlato più di una volta. Ho conosciuto personalmente diverse delle persone da te citate, che sono state fra i pionieri della Dinamo, come: Columbano, Angius, Pilo, Oreste Giordo (col quale sono rimasto in ottimi rapporti e tutt’ora ci vediamo di tanto in tanto), altri li conoscevo di vista, come Giovanni Losa, Diana, ecc. Fra i nomi che tu non hai citato, ricordo un certo Pala e un certo Giuseppe Madau, sassarese ma di “Zente Orgolesa” (mio compagno di classe il primo e fratello di un altro mio compagno di classe il secondo).
Ho trepidato partita dopo partita, anno dopo anno per la nostra Dinamo, quando immaginarla il Serie A era solo un sogno inconfessabile. Eppure la Dinamo è cresciuta, anno dopo anno, mentre il sogno diventava sempre più concreto e, finalmente, adesso si è avverato. Dopo 50 anni!
Sapevo benissimo, io tutt’altro che comunista, la vera motivazione del nome Dinamo, che confesso, avrei preferito cambiarlo, con un nome più aderente al nostro territorio, che ne so … per esempio Turritana, Ichnusa, Shardana … insomma i nomi non mancavano, non avevamo certo bisogno di ispirarci a culture di oltremare, completamente estranee alla nostra realtà. Ma tant’è, Dinamo era e Dinamo è rimasta, e allora, oggi come prima: forza Dinamo!".
Pino Aricò - col pallone tra le mani - e la Dinamo ad Oristano

"Caro Gianni, la foto che hai postato la conosco ... abbastanza !
Allora:
- siamo ad Oristano, (finale regionale Promozione o I Divisione), mi pare in piazza Mannu (comunque di fronte alle carceri di allora). Ad Oristano non c'era un vero e proprio campo di Basket quindi fu la Federazione Regionale a portare i canestri da Cagliari e dipingere il campo prima degli incontri !
E veniamo alla foto:
In piedi, Cecaro, Mazzanti A., Maiorani, Mazzanti V., Centi (unico sul quale non sono sicuro al 100%), Baraccani (Segretario Generale), il dott. Giovanni Pilo ( Primo Presidente della Dinamo, che ci ha lasciati troppo presto!)
1^ Fila: Columbano, Maninchedda, Giuseppe Pilo, Giuseppe Aricò (con le mani sul pallone), Peppino Tatti".
"ciao Gianni. Mi parli di Fortitudo, andando indietro nel tempo ricordo d'aver formato una squadra femminile che usava il campo scoperto di Monte Rosello ed anche la palestra ex G.i.l. (vado a braccio...), ero stato sollecitato dalla dott.ssa Saturnina Tanda (mia cara amica ed oggi Titolare dell'omonima farmacia) per dare vita a questa nuova società che mi pare si chiamasse proprio Fortitudo !!! Ricordo due mitiche giocatrici, Carmela e Maria Teresa. Battemmo la Torres di Mariolino Deidda, anche questa squadra appena formata. 
Caro Gianni, dal '60 all'Ottobre del 1970, difficilmente c'era a Sassari qualcosa che riguardasse il Basket senza che io mi facessi coinvolgere a vario titolo.
Ma anche dopo non ho perso di vista la mitica Dinamo!
Grazie per avermi dato l'occasione di ricordare tante cose preziose, per me.
Un saluto calorosissimo a Te ed un grande "In bocca al lupo" a Tua figlia per la sua carriera cestistica! (sai solo l'anno scorso mi è capitato di sfidare un giovane cestista, ho fatto ancora 35 su 50 nei tiri liberi !)". 

APRILE-MAGGIO 2011
"Ciao Mimì"
"Lo so che non è colpa Tua se non eri con noi a Cremona. Ti sei perso una delle pagine più belle scritte da questa società, che non è più solo una squadra, ma qualcosa di molto più importante. La Dinamo è oggi un sogno per tantissimi Sardi, qualcosa di molto simile a ciò che la gente provava negli anni magnifici del Cagliari di G.Riva. L’anno dello scudetto ero a Cagliari, lavoravo in banca. Gigi veniva sovente, come un cliente qualunque; se c’era da fare la coda, era il primo a mettersi in fila. Quando arrivava ci scappava, istintivamente, un sorriso e sai perché ? Perché era una persona per bene, gentile ed educato, proprio come Te, un vero Signore. Vedi, Mimì, per questo la gente Ti vuole bene; per questo a Cremona erano tutti disorientati, insomma mancavi Tu.
Immagino i moccoli che hai tirato mentre Ti arrivavano notizie in tempo reale della partita! Te l’ho detto prima: è stata una sequela di emozioni che hanno messo a dura prova il sistema cardio– circolatorio di tutti, ma alla fine abbiamo vinto ! Forse hai fatto bene a non venire, hai ormai la Tua età, devi cercare di risparmiarTi certe emozioni.
Ma se Cremona è stato un avvenimento indescrivibile, Milano ha superato ogni immaginazione. Vedere Diener in panchina faceva incazzare tutti. Possibile che per noi Sardi le cose debbano essere sempre complicate ? Tutti aspettavano lo scatto delle “scarpette rosse” la marcia in più che avrebbe lasciato con un palmo di naso questi sardi - testardi, piccoli e pelosi – che stavano rendendo la vita difficile al povero Dan Peterson.
C’erano 7 punti da recuperare a quattro minuti dalla fine (59-66 per Milano), sembravamo spacciati! 
Ma Tu li conosci i ragazzi, non volevano proprio perdere. Prima Hunter e poi White “trascinano” la squadra in parità a 10” dalla fine (69 – 69 ). Pinton conquista un fallo a 4” dal termine e siamo sopra di due. Finale convulso, fallo su Hawkins a 1” dalla fine. Fuori il primo, dentro il secondo: 71 – 70 per Sassari che espugna il Forum di Assago. Delirio dei tifosi isolani al termine della gara. Ho provato a telefonarTi subito ma la risposta era sempre la stessa: l’Utente non è raggiungibile!
Insomma Mimì, non voglio infierire, dopo quasi 50 anni di presenza, prima come giocatore e poi da dirigente, proprio questi momenti dovevi perderTi ? Abbiamo molta strada da fare ancora. Ajo, vedi di essere vicino ai ragazzi perché stanno costruendo l’inimmaginabile, stanno scrivendo una storia bellissima.
Domenica, gara 2 a Milano, e poi gara 3 e gara 4 a Sassari. Ma te lo immagini il palaSerradimigni (curioso, un’altra grande giocatrice Sassarese, anche Lei “non raggiungibile” da troppi anni) senza un solo posto libero ? Dai, vedi di finire bene il Tuo lavoro. Lo sai che in tutto quello che sta succedendo Tu hai la Tua bella fetta di responsabilità ?
C’è un posto in panchina per Te in questi play-off incredibili. Che dici, ce la facciamo a giocare la finale con Siena ? Non voglio pensarci Mimì, ma se Tu non sei con noi tutto mi sembra più difficile.
Dimenticavo, i ragazzi giocano con un nastro nero sulle maglie. Non capisco perché. Qui non mancherà nessuno, al massimo Ti vedremo più silenzioso del solito ma la Tua presenza rassicurante e competente darà alla Dinamo quella marcia in più che oggi ci serve. A noi, alla squadra, ai Mele, alla Sardegna che sogna qualcosa di immenso per dimenticare - anche solo per qualche giorno – l’abbandono e le sofferenze che oggi sta vivendo.
Ciao Mimì, guarda se riesci a procurarmi due biglietti per una famiglia Sarda che vive a Torino. Non sanno nulla di Basket ma vogliono esserci anche loro al palazzetto per respirare l’aria d’una vittoria preziosissima: quella della Dignità dei Sardi che non mollano mai. Ci vediamo al Palazzetto.
Giuseppe Aricò - che, come Te, ha indossato la maglia della Dinamo.
Mimì Anselmi è morto il 13 Maggio 2011, la notizia è arrivata venerdì mattina. La sorte gli ha lasciato come ultima immagine la grande vittoria con il Siena. Come capita spesso nella vita, la gioia immensa di questi giorni deve convivere con un evento luttuoso che lascia tutti sgomenti".
“Salta con noi, Mimì Anselmi...”
racconto di una trasferta a Casale Monferrato
OTTOBRE 2010
"Roberto Centi - La memoria quando si scrive di getto può confondersi - il "mio" primo pivot ! Sai, quei primi mesi di vita della Dinamo sono un ricordo indescrivibile. Ti racconto un altro aneddoto. Durante il campionato di serie C 1965-1966 era in programma Alpan Junior Casale - Dinamo Sassari. Per problemi di bilancio Piero Baraccani ci comunicò che partivano solo 5 giocatori (Adriano Mazzanti, Gianni Columbano, Maiorani, io e - mi pare - Peppino Tatti). L'ordine era di commettere subito 5 falli per far durare la partita il meno possibile e così limitare i danni ! Non ti dico la fatica di quella partita che durò molto più del previsto! Giocavo play mentre il Casale si dispose in pressing a tutto campo. Portare il pallone oltre la metà campo era un'impresa ogni volta. Con loro giocava Marino Zanatta, allora giovanissimo, destinato a giocare in nazionale e divenire un simbolo del basket negli anni '70. Io non volevo saperne di uscire malgrado i continui rimbrotti di Mazzanti e Columbano. Finì con una sconfitta molto pesante. Io non ero abituato a giocare così a lungo in prima squadra, nemmeno una doccia lunghissima riuscì a restituirmi un poco di lucidità.
Ma sai quale fu la cosa più ... divertente? A fine gara mi aspettava la mia ragazza di allora che avevo conosciuto durante il servizio di leva (sempre a Casale Monferrato) e che non vedevo da un paio di mesi. Te la faccio breve: dopo la battaglia sul parquet mi attendeva un altro match... E lì non potevo certo ricorrere al fallo sistematico per interromperla...
Tornai a Sassari in condizioni veramente pietose! Cosa non si faceva per la Dinamo...!
Scusami per questa divagazione, ma la Dinamo è per me una miniera di ricordi inesauribile oltre che un amore che non finirà mai".


"Caro Gianni, ormai passo sempre da qui ogni volta che mi collego. 
Quando il Sogno s'immerge nell'acqua della realtà scocca l'attimo irripetibile della meraviglia. Questo ho provato nel collegarmi ad internet - dopo una giornata particolarmente pesante - e vedere l'inimmaginabile:
Dinamo Sassari 83 - Siena 81.
Automaticamente il pensiero ritorna a quei giorni del 1960, quando Oreste Giordo mi accompagnò al San Giuseppe dove un gruppo di liceali prendeva a "schiaffi" un pallone da basket.
Io allora giocavo nella Torres ma evidentemente nel mio DNA c'era qualcosa che mi accomunava a quei ragazzi.
Fu così che divenni l'allenatore di quel gruppo di ragazzi-amici. E tale rimasi fino all'arrivo del "grande" Valerio Mazzanti, al quale passai il testimone con piacere. I ragazzi nel frattempo avevano tirato diritto nella loro utopia dando alla luce la Polisportiva Dinamo Sassari.
Li ho rivisti da poco, dopo quarant'anni, in occasione di un evento letterario a Sassari. In fondo la vita è questo, sogni e ricordi che, a volte, si materializzano.
Questa sera, appena visto il risultato della partita "impossibile", il mio pensiero è andato a loro. Valerio, Adriano, Bruno Maiorani, Uccio Virdis, il "Mitico" Bruno Sartori e tanti altri che quella sera non c'erano ma ricordo sempre con affetto. 
Uno fra tutti: Giovanni Pilo, primo presidente della Dinamo, che ci ha lasciati troppo presto.
Ora la meraviglia acquista consistenza, e grande diviene la rabbia per non essere stato lì a vivere il "sogno impossibile" assieme agli oltre 4.500 tifosi di questa meravigliosa e inarrivabile squadra di Pallacanestro che sta regalando a Sassari - ma direi alla Sardegna tutta - pagine meravigliose.
Ora un impegno solenne: la Dinamo deve restare a Sassari".
la Dinamo al  campo "Meridda"

la Dinamo in trasferta a Loano (SV)

i Padri fondatori della Dinamo premiati alle F.F. 2010 da Luciano Mele

il documento è tratto dal sito della A.M.S.T. 
Ringrazio Giuseppe Aricò per le preziose testimonianze. Le due foto scattate al campo Meridda e a Loano (SV) sono tratte dal libro "Dinamo -un sogno lungo 50 anni" di Gianluca Derelitto, Sassari, 2009, stampato in proprio. Si ringrazia Andrea Sini per il trafiletto relativo al derby Pol. Dinamo- Torres basket.
Molte delle persone citate da Pino le ritroviamo qui, in una foto d'archivio recuperata nel 2010 dal Comitato per la Dinamo:
Campionato serie B regionale 1963-'64, in piedi Zoagli (all.), Columbano, A. Mazzanti, Cunedda, #8, Sannai, Giuseppe Pilo, Giovanni Pilo (pres.); accosciati: Peppino Tatti, V. Mazzanti, Oggiano. 




8.4.1967, Fiera campionaria di Cagliari (campo neutro), Dinamo batte Formia 53-49 e ritorna dopo un solo anno di "purgatorio" in C nazionale. Si tratta della prima trasferta in assoluto dei tifosi sassaresi (dalla città vennero organizzati due pullman, anzi, due "torpedoni" che percorsero in 4 ore la vecchia S.S. "Carlo Felice"). La cronaca entusiasta del match era del giornalista Rosario Cecaro e il roster biancoazzurro era così composto: Tatti, Oggiano, Putzu, Silvio Angius, Maiorani,  Lepri, Di Simplicio, Pischedda. 

lunedì 16 gennaio 2012

Tirando le somme


Eccoci qua alla fine del girone di andata, tiriamo un po' le somme su questo campionato avvincente come non succedeva da un po' di anni. Diciamo subito, anzi ribadiamo che il livello medio delle squadre è più alto. L'ha capito bene la capolista e pluricampione Siena, che ha dovuto chinare il capo ben quattro volte: con Caserta (in casa), Milano (ad Assago), Pesaro (in casa) e Bologna (in terra emiliana), e che ha dovuto penare più di una volta per portare a casa i due punti (varie vittorie su misura con squadre nettamente meno forti almeno sulla carta). Siena ha la testa più in Europa che in Italia, e si vede, ma resta comunque la favorita numero uno del campionato, la squadra da battere.

Dietro la Montepaschi abbiamo un gruppo agguerritissimo, di questo fanno parte anzitutto Cantù e Milano, e questo non stupisce, vista la profondità dei roster e la preparazione dei rispettivi coach: Trinchieri e Scariolo sono due coach vincenti, soprattutto il secondo ovunque è andato ha vinto qualcosa, a livello sia di club che di nazionale. Un po' più forte Milano fra le due, ma l'Emporio Armani ha mostrato momenti di gioco e di concentrazione troppo alterni. Paradigmatica la sconfitta di ieri a Teramo: dal più venti nel primo quarto a una sonora sconfitta. Cantù ha un media anagrafica un po' alta, e sta pagando spesso il doppio impegno campionato-coppa.

Al gruppo appartengono poi Bologna e Pesaro. Anche qui non c'è da stupirsi, anzi è una bella novità: Bologna, blasone a parte che porta spesso arbitraggi non eccessivamente avversi, è una delle squadre più alte e robuste del campionato. Vive un po' troppo delle lune dell'unico vero play che ha, Beppe Poeta, ma quando riesce a giocare in scioltezza segna tanti punti e difende benissimo. Pesaro invece è la vera mina vagante . Con l'arrivo di Jumaine Jones e James White la squadra ha faticato all'inizio a trovare le alchimie giuste, ma nella seconda parte del girone di andata sono arrivati tantissimi punti, con il solo neo della sconfitta a Sassari, peraltro meritata. Pesaro ha una batteria di play pazzesca: Hickman (MVP della Legadue lo scorso anno), Hackett (play della nazionale di Pianigiani) e Cavaliero sanno correre da matti, e ciò giova al gioco di White e lo stesso Jones, lungo molto atletico.

Appena più sotto abbiamo Avellino e Venezia. Per quel che riguarda la Sidigas possiamo dire che il team di Vitucci è dove doveva essere: giocatori come Green e Johnson sono immarcabili e la difesa campana è una delle più asfissianti del campionato. La nota negativa è la situazione societaria: la presidenza in questi anni ha speso molto, troppo per il budget a disposizione, forse per l'eccessivo entusiasmo dei dirigenti, e la Sidigas sta rischiando seriamente di sparire, situazione peraltro ben nota a tanti team in varie categorie. Venezia dal canto suo è una bella sorpresa: la squadra non è giovanissima ma gioca un basket concreto, giochi equilibrati in attacco per le varie bocche da fuoco e difesa sempre tosta (forse un po' troppo fallosa, ma con le squadre leggere ciò paga ottimi dividendi).

A sedici punti Sassari, Varese e Biella. Della Dinamo parliamo dopo. Varese è una squadra molto fisica e ha dei tiratori dal perimetro temibilissimi, l'unico neo è la mancanza di un play puro. Biella dal canto suo dopo un inizio di stagione sfavillante (è stata a lungo seconda) si è un po' seduta incassando qualche sconfitta di troppo; ma la vittoria di ieri su Milano ha ridato un po' di inerzia.

Più sotto le tre grandi delusioni del campionato: Caserta, Roma e Treviso. Treviso ha una scusante: la partenza dei suoi tre americani non appena è ripartito il campionato NBA e poi l'addio di Alessandro Gentile. La squadra però ha un coach preparatissimo: Sasha Djordjevic, abilissimo nel mescolare le carte in difesa, e capace di saper impostare le azioni offensive con grandi spaziature, il che significa maggiore facilità nell'attaccare il ferro in penetrazione e ottimi scarichi generati dai raddoppi. Roma è l'eterna incompiuta: roster lunghissimo e mancanza di equilibri; è capace di spaccare in due le partite come di chinare il capo in maniera eccessivamente remissiva. Caserta, dal sottoscritto indicata come possibile outsider del campionato, dopo aversi preso in avvio lo scalpo della squadra campione d'Italia ha zoppicato tantissimo, e attualmente pare scarica. La partita di ieri a Sassari ne è la prova, terminata con coah Sacripanti che ha chiesto scusa al pubblico di casa e all'Inferno Bianconero che seguito la Juve in trasferta per lo "spettacolo" offerto.

Più sotto Teramo e Montegranaro, partite malissimo ma in netta ripresa dopo alcuni innesti in corsa azzeccatissimi, ed infine i fanalini di coda Casale e Cremona. La prima dopo una partenza lentissima pareva avesse ritrovato la giusta verve, ma è crollata di nuovo (sono purtroppo i prossimi avversari della Dinamo). Cremona, invece, nonostante un roster lungo non trova il bandolo della matassa; attualmente è la squadra che gioca peggio.

Veniamo infine alla Dinamo. Diciamo anzitutto che la squadra sassarese ha più punti dello scorso anno, è ottava e proprio ieri ha staccato il biglietto per le Final Eight di Coppa Italia che si svolgeranno fra il 16 e il 19 febbraio nella fredda città di Torino, sicuramente un grande risultato . L'amaro in bocca però resta, perché le opache prestazioni con Montegranaro e Treviso (quest'ultima era in piena emergenza nel roster quando incontrò Sassari), e alcune sconfitte troppo pesanti patite con Milano e Venezia hanno un po' lasciato l'amaro in bocca (oltre che qualche punto prezioso perso). La Dinamo vive molto sulle invenzioni dei cugini terribili e sul come si imbrocca la partita in difesa. Squadra leggera, soffre a rimbalzo, però sa impostare tanta corsa per mettere le pezze a un gioco molto prevedibile a difesa schierata. Forse si abusa un po' troppo del tiro da fuori e si gioca spesso il pick'n'roll, ma per fortuna la capacità di Travis Diener di creare dal niente qualcosa di positivo risolve più di un problema. La Dinamo è una squadra che costruisce più in attacco che in difesa, dove la minore stazza e una certa disorganizzazione sui flottaggi quando non sono compensate da gambe e sudore fanno pagare dazi altissimi.

Proviamo a dare qualche valutazione sui singoli. Travis e Drake Diener: sono partiti benissimo all'inizio della stagione, tanti punti e assist, ora pagano un po' lo sforzo; consideriamo anche che il play di Fond Du Lac ha giocato le ultime due partite quasi su una gamba e poi che il cugino Drake è l'osservato speciale dalle difese ospiti. I due sono i più raddoppiati della squadra. Poco propensi al gioco difensivo, causa minore tonnellaggio (e a volte pigrizia mentale), sono comunque i due fari che illuminano il gioco della Dinamo.

Plisnic: lo zio Vanja quest'anno non è più la "sorpresa" che ha fatto fare il salto di qualità lo scorso anno, ma ha comunque contribuito in maniera pesante a più di una vittoria. Capace di tirare da fuori molto bene, riesce anche in penetrazione a creare punti preziosi. In difesa sa menare le mani quasi senza farsi vedere. Se giocasse di più sotto le plance credo che la Dinamo avrebbe maggiore giovamento.

Quinton Hosley: T-2 è la variante pazza della squadra; è capace di segnare canestri fantascientifici ma anche di gettare alle ortiche più di un pallone; difende bene sull'uomo e sa andare a rimbalzo (si vede che in passato ha giocato molto da numero 4, in Turchia un anno fu l'MVP del campionato); forse il suo problema più grosso è la testa: stacca la spina troppo facilmente e spesso si fa prendere dal nervosismo (sappiamo bene quanti falli tecnici a lui fischiati hanno messo in ginocchio la squadra in momenti delicati di più di una partita).

Tony Easley: è meglio di Hunter e Benson messi assieme. Grandi gambe, tiro morbido, propensione al rimbalzo offensivo e alla stoppata, paga un po' le marcature sui lunghi di stazza (molti falli, si deve adeguare al nuovo campionato e al metro arbitrale); ma è giovane (24 anni) e ha margini di miglioramento impressionanti, va firmato subito per la prossima stagione senza pensarci due volte. Ha però bisogno dell'appoggio di un altro lungo, e col gioco di Sacchetti è dura, essendo questo molto perimetrale (Plisnic e Vanuzzo tirano molto da fuori); ottimo l'esperimento visto ieri - e da noi aupsicato in questo blog - della presenza in campo assieme a Metreveli.

Passiamo alla panchina. Mauro Pinton anzitutto: non sente la fiducia del pubblico amico, sempre pronto a rumoreggiare quando non estrae il coniglio dal cappello; sa correre benissimo e quando attacca uno contro uno salta sempre l'avversario, dovrebbe farlo più spesso; il suo tiro da fuori piedi-a-terra è temibilissimo; ottima la scelta di farlo giocare spesso a fianco a T.D. perché i due si completano a vicenda; non è un play puro e lo si sapeva, ma rispetto allo scorso anno ha evidenziato dei miglioramenti notevoli.

Jack Devecchi: il motore e una delle due anime della squadra (l'altra è il capitano). Quando entra lui la squadra gioca meglio dietro, recupera più palloni e lancia più contropiedi; ultimamente è stato sguinzagliato sulle caviglie dei play avversari e ha retto benissimo l'impatto; è talmente prezioso, per questa sua carattristica di saper difendere su play, guardia e ala piccola, che la Dinamo non può farne a meno, e ce ne siamo accorti quando è stato fuori per infortunio; ultimamente sta prendendo più iniziative anche in attacco, penetrando per ottimi scarichi e tirando di più dall'arco.

Parlavamo del capitano, Manuel Vanuzzo: l'elisir dell'eterna giovinezza. Sa quando c'è da prendersi la responsabilità di un tiro o di una penetrazione, ha giocato da tre, da quattro e pure da centro; ha menato le mani, tappato le falle della difesa, e aperto le scatole difensive avversarie con triple chirurgiche; il tuttofare e la seconda anima della squadra in difesa.

Brian Sacchetti: anche lui è una delle anime che ringhiano dietro (e allora diciamo che sono tre, via!); gioca da tre e da quattro (contro lunghi molto più alti) e recupera di tutto; sa tirare (e si vede spesso) e sa stare attaccato al suo uomo con zelo, completando quel che fa Devecchi. Non è un caso che quando entra lui (o Jack) la partita prende una piega diversa e la squadra acquista maggior slancio; pensateci: con Jack e Brian in campo, il quintetto non solo rifiata ma si prende anche qualche sonora sberla su come si deve gettare l'anima in difesa, su ogni pallone, in ogni istante, costi quel che costi: proprio quello che viene insegnato già nel minibasket e che vale a tutti i livelli.

Nika Metreveli: alterna prestazioni opache a partite quasi monstre, e se avete notato ciò dipende dal numero dei minuti che gli vengono concessi dal coach; tiro morbido dalla media e dalla lunga, gambe a molla anche per schiacciare, paga un po' la fisicità di avversari più pesanti; ma non ha paura, mai, se c'è da lottare lui sa cosa bisogna fare; il vero neo è l'incapacità di difendere bene sui pick and roll avversari: quando esce a raddoppiare il porta palla ospite, arriva in ritardo, quando c'è da seguire sotto il bloccante, idem; questione di esperienza, migliorerà.

Tony Binetti , infine: non piace a più di una persona nel pubblico (e non si capisce perché), però la sua presenza è fondamentale, le gambe di Travis Diener e i momenti a vuoto di Pinton richiedono un terzo play; non sente molta fiducia attorno a sé, ma chi se lo ricorda in Legadue sa bene che quando Tony ha spazio gioca bene; per il resto, non è facile da giudicare perché gioca poco (ma è il terzo play, che fra l'altro era fermo da troppo tempo).

Il coach e gli assistenti, per chiudere. La scelta di Sacchetti Sr. la conosciamo: lui preferisce squadre leggere e mobili a squadre pesanti (e lente), questo comporta un gioco molto perimetrale, poche palle sotto in pivot basso, e problemi difensivi sui lunghi di stazza; le squadre così costruite devono sopperire alla minore fisicità col cuore e con le gambe, ma questo non capita spesso per la Dinamo, che ha preso più di un'imbarcata di punti, in alcune partite è stato davvero umiliante. Credo sarebbe un toccasana aggiungere qualche opzione in più in attacco, perché le squadre avversarie hanno oramai preso le misure ai nostri giochi. In difesa è il caso di far confluire a rimbalzo - almeno sui tiri da fuori ospiti - più persone possibile, riempiendo l'area, chi cattura più rimbalzi gioca più palloni. Sotto questo punto di vista c'è una virata in positivo ultimamente: Hosley sta aiutando di più sotto, e l'aver visto assieme in campo Easley e Metreveli, le torri del team, significa che il coach sta sperimentando una soluzione "di peso". Infine la testa... sì, il Banco spegne e accende troppo facilmente. Queste sono secondo me le cose da regolare.

Bene così. Domenica si va a Casale col +20 dell'andata, è meglio però dare la botta decisiva e portare a casa i due punti, lottando: solo così si vince, perché nessuno regala niente. Forza Dinamo!

domenica 15 gennaio 2012

Vittoria netta con una Caserta irriconoscibile. Final Eight!



Non è bastato super Smith, migliore di tutta la giornata per punti, rimbalzi e indice di valutazione. Poca cosa per una Juve Caserta davvero irriconoscibile: la squadra che aveva incantato il campionato in avvio, la squadra che aveva vinto per prima con Siena e veleggiava nelle zone alte della classifica, mette in campo davvero poco con le guardie (fra Collins e Bell un solo punto a referto complessivamente) e porta a casa una sconfitta davvero pesante.

La squadra di coach Sacripanti (furioso oggi coi suoi) è scesa in campo priva di Alex Righetti, fermo in panchina a soffrire, e non è mai entrata in partita. Bisogna riconoscere che nel primo quarto gli arbitri ci hanno messo del loro, e tanto, a favore dei sassaresi, fra infrazioni e falli (unico peso per la Dinamo i due falli di Easley). Poi la partita è scivolata via: il secondo quarto è stato decisivo con i 4 punti messi a referto da Caserta i quali probabilmente sono un record negativo che sanguina ancora. Solo il gigionare finale dei ragazzi di Sacchetti Sr. ha impedito che il divario si allargasse dal +25. Davvero strani gli arbitri: avvio tutto pro-Dinamo, poi lunghi minuti di chiamate dubbie equamente divise, e ancora 1 fallo in quasi tutto il terzo quarto a Caserta, idem per la Dinamo nelll'ultimo parziale. Oggi portiamo a casa, per una volta.

Venendo ai singoli, detto dell'immenso Smith e degli irritanti Collins e Bell, si è vista solo la Dinamo, che ha mandato tutti a referto (escluso Binetti entrato nel finale) e da presto. L'unico neo della Dinamo sono stati i rimbalzi (45-32 per Caserta) e la già detta pessima gestione dei 4 minuti finali. Il +18 comunque è importantissimo in chiave futura: in terra campana si chiuderà il campionato ed è meglio andarci con le spalle coperte. Continuando con le cifre, la Dinamo ha tirato meglio da 2, da 3 e ai liberi, ha contenuto le palle perse (solo 9, 17 invece le casertane) e smazzato molti assist: 19 (6 di Travis Diener), contro i 10 campani. L'indice di valutazione recita chiaro: 89-49 per la Dinamo. Questo forse parla meglio di qualunque altra cosa.

Menzione d'onore per Plisnic, chirurgico in avvio, e per Jack Devecchi: le sue penetrazioni hanno aperto la difesa casertana, la sua marcatura asfissiante sugli esterni ospiti (soprattutto sul temutissimo Collins) è stata incredibile. E ancora una volta la sua energia, unita a quella di Brian Sacchetti, sono state decisive per dare una forte inerzia alla squadra biancoazzurra. Un po' sotto tono i Diener per quanto riguarda la voce punti, ma son stati bravi a far giocare tutti, e quando la Dinamo fa girare la palla i risultati si vedono.

Una parola sulle difese. Caserta nella sua metà campo è stata inguardabile: troppi canestri facili regalati alla Dinamo... La Dinamo dal canto suo non ha avuto troppo da sbattersi nella sua metà campo perché Caserta ha impostato male quasi tutto; solo quando ha attaccato il ferro la Juve ha raccolto qualcosa in termini di punti e falli subiti. La lotta in panchina ha visto prevalere Meo Sacchetti: è riuscito ad ottenere molto da tutti. Sacripanti invece ha dovuto allargare le braccia più volte, segno che qualcosa nella panchina non funziona: non si può giocare così male... diciamo che la Caserta di oggi sembrava la sorella gemella della Dinamo formato trasferta. Un campionato davvero strano... e la classifica aiuta la Dinamo: Varese ha perso e la Dinamo è nelle otto che giocheranno le finali per la Coppa Italia a Torino, nella griglia Final Eight ci tocca Siena, testa di serie.
E' andata bene, tutto ha girato. Forse l'unica nota stonata sono state le uscite dello speaker: certi commenti col microfono in mano se li potrebbe risparmiare (su tutti un indecente "Cro cro"), ma non capisce quest'uomo che così facendo rende ridicolo se stesso e la società? Misteri del cervello umano.
Un'ultima cosa. Sono estremamente soddisfatto di aver visto in campo contemporaneamente Easley e Metreveli. Avevo più volte sollecitato in questo blog l'esperimento, e il coach (inconsapevolmente) mi ha accontentato. Credo che possano essere devastanti assieme, anche perché un Vanuzzo così perfetto come lo stiamo vedendo in questo periodo non lo si può avere sempre.
*
Intervista a Stefano Sardara...di Claudia Firino per isolabasket.it. Sono soddisfatto delle parole del presidente, deve aver letto il motto di questo blog "MES QUE UN CLUB", molto più di un club di basket, ed entrando a Camp Nou deve aver afferrato ancora meglio il concetto. La Dinamo è della città!
Marco Portas su all-around-net

giovedì 12 gennaio 2012

naufragio lagunare, perciò FORZA DINAMO

Virtus Bologna batte Mens Sana Siena 75-71


tifosi veneziani in visibilio
Reyer Venezia 91 - Banco di Sardegna 71
Il verdetto del campo è stato chiarissimo ed inequivocabile, una sola squadra meritava di vincere e questa era la squadra lagunare allenata da coach Mazzon, lo stesso che ha riportato il prestigioso club veneto (uno dei più antichi d'Italia) in serie A, sia pure a seguito del ripescaggio. La partita l'ho vista in tv. Non ho tempo nè voglia di dilungarmi in chissà quale analisi tecnica della partita, di ciò che ho visto mi sono rimaste impresse alcune cose che occorre rimarcare. Intanto l'avvio diesel della Dinamo, che nel primo tempino è andata sotto 7-24 per un semplicissimo motivo: l'assenza di difesa. Contrariamente a coach Mazzon, un mago delle tattiche difensivistiche, i biancoblu credono che si tratti di qualcosa di disdicevole se per caso si prova a raddoppiare e ad asfissiare l'attacco avversario fin dal limite del perimetro. Spero che qualcuno di voi abbia frequentato le palestre giovanili di basket: ebbene, un qualsiasi allievo o qualsiasi ragazzina viene regolarmente, duramente e direi giustamente redarguito (anche in modi duri) dal suo istruttore se solo prova a non impegnarsi in difesa. Questo fondamentale del basket, tanto essenziale se solo si pensa che da una palla recuperata o da un rimbalzo solitamente nascono una buona azione offensiva, in casa Dinamo è ignorato: il credo della Difesa non lo conosciamo, siamo atei sotto questo aspetto.

Capitolo dei palloni recuperati: la Dinamo ha perso qualcosa come 17 palle totali (recuperandone sole due...forse quelle del presidente un po' incavolato, scusate la facile battuta) a fronte di ben 14 recuperi offensivi della Reyer, che è stata bene attenta a perderne solo 9 in tutta la partita. Da questo dato basilare, unita alla scarsa performance nel tiro da 3 (36%, narra il tabellino biancoblu),nasce la secca sconfitta. 
La Reyer è tutt'altro che una squadra trascendale, è un team suoi livelli della Dinamo : a parte gente come Rosselli, Allegretti, Fantoni, Bryan e Tamar Slay (già apprezzati in Legadue tra Pistoia, Brindisi, Ferrara e Veroli), i tre giocatori davvero capaci di far la differenza sono tre: Szymon Szewczyk, possente polacco di m 2,09, ben conosciuto in casa Dinamo poichè l'anno scorso, quando militava nella Air Avellino fece ammattire la nostra difesa (21 punti, 100% nel tiro da tre, 2 stoppate, una in faccia a Easley e 8 rimbalzi, 2 schiacciate, fanno 32 val., MVP della 16^ giornata); un signor play che risponde al nome di Keydren Clark, specialista nel tiro da tre nel campionato NCAA, ha fatto (quasi ) quel che ha voluto in cabina da regia, tanto non aveva avversari disposti a fare questa grossa impronunciabile fatica chiamata "difesa". Infine, Alvin Young, eroe dello scorso campionato Legadue in casa Reyer, che ha portato in cascina 16 punti (ben cinque giocatori in doppia cifra nelle fila veneziane, come era già successo ad Ancona contro Montegranaro).
Tutto il resto sarebbe stato ordinaria amministrazione, ma resta il fatto che questi tre fondamentali e ben conosciuti giocatori, rimasti in campo 30', 32' e 38' (sto evidenziando il fatto che non si tratta di mostruosi NBA ma di provenienze Legadue), hanno fatto il bello ed il cattivo tempo senza che qualcuno li contrastasse seriamente.
Mandiamo appena più avanti il film della partita e a parte la poco credibile rimonta appena prima della sirena lunga (non ci ho creduto, attesa la nostra pochezza dimostrata in pochissimi minuti di quel balbuziente inizio), nel terzo tempino Sacchetti ha pensato di punire meritatamente gli statunitensi, accompagnandoli in panca tenendoli per l'orecchio, e mettendo un quintetto quasi-italiano al cospetto dei Mori di Venezia (una Reyer così colored forse non si era mai vista). Ottima mossa, coach !
Lo sapete cosa hanno fatto, care amiche e amici, i nostri "bassi" Binetti-Devecchi-Sacchetti-Vanuzzo-Pinton ? Si sono ricordati quelle ore passate da ragazzini negli under, si sono rammentati quell'istruttore ferreo che urlava loro nelle orecchie di contrastare, difendere, stoppare, intimidire, seguire l'avversario fino al limite del fallo, che poi magari ti procuri uno sfondo a tuo favore (Jack qui ha colpito due volte con efficacia), fino a fargli fare i famosi "suicidi" al termine dell'allenamento, in caso di sconfitta contro i compagni di palestra.
In buona sostanza si sono messi a difendere, mille volte meglio dei loro titolati compagni che a bocca aperta li guardavano dalla panca. Non avranno ottenuto grandiosi risultati, quantomeno ci hanno provato con tanta buona volontà a raddrizzare quel disastro e non doveva essere complicato anche per un profano comprendere che il gioco offensivo nasce da una buona difesa: così si è risaliti a -9.
Perchè alla fin fine, se togliamo gli 11 rimbalzi tirati giù da un volitivo, ma isolato Easley, impotente contro il conterraneo di papa Wojtyla (Szymon Szewczyk) che sotto le plance ha dominato come e quanto ha voluto, il vano correre (costellato di palle perse) di Hosley, sempre più deludente (e sempre più sorprendente chi continua a difenderlo), la poca efficacia atletica di uno stanco e spremuto Drake Diener, un Plisnic poco sfruttato (mai entrato Metreveli), tirando le somme alla Dinamo è rimasto ben poco. Travis Diener su 9 tiri ne ha azzeccato 5, ancora una volta ha prevalso la tendenza a mettersi in proprio e ad inventare pochissimo quando i reyerini erano a difesa schierata, con duttili soluzioni tra uomo e zona tirate fuori dal cilindro di un gasato Mazzon. Non è un caso che alla Reyer siano stati fischiati 21 falli totali (4 più di noi, segno che hanno difeso con più durezza; tanto che nessuno a parte Mauro Pinton, ha superato la pericolosa boa del terzo fallo fischiato). Il solito, stanco rituale, dello scarico in favore dell'avversario smarcato sul perimetro, uno schema ripetuto fino alla nausea in allenamento e che ormai conoscono anche i raccattapalle di tutti i palazzetti italiani. 
L'epilogo, per carità di patria ve lo risparmio: lo avete visto tutti in tv , una specie di corrida in cui la Dinamo ha cessato di far canestri (da 68 in diversi minuti è andata a...71), col pubblico impazzito ed i matadores Veneziani che nel giro di sei minuti o poco meno hanno segnato una caterva di canestri, e con la Dinamo toro loco sdraiata sull'arena. Una stretta al cuore nel pensare ai nostri 12 magnifici tifosi giunti fin lassù, al Palaverde, con tanta speranza e in mano una bandiera.
Meglio non pensarci...meglio concentrarsi su Caserta, una squadra tosta che però soffre di un fattore campo sfavorevole negli scontri diretti al palaSerradimigni. Vediamo se si potrà recuperare la fiducia, intanto il pubblico è invitato ad avere ancora una volta pazienza, ed a sostenere i colori biancoblu come e quanto prima. Sarà un coro già sentito, ma mi sento di dire, Alè Ragazzi, difendete e ancora difendete duro, con onore e volontà.
la pattuglia dinamista in quel di Treviso - foto tratta dal forum 
ultras basket 
Mi accodo anche io, nuovamente.
Difesa, sacrificio.
Tutta la stampa nazionale sin dalla campagna acquisti aveva detto che la coppia di guardie della Dinamo era forse la migliore del campionato, ma senza specificare: "solo in attacco".
In difesa le cose cambiano.
Travis conosce una sola difesa: cercare di rubare palla quando l'avversario si ferma davanti a lui. Finito. Non ha le gambe per seguire le penetrazioni, né la testa per provare ad anticipare qualche volta. Se poi ci mettiamo che è magrolino, il discorso si completa.
Per Drake Diener il discorso è abbastanza simile: anche lui magrolino, ma ha più gambe.
Il fatto è che è stato troppo in campo nell'ultimo mese, spremuto come un'arancia, e quando si gioca 2 volte la settimana (davvero massacranti queste feste, ma per tutto il campionato, non solo per la Dinamo), il suo fisico non regge più alla grande.
Hosley e Plisnic in difesa sanno menare, ma stanno sparendo, sono i due giocatori che "staccano" la testa più di frequente, e siccome in attacco la coppia dei cugini mangia molti palloni, loro giocano fuori dagli schemi, e sparacchiano molto.
Easley si fa un grugno così, anche se vede pochi palloni non smette di battersi, ma paga la poca fisicità e l'inesperienza... il suo apporto però è assolutamente meglio di quanto Benson e Hunter abbiano dato assieme. Se avesse un lungo vero a fianco farebbe sfracelli.
La panchina: ecco dove stanno i lottatori.
Devecchi (finalmente recuperato) e Sacchetti Jr. appena entrano danno sempre una sferzata in difesa, anche se in attacco tendono a bisticciare col canestro.
Vanuzzo: mena le mani, e sta giocando anche da centro, quindi fuori ruolo, a coprire le mancanze altrui.
Metreveli non ha paura, ma non ha la piena fiducia del coach. Io lo proverei a fianco di Easley: sarebbero due torri difensive davvero ostiche.
Pinton: non ha mai paura, e siccome ha gambe, quando le fa andare costruisce sempre qualcosa in attacco e tiene bene l'uomo in difesa. Però ha paura, e il pubblico è impaziente con lui.
La leggerezza (fisicamente parlando) della squadra è quindi il primo problema.
Il secondo è la mentalità.
Lo ripeto sempre: la squadra è più quadrata della scorsa stagione, ma si sbatte di meno.
E poi continua a mancare un sistema oliato in difesa, la cui unica regola consiste nel cambiare sui blocchi. I flottaggi però sono sempre lenti, e soprattutto manca la lucidità e l'attitudine di provare a capire i perché delle penetrazioni ospiti. Avete notato che molte squadre da noi affrontate si fanno un C...LO così per coprire le linee di passaggio per spezzare i nostri giochi? Noi non lo facciamo. Avete notato che esse parlano molto in area? Noi non lo facciamo.
La difesa della Dinamo sa tanto di improvvisazione e disorganizzazione, e qui la colpa non è solo della scarsa fisicità dei giocatori e della poca propensione alla difesa di buona parte del quintetto base, ma anche della terna degli allenatori.
Per una squadra come la nostra, sbilanciata sugli esterni e leggera, la difesa è fondamentale, perché non potendo (e alcuni non volendo) reggere l'impatto fisico degli attacchi altrui, è assolutamente necessario ringhiare da matti per far diventare matti gli attacchi altrui.
Questo è uno dei motivi per cui è facile giocare contro di noi.
L'altro è il numero limitato di schemi offensivi, ed infatti lasciando larga parte del gioco in attacco in mano all'improvvisazione, quando Travis gira la squadra può andare, se no: ciao.
In rete ho letto: "Ricordiamo ai tifosi dell'ultim'ora che l'anno scorso la squadra non aveva 14 punti" e giù altre storielle (alcune condivisibili, altre no).
A questo e ad altri tifosi che conteggiano gli anni di militanza al palasport per dare credito al contenuto dei discorsi anzitutto rispondo: io sono nato nel 1971, ed è dal 1974 che vado alla Dinamo, ti basta? Ho giocato anche a basket. Ti basta?
Faccio poi osservare che l'anno scorso la squadra difendeva meglio e infatti riusciva ad attaccare meglio (=più contropiede).
Siamo in tempo per tappare le falle.
Un miglioramento minimo si vede: quando Hosley aiuta a rimbalzo. Sta andando più spesso sotto ultimamente (poi quando palleggia, mi si rizzano i capelli). Se Plisnic inizia a fare lo stesso, e se il coach si decide a provare Easley-Metreveli assieme un pò più spesso...
Pensateci... chi controlla più rimbalzi gioca più palloni. Iniziamo da lì.
Skywalker