venerdì 29 luglio 2011

Banco di Sardegna finalmente main sponsor!

Quinton "T2" Hosley
Nika Metreveli, in maglia MPS
La scheda di Jarvis Varnado:
Ruolo: Pivot
Altezza: 206 cm
Peso: 100 Kg
Luogo di nascita: Brownsville, Tennessee (USA)
Data di nascita: 01.03.1988
Nazionalità: USA
Specialista difensivo dalle grandi doti atletiche e fisiche (quasi 224cm di apertura di braccia), negli anni del Mississippi State College Varnado ha stabilito molti record, superando Shaquille O’Neal per quanto riguarda il numero di stoppate in una singola stagione (170 nel 2008/09) e diventando il miglior stoppatore NCAA di ogni epoca nel febbraio 2010. Unico giocatore oltre a David Robinson ad aver raggiunto almeno 1.000 punti, 1.000 rimbalzi e 500 stoppate nell’NCAA, è stato eletto per 3 stagioni consecutive miglior difensore del raggruppamento sud-est (unico giocatore nella storia). Nell’ultima stagione di NCAA ha giocato 31 minuti a partita, mettendo a segno 13.8 punti, 10.3 rimbalzi e 4.7 stoppate di media.
Scelto col numero 41 dai Miami Heat nel Draft 2010, ha visto diminuire le proprie possibilità di impiego nell’NBA dopo l’ingaggio di Chris Bosh e Lebron James ed altri free agent, decidendo così di giocare oltreoceano.
Carriera:
2006-2010: Mississippi State College (NCAA)

In questi giorni in cui si sforano i 1000 abbonamenti e si discute dell'eventuale arrivo di Maciulis, ottimo n. 3 ma coi legamenti del ginocchio rotti, arriva la bella anzi, splendida notizia che ogni tifoso sassarese attendeva con trepidazione: la Dinamo ha finalmente il main sponsor, nella figura del Banco di Sardegna.

L'istituto di credito, non più "sardo" in quanto controllato dalla BPER, ha raggiunto un accordo con la nuova dirigenza sassarese. I termini economici ancora non si conoscono, ma è ovvio che la quota dell'anno scorso è stata sensibilmente aumentata.

L'accordo è per due anni, come comunica Sardara per mano di Dessole (addetto stampa anche lui riconfermato) nel sito ufficiale, e ciò regala finalmente la tanto attesa tranquillità e la possibilità di ragionare anche in propspettiva.

Questa splendida notizia fa riflettere, e tanto, sui mancati accordi della precedente presidenza col Banco stesso e altri sponsor di cui si è sentito parlare (in alcuni casi: favoleggiato). Neanche un mese è passato dal cambio di proprietà e la Dinamo ha già il main sponsor... Facile trarre le conclusioni, opportuno non scrivere niente su di esse, data la suscettibilità di qualcuno. E ci fermiamo qui.

Tornando alla squadra, in apertura si parlava di Maciulis e del suo grave infortunio. Conviene veramente alla Dianmo mettere sotto contratto un giocatore che potrà riprendere a muoversi solo fra un paio di mesi? E ancora: con un infortunio così serio (legamenti crociati del ginocchio) non è un po' troppo rischioso fare questo passo? Se la Dinamo avesse una panchina lunga, stile Milano o Siena, un Maciulis farebbe sì comodo, ma tutti noi sappiamo che le cose non stanno così. Nel frattempo ha firmato lo Zio Vanja - splendido acquisto a stagione in corso lo scorso anno, l'uomo che ha fatto fare il salto di qualità alla squadra - e i Diener non vedono l'ora di giocare di nuovo assieme.

Ci sono premesse davvero gustose per la stagione che verrà, e la dirigenza sta lavorando bene. A noi il compito di sottoscrivere gli abbonamenti e far sentire affetto e tifo ai ragazzi, quello che verrà poi lo deciderà il campo, e magari qualche arbitraggio più equilibrato e onesto...

giovedì 21 luglio 2011

Travis e ora Drake: Sassari is Diener House!

Ed è venuto anche l'ottimo esperimento di marketing del geniale Sardara: la conferenza stampa online. La notizia che tutti attendevamo è stata ufficializzata: Drake Diener ha firmato il contratto con la Dinamo.

Presidente e General Manager hanno dato immediatamente la bella notizia agli appassionati sassaresi, e la vera sorpresa, la più simpatica, è stata la chiacchierata su Skype offerta ai tifosi e alla stampa. Prima Travis e poi Drake hanno risposto alle domande della stampa sassarese e hanno salutato con un sorriso enorme la città di Sassari.

Ha iniziato Travis, che si è subito mostrato contentissimo di poter restare a giocare per la Dinamo. Del resto il fatto che diversi mesi prima della fine del campionato lo stesso play avesse palesato tale intenzione all'allora presidente Mele parlava chiaro: Travis si trova bene a Sassari. Il play confermato ha potuto esprimere forte soddisfazione anche per l'arrivo del cugino, col quale ha giocato per tanti anni, ben quindici quando erano ragazzi.

Stessi complimenti e saluti sono giunti da Drake, anche lui in video (e senza barba). Drake ha sottolineato l'importanza del poter giocare con Travis e il poter lavorare nuovamente col coach Meo Sacchetti, indicandoli come i due motivi per cui ha rifiutato ingaggi più alti provenienti da altri team (si parlava di Varese e di una squadra della Liga spagnola). Una brutta caduta di stile da parte di un giornalista, che chiedeva un paragone con White ("Ha fatto un grande campionato, tu che farai?") ha prodotto una smorfia e un commento secco: "Siamo due giocatori diversi, è scorretto fare paragoni". Drake ha poi continuato dicendo: "Sicuramente io non farò schiacciate saltando dal tiro libero, però posso dire che ci metterò tutto me stesso". Peccato per questa domanda davvero stupida, ma nessuno è perfetto, si sa.

Sul fronte arrivi non ci sono altre novità, Sardara ha confermato che la trattativa con lo zio Vanja Plisnic va avanti e che spera di firmarlo la settimana prossima, mentre ha smentito le voci anzitutto su un presunto arrivo di Chris Lang, ex Bologna e ex Brindisi, oltre che altre stupide voci su giocatori che sono troppo cari per i team italiani "e non solo per la Dinamo", giusto per mettere a posto le malelingue.

Dal canto suo il termometro abbonati oggi alle 16:00 segnava 761 sottoscrizioni, davvero niente male, per essere stata aperta la campagna abbonamenti da così pochi giorni.



Ajò , pronti a ripartire ! ;-)

martedì 19 luglio 2011

non li dimentichiamo (19 luglio 1992)

Emanuela Loi, di Sestu (CA), poliziotta caduta il 19 luglio 1992 nella strage di via D'Amelio
Claudio Traina (27 anni), 
Agostino Catalano (43 anni), 
Emanuela Loi, (24 anni) 
Vincenzo Fabio Li Muli (22 anni), 
Eddie Walter Cosina (31 anni),
Paolo Borsellino (52 anni).

La lettera di Manfredi Borsellino, figlio maggiore del dott. Paolo Borsellino.


"Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere".

Manfredi Borsellino

























Salvatore Borsellino a Palermo il 19 luglio 2011

lunedì 18 luglio 2011

Dinamo 2011/2012 - primo aggiornamento

Francesco Desole nella vittoriosa gara-2 contro Gaeta

James White è l'uomo mercato 2011: destinazione Pesaro

Vanja Plisnic ha prolungato di un anno il suo contratto
Non mi piace il fantabasket, casomai adoro la Fanta ;-)
A parte le battute fresche, considerato il cambio al vertice della Dinamo, stavolta faremo uno strappo alla regola. Dico quel che so e quel che penso. Poiché la Dinamo della scorso campionato ha raggiunto risultati eccelsi, i dirigenti attuali hanno deciso di confermare quanti più giocatori possibile . E mi pare una scelta più che opportuna. Prima di tutto è stato confermato il blocco italiano, vincolato con contratti biennali. E' stato lasciato libero solo Cittadini, artefice di una annata poco esaltante. A quel punto Meo Sacchetti,come ha già detto in una intervista piuttosto chiara a La Nuova Sardegna, ha pensato al primo tassello del quintetto iniziale, cioè al playmaker. La società ha dimostrato di riporre grandi speranze su questo giocatore e in parte la fiducia è stata ripagata. Il contratto è già stato firmato dagli USA, visto che Travis Diener è temporaneamente rientrato nella sua patria per motivi familiari e forse per la Summer League (sempre che ne facciano una vista la crisi del campionato NBA). E' una soluzione che piace al play del Wisconsin e alla famiglia, che a Sassari ha trovato simpatia e affetto incondizionato. Travis ha però premuto su Sacchetti sr. per una scelta un po' familiare, cioè sull'arrivo del suo cugino Drake, ex Siena ed ex Teramo, da tempo in Italia e con l'intenzione di confermare la sua serie A. Con la coppia dei cugini si potrebbe fare un discreto salto di qualità, indubbiamente la guardia con la barba è più forte del taciturno del Pireo. Al momento, quindi, l'opzione di Dimitrios Tsaldaris rimane sullo sfondo, tutto dipende dall'arrivo di Drake che in ogni caso non ha ceduto alle richieste del Varese (si presume dietro consiglio del noto cugino che lo batte sistematicamente a carte). Il greco non sarebbe comunque male, purché venga usato come guardia pura e non come playmaker, in un ruolo che ha ricoperto per spirito di sacrificio e in situazione di piena emergenza quando Travis era in officina.
Altro tassello del puzzle che sta andando al punto giusto è Vanja Plisnic, il colosso serbo-bosniaco che tanto ha fatto in difesa lo scorso campionato, risolvendo una situazione che "per colpa" di Jiri Hubalek poteva diventare un po' delicata. Buon Play più buon pivot fanno mezza squadra, questo lo sanno tutti e l'arrivo di zio Vanja era stato salutato con un senso di sollievo. E' stata la classica quadratura del circolo negli schemi difensivi. Secondo notizie di agenzia il buon Vanja avrebbe già prolungato il contratto per un altro anno: un bel colpo per la dirigenza Sardara. 
Ora manca un americano capace di non far rimpiangere James White, le cui quotazioni sono salite alle stelle dopo l'annata mostruosa in serie A. Si parlava di Spagna, si è fatto avanti Olympiakos Atene; si parla di un ingaggio da un milione di dollari, una cifra impossibile per le finanze della Dinamo. L'unica società capace di fare uno sforzo del genere è il Monte Paschi Siena e non è neppure sicuro che Minucci possa farsi ingolosire...
Trovare un ala sui livelli di Flight75, come non ama essere chiamato, è impresa un pochino ardua ma nulla è impossibile. Anche Diener  e Hunter sembravano irraggiungibili tanto che lo stesso Meo a chiusura delle trattative dopo ferragosto 2010 era rimasto sorpreso. 
A questo punto la palla passa al mitico trio, Ugo, Meo e Paolo, che con la loro competenza sapranno pescare nel campionato USA il possibile crack per la serie A. Considerato che hanno sbagliato finora ben poche mosse, ripongo in loro massima fiducia. 
Hunter sarebbe davvero un bel colpo, il ragazzo non ha fatto sapere le sue intenzioni ma pare che abbia diverse richieste, non eccessive anche perchè si è tutti in attesa delle decisioni sul futuro della NBA che libererebbe per l'Europa alcuni notevoli prospetti...
(è una battuta). Othello potrebbe anche avere buone richieste negli Usa e rientrare in Nba, non è da escludere ; spero che tutto questo non avvenga e che l'afro-americano resti in biancoblu !
Non ho la più pallida di cosa si prevede per il buon Jiri Hubalek, un giocatore a cui tutti siamo affezionati. Una ipotesi di naturalizzazione "veloce" la vedrei bene, sta per sposarsi a Sassari e questo potrebbe facilitarlo. Ritrovarsi il boemo in squadra, con i suoi micidiali tiri da 3, potrebbe essere un fattore da sfruttare, e non credo che la società voglia privarsene tanto facilmente. 
Ripeto, è una scelta molto irrazionale: se dipendesse da me riprenderei Marcelus Kemp, guardia sulla quale Meo ha riposto enorme fiducia (venendo ripagato come sappiamo). Probabilmente a questo punto avrà capito che deve giocare con gli altri, secondo gli schemi del campionato italiano e in ogni caso non potrebbe più fuggire negli USA sotto Natale considerato il fatto che sotto le feste natalizie si gioca, addirittura anche il giorno di Santo Stefano. Niente fuga, niente penale e in più ha un anno di esperienza in più in Turchia.
Passando a giocatori di casa nostra, vedrei bene anche il rientro di Patrick Baldassarre che, titolare con Scafati in legadue, ha fatto vedere cose ottime, si è irrobustito ed ha acquistato personalità ed esperienza. O lo si richiama nel roster oppure lo si gira in prestito (ancora a Scafati), però Sardara non dovrà fare l'errore di prestarlo in serie A, sarebbe una scelta di cui pentirsi ! Un lungo di spessore è comunque necessario considerata l'età non più verde di Manuel; in ogni caso, cento volte meglio un Patrick che un "nuovo Cittadini".  
Ho inserito una foto di Francesco Desole, qualcuno sorriderà ma è un dato di fatto che questo giocatore sassarese , classe 1987, reduce dai trionfi con la Bakkus, potrebbe giocare come terza guardia, soprattutto dare una mano in allenamento e chissà che non si scappi l'emozione del debutto (stiamo parlando dell'11° e del 12°, naturalmente). A volte i campioni li abbiamo in casa, tenere sia Franz che Matteo Samoggia sarebbe una scelta coraggiosa ed estremamente significativa considerato che si tratta di due ottimi giocatori sardi. E' tramontata l'ipotesi del clamoroso rientro di Emanuele Rotondo. Il #12 , che noi continuiamo ad omaggiare in home page per il suo valore e per tutto quello che ha dato ininterrottamente alla Dinamo dal 1991 (!) al 2007, non riscuote il consenso dello staff. Sacchetti probabilmente non si fida della sua attuale tenuta fisica, effettivamente il ragazzo di Sassari ha avuto discreti problemi nello scorso campionato Robur; una fastidiosa borsite lo ha tenuto a lungo in panchina e sappiamo bene che giocare in quel ruolo implica un movimento continuo verosimilmente non compatibile con i 36 anni di età (non tutti si chiamano "Lupo" Rossini, che ha corso come un matto fino ai 40 anni). Nel suo interesse, ma anche in quello della Dinamo, la sua ipotesi è stata al momento scartata anche se resta un tesserato della seconda squadra di Stefano Sardara. 
Infine, Gianmarco Pozzecco : investire in un personaggio abbastanza carismatico con molte entrature nel mondo del basket e delle sponsorizzazioni forse non sarebbe una scelta malvagia. Vediamo che cosa deciderà la società. Il fai-da-te in campo sponsorizzazioni finalmente è finito, si cambia rotta ed era ora.
Per ora è tutto...il virus del fantabasket complice il caldo e la Dinamomania stavolta ha colpito anche me !



Patrick Baldassarre è nato a Sion (Svizzera) nel 1985, è alto m 2,00 e pesa kg 95 - ala, nel 2010-2011 ha giocato con Scafati 34 partite tra regular season e playoff; un totale di 304 punti segnati in RS, 69 nei playoff, con una media di 10,1 a partita (high di 25). 152 rimbalzi, 5,2 a partita, 64 palle rec. ; nei P.O. è salito a  69 punti con media di 17,3 a partita, 28 rimbalzi. 61,6% nel tiro da 2 e 44,8 % in quello da 3. 13 assist in R.S. 11 stoppate complessive. 
(la foto è del settimanale Superbasket)

giovedì 7 luglio 2011

il giorno solitario di Stefano Sardara



Amici, oggi è il grande giorno di Stefano Sardara. E' il nuovo presidente della Polisportiva Dinamo basket Sassari. Il passaggio di consegne tra il gruppo Mele e il dott. Sardara è ormai cosa fatta. 40 anni, sassarese, due figli piccoli, appassionato del mare di Alghero. L'uomo giusto al momento giusto. E' entrato come socio nella Dinamo il 26 giugno 2010. In precedenza ha appoggiato economicamente il team come sponsor, prima la Axa e poi Reale Mutua Assicurazioni. Ha dato una mano fondamentale per l'organizzazione delle Final Four di Lega2 del 2010. Ha patrocinato nel settembre 2010 il progetto "giovanili Sardegna" ed è tuttora presidente della Robur et Fides, società iscritta al campionato di B dilettanti.
Fin qui la notizia ufficiale...sappiamo che non è stato affatto semplice e che le parti si sono amichevolmente accordate per il passaggio di quote ad una cifra che si aggira sui 500.000 euro, che consente al gruppo Mele di rientrare dalla esposizione degli ultimi anni. Non dimentichiamo che la Dinamo venne ceduta gratis dall'avv. Milia fatta salva la copertura dei debiti che nel 2005 ammontavano a ben 600.000 euro. Un accordo complesso che consente alla famiglia Mele di non rimetterci di tasca, di salvaguardare le proprie imprese e insieme di garantire un futuro sassarese al club cestistico nato nel 1960. Sappiamo anche che Sardara ha insistito per una presenza importante di Pinuccio Mele nel management, come GM oppure come dirigente addetto agli arbitri (il ruolo che fu di Mimì Anselmi). Mele è stato irremovibile, non intende accettare e si è posto sulla stessa linea del papà Luciano, determinato fin da marzo a passare la mano e cedere la società. Stanchezza, qualche timore o chissà che altro, fatta sta che i Mele hanno chiuso col basket ad altissimo livello. Superfluo richiamare i grandi risultati ottenuti negli ultimi tre anni. 
Il rischio di un addio del basket PRO qui in Sardegna è stato grande: questo rischio è stato sventato grazie al coraggio e alla passione di Stefano Sardara. Lo ringraziamo per questa scelta di vita e assicuriamo per quanto è possibile il massimo dell'impegno, augurando una nuova stagione di ottimi rapporti con la tifoseria organizzata, spazzando perciò certe frizioni che si sono verificate in passato con l'ormai ex dirigenza. E' un giorno bello ma intenso per Sardara, e sappiamo bene cosa significa sentirsi da soli nel prendere le decisioni importanti, anche se ci sono gli amici e gli strettissimi collaboratori che ti stanno accanto nei momenti più delicati. 
Ora, subito il mercato e i nuovi abbonamenti. Si parla con insistenza di DRAKE DIENER, cugino primo di Travis, guardia ex Teramo, un giocatore che ha sempre lavorato con onore nonostante la brutta stagione della squadra abruzzese. Far giocare insieme i due americani potrebbe essere un buon inizio, se è vero che Mister T #12 ha apertamente manifestato l'intenzione di restare a Sassari (sono in corso le pratiche per la sua naturalizzazione, agevolata dalle origini italiane di sua moglie Rose, con papà e mamma siciliani).
E' da escludersi un coinvolgimento di Gianmarco Pozzecco come GM, per quanto l'ex mosca atomica sia grande amico di Nicola Bonsignori, giocatore della Robur e uomo di fiducia di Stefano Sardara. E' chiaro che si dovrà partire da Meo Sacchetti, artefice insieme a Ducarello e Citrini di due bellissime stagioni di pallacanestro sarda. 
Finalmente si riparla seriamente di basket !
In bocca al lupo al neo presidente Sardara e forza Dinamo ! 


LONESOME DAY

Baby, quando credevo di sapere tutto
quello che avevo bisogno di conoscere di te
il tuo dolce respiro il tuo tenero tocco
Realmente non conoscevo granchè...
Lo scherzo è su di me, andrà tutto bene
se solo riesco a passare questo giorno solitario

L'inferno sta mescolando il buio, il sole sta sorgendo
Questa tempesta infurierà tra un momento e l'altro
la casa è in fuoco la vipera è nel prato
Una piccola vendetta e anche questo passerà
anche questo passerà, voglio pregare,
ora, tutto ciò che ho è questo giorno solitario

va tutto bene, tutto bene, yeah....

Meglio fare domande prima che tu spari
questo seme di tradimento è un frutto amaro
E' difficile deglutire (quando) arriva il momento di pagare
quel sapore sulla tua lingua non se ne va via facilemente
.
Lascia che il regno arrivi, Io troverò la mia strada
yeah, attraverso questo giorno solitario,
sì, attraverso questo giorno solitario
Diener vs Diener in Teramo-Dinamo del 31.10.2010

venerdì 1 luglio 2011

vi presento una notizia





La Nuova Sardegna, pagina 43 - Sport

La Dinamo vede l’uscita del tunnel
Trovata in casa la soluzione ai problemi ma ancora non c’è la firma

Previsto un rimescolamento con l’ingresso di nuovi soci e sponsor, per partire serve la garanzia della Regione

SASSARI. Forse ci siamo. Manca veramente poco, un passaggio importante con le istituzioni. Poi la Dinamo può togliersi il vestito a lutto e ripartire per la nuova stagione nella Serie A di basket. Ed è una vittoria di tutto il territorio.Riorganizzazione. Non si smonta nè si disfa quella che in questi anni è stata una efficiente macchina da vittorie. Verrà rimodellata la compagine societaria, qualcuno uscirà, altri entreranno, verranno ridistribuite le responsabilità. Potrebbero arrivare nuovi sponsor a dare una mano, fermi restando quelli che negli anni scorsi hanno sostenuto la Dinamo: Regione, E.On, Banco di Sardegna. Senza di loro, e in particolare la Regione, non si può nemmeno cominciare il discorso. E il dettaglio significativo che ancora manca è questo. La Regione da anni ha contribuito a mantenere viva la Dinamo e anche in queste tumultuose settimane ha più volte ribadito la volontà di non farla spostare da Sassari. Ora serve qualcosa in più delle parole. Non certo una delibera ma, insomma, almeno la garanzia che rispettando i tempi e i modi della burocrazia la copertura regionale non mancherà. Superato anche questo passaggio, via libera alla stagione 2011/12.Territorio. È una vittoria di tutto il territorio perché la Dinamo resta a Sassari e fa solo un rimescolamento societario. È una vittoria del territorio anche perché la mediazione politica è stata fondamentale e si sono mossi tutti a prescindere dallo schieramento politico, col sindaco Gianfranco Ganau e l’assessore allo Sport Sergio Milia costantemente impegnati. Ed è una vittoria del territorio perché senza la grande passione dei sassaresi per la loro squadra tutto questo non sarebbe successo, una Dinamo senza tifosi e senza seguito sarebbe morta un secondo dopo la fine del campionato. E i tifosi restano ancora una risorsa importante per la nuova dirigenza, che già è pronta a ritoccare il record degli abbonamenti (magari senza ritoccare il prezzo). Prospettive. Facciamo finta che in pochi giorni arrivi l’annuncio ufficiale. L’idea agonistica resta quella di un campionato tranquillo, senza restare invischiati nella lotta per la retrocessione. L’idea societaria è quella di darsi un anno di tempo, anche meno, per costruire un sistema in grado di non far arrivare la società con l’acqua alla gola alla fine del campionato e di non dover mettere un imprenditore davanti alla scelta di rischiare le proprie aziende per qualche domenica di gloria al PalaSerradimigni. Si può tentare, se il lavoro degli ultimi giorni verrà concretizzato. Forse ci siamo davvero, mancano alcuni dettagli significativi ma sono stati fatti enormi passi avanti e il sentiero sembra quello giusto.
ROBERTO SANNA

Oggi è il 1 luglio 2011. Dopo più di un mese di annunci da fine del mondo, ricatti più o meno larvati sulla pelle dei tifosi, roboanti dichiarazioni, sparate pubblicitarie (ne sai niente, signor Massimo Cellino ?), de profundis elargiti in modo gratuito, stucchevoli contrapposizioni con il "fans club del presidente", manco fossimo in chiesa o alle elezioni, appare oggi una notizia vera.
Ci dicono che sì, probabilmente è fatta, verosimilmente la cordata sassarese (in primis Stefano Sardara, ma si parla insistentemente anche del patron della Cobec) è in grado di creare un budget per affrontare il prossimo, difficile campionato di serie A 2011-2012. La Regione Sardegna si era già impegnata a sostenere la Dinamo, fin dal mese di maggio. Grazie a Sardara, lo sponsor dovrebbe essere Reale Mutua assicurazioni, compagnia che aveva già sostenuto le spese per le Final Four 2010. L'ipotesi di un passaggio di consegne in ambito sassarese era quella da ritenersi normale, fin da subito.
Devo dire in tutta franchezza che certe cose avvenute negli ultimi mesi mi avevano fatto quasi disamorare della Dinamo. Non riesco ad accettare che qualcuno abbia detto che Sassari "non merita" o "non è pronta" per la serie A.
Il "territorio" non è un ectoplasma, il territorio siamo noi, le nostre famiglie e le imprese cittadine, chi fa certe affermazioni ci pensi non una ma dieci volte prima di dare fiato alla bocca. 
Una squadra di pallamano femminile, una squadra di calcio femminile, una miriade di società di basket e volley cittadine stanno lì a dimostrare che Sassari non è una chimera. 2800 abbonamenti e oltre un milione di euro di incassi in una sola stagione, secondi in Italia dopo Bologna, non sono chiacchiere da bar o da forum. Sono denaro fresco che è entrato nelle casse societarie. 
Tutto è bene quel che finisce bene, ora spazio alla campagna abbonamenti; però Lorsignori, per piacere, la prossima volta il "ricattino" annuale sulla pelle dei tifosi ("vittime" incolpevoli di questa situazione) fatelo da un'altra parte. 
Noi siamo persone rispettabili, e non abbiamo l'anello al naso.
 Per sempre forza Dinamo, fino alla vittoria !


solo un po' di rispetto per i tifosi...


schiacciate della Dinamo 2010-2011. Si ringrazia CrazyNick, autore del lavoro.