lunedì 23 maggio 2011

un grande sogno biancoblu


gara3
Tanti bei ricordi di questa partita. Ma più di tutte mi piace questa foto: chi conosce bene il basket, chi lo vive nelle piccole palestre dei campionati dilettanti, nelle emozioni che sanno suscitare ragazzini velocissimi e ragazze che piangono dopo la sconfitta (o che esultano tutte insieme abbracciandosi) sa di cosa parlo. La Dinamo, sconfitta, si raccoglie in mezzo al campo e si dà un appuntamento in gara4. 
Ma la Dinamo non ha perso, ha vinto il suo scudetto ! Abbiamo vinto, perché siamo riusciti a portare 5000 persone dentro un palazzetto da ogni parte dell'Isola; abbiamo vinto, perché le nostre trasferte sono state vincenti, 30 punti in regular season e un sesto posto assoluto non sono frutto del caso; abbiamo vinto a Masnago, al palaMaggiò, a Bologna, abbiamo sbancato campi come Teramo, Cremona e Biella, ci siamo presi il lusso di battere la corazzata Siena. Noi abbiamo vinto nelle tante trasferte, visti con simpatia e rispettati da tutti, mai uno screzio o un malinteso con le opposte tifoserie.  
Ricorderò sempre di questa indimenticabile serie l'attesa spasmodica, la fila per ritirare i biglietti, i tanti discorsi con molte persone che condividono un'identica fede cestistica, l'ingresso al Palazzetto un'ora e mezza prima (con biglietto numerato, era davvero impossibile restare a casa in graticola !), le botte prese da James White, il sacrificio di Travis Diener, i tacchi alti di sua moglie Rose Mary, gli applausi a Dan Peterson e i fischi (fisiologici) ai giocatori milanesi, il boato assordante sui primi canestri Dinamo. Sassari ha un grande pubblico, immenso patrimonio umano, solida base per il futuro, e non voglio credere che davvero l'anno prossimo non si riesca ad allestire una squadra di serie A. La partita? Cosa posso dire, a me piace pensare che come un bel sogno (erotico ????) sia durata poco, un solo tempo; con la Dinamo in gran vantaggio, il pubblico entusiasta e Dan Peterson seriamente preoccupato.
Dinamo forte nel primo tempo, Olimpia fortissima nel secondo tempo, soprattutto nella quarta frazione. Le partite durano 40'. 
Il secondo tempo è stato esibizione di superiorità tecnica da parte della AJ Milano, costruita sui milioni di euro per puntare a scudetto ed Eurolega (sull'ultimo aspetto si sa come è andata a finire). Un giocatore come Hawkins (+ 28 val.), profondo conoscitore del basket italico, lo vorrebbe qualsiasi squadra, con la sua enorme capacità di difendere forte e poi di trovare lucidità in fase offensiva. "Fenomenale", direbbe un tale con seri problemi di statura. Giocatori come Mancinelli, Greer o Pecherov non li scopro certo io, e se questa squadra profondissima si permette il turn over lasciando addirittura in tribuna Petravicius, un senso ci sarà ... la Dinamo era stata costruita per combattere con onore  in regular season, i play off sono stati un meraviglioso regalo, diciamo che la "spia della riserva" si è accesa verso la fine di maggio, quando il calo fisico è più che evidente e mentre James White avrebbe voluto essere non qui ma nella sua Washington a riabbracciare la sua splendida famiglia. Hunter ha dimostrato più fondo atletico (mostruoso il suo +34 val.), MVP nei rimbalzi in questi playoff), ma vi è anche da dire che per tutto il campionato non ha ricoperto il ruolo scomodo di "sorvegliato speciale" delle difese avversarie come è invece accaduto più volte per "The Flight", e giocare con certi mastini alle calcagna non piace a nessuno. Bravi El Greco, giustamente elogiato da Peterson, e jack Devecchi, nel suo piccolo derby personale (doppia cifra per il lodigiano, un  bellissima soddisfazione per il ragazzo con forti legami in città, ma nativo di un luogo a 18 km da Milano).  
Un solo appunto su un comportamento discutibile (un coretto offensivo degli ultras contro la città di Milano, personalmente non l'ho udito, così come non aveva sentito insulti contro Brindisi, peraltro documentati inequivocabilmente su YOUTUBE): siamo contro le brutture che insultano la palla a spicchi, contro le porcherie viste avanti ieri in Cantù Varese, con derby regionali ridotti a reciproci insulti,  gente arrotata, macchine prese a calci, strutture di canestri fatte agitare da frustrati dei palazzetti durante la partita e tante cose che poco hanno a che vedere col basket vero.
Milano l'abbiamo sfidata l'ultima volta in gara agonistica (1992) quando la gran parte dei tifosi del "C" non era manco nata o era in fasce, ergo  si può dire molto umilmente che non siamo nessuno, o quasi in serie A ; allora, cari ragazzi, la "guerra per bande" con annessi e connessi fatevela voi. Io non ci sto.
Non gettiamo al macero la reputazione bellissima che ci siamo fatti in questo campionato, e pure prima, con la nostra tifoseria apprezzata e rispettata da tutti. Ci vuole tanto per costruire qualcosa di bello, pochissimi attimi per gettare tutto via e farsi male da soli. E' una delle cose certe che ho capito della vita !
Confido che queste mie parole saranno pienamente comprese senza possibilità di equivoci. 
In ogni caso, grazie Dinamo e grazie di nuovo ai tifosi organizzati.

i video sono del mitico Pinox!


Qui Cagliari....leggiamo su altri schermi e volentieri ripostiamo ;-)

23.05.2011 - ore 10:51
Cuore Dinamo: "La gente come noi non molla mai"


Il popolo sassarese sa vincere anche quando la Dinamo perde, Milano passa 91-72.

SASSARI. Certe partite non si possono seguire dalla tribuna stampa, devi viverle in mezzo alla gente, al centro del cuore sassarese, con l'orecchio poggiato sul battito di un palazzetto vivente, lì dove ogni coro emette la sua prima nota. Non c'è cronaca che tenga per un evento come quello di ieri, come se la cornice fosse stata spesso più importante del quadro. Sarebbe bello riuscire a trasportare quelle emozioni in queste righe ma è missione impossibile. Un palazzetto stracolmo come un uovo, capace di creare un'atmosfera surreale trasmettendo una carica pazzesca a questa Dinamo che brilla di luce propria. C'è tempo per un saluto a Mimì, lui che vive ancora nei canti della curva e nei cuori dei giocatori, lui che coccolava e viziava un po' tutti e che anche ieri avrebbe avuto qualcosa da insegnare. 
Tre, due, uno, via e c'è solo Sassari in campo contro una Milano quasi stordita. La gioia della gente è assordante, emozioni allo stato puro. E' una Dinamo a "trazione popolare" che gioca una bella pallacanestro divertendosi e facendo divertire. Difende forte, corre in contropiede, si carica con le triple, Sassari arriva anche a +8 e chiude la prima metà della gara in vantaggio per 43-37. Sembra tutto possibile e tutti ci credono. Ma il sogno, proprio come i più belli, non dura molto. Appena quei quindici minuti dell'intervallo, il tempo di mangiare una pasta. Già, perché in curva passano anche le paste gratis che, anche se spariscono in un "amen", la dicono lunga sulla coesione e lo stile di questa realtà. In campo e fuori. Alla ripresa purtroppo Milano dilaga. Sassari non trova più la via del canestro e i tiri dall'arco si infrangono tutti sul ferro uno dopo l'altro. 
I ragazzi di coach Sacchetti non riescono neppure ad avere quell'intensità difensiva che aveva permesso loro di far finta che personaggi come Mordente, Hawkins, Mancinelli non si chiamassero più così. E invece poi è proprio Mordente, la razionale sicurezza di Dan Peterson, a segnare i canestri importanti che consentono a Milano di svegliarsi dal torpore iniziale. E così l'aggancio e il sorpasso milanese al terzo quarto chiuso 63-66 per gli ospiti. Sassari è fisiologicamente stanca. 
L'ultima frazione è quella più drammatica. E proprio ora si nota la maturità del popolo della Dinamo: "la gente come noi non molla mai", quasi come se non fosse più tanto importante quello che succedeva in campo. Certo, qualche muso lungo per chi (come il cronista, ndr) aveva fatto duecento chilometri per esser presente a questo evento e avrebbe magari voluto percorrere gli altri duecento di ritorno con una vittoria nel cuore e un sogno che è nel cassetto di Sassari ma anche di tutta la Sardegna. Gli ultimi minuti non rendono giustizia a quello che la Dinamo aveva mostrato di sé e Milano scappa via lontana. Ma non importa: "Dinamo, non ti lasceremo mai" grida la curva.

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Autore: Andrea Balestrino per Isola basket.

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