venerdì 13 maggio 2011

La storia si ferma a Sassari. Siena e Anselmi

Grazie, coach Sacchetti !

Non c'era la scorsa volta contro Varese, perché era in ospedale. Non c'era ieri perché era a casa. Mimì Anselmi non ha potuto vedere personalmente la sua Dinamo battere la storia passata (Varese) e presente (Siena) del basket italiano fra le mura amiche. Lui che ha passato tutta la sua vita a lavorare per il basket e per la Dinamo, lui che era sempre lì quando la società passava da una mano all'altra, lui che saltava coi tifosi, lui che faceva tutto. ma proprio tutto per la sua squadra, ora non c'è più: un malore se lo ha portato via qualche ora fa. Ma ci piace pensare che se ne sia andato col sorriso delle ultime vittorie.
Mimì Anselmi è la Dinamo. E la sua dipartita sembra accompagnare sinistra le lacrime del General Manager ieri in tribuna stampa, sul "no future" per la società più sana e onesta del basket professionistico in Italia, che va avanti da sola e ora non ha più possibilità per andare avanti, perché le grandi ditte che aprono i loro esercizi e attività qui non palesano alcun interesse ad accoppiare il loro marchio a una squadra della quale tutto il Paese parla. Dalla gioia più grande, dai 4500 tifosi impazziti di ieri notte, alle lacrime di oggi. La vita è dura, e si nutre di questi paradossi.
Ma torniamo a ieri. La Dinamo ha vinto "la partita", quella che tutti aspettavano sin dal giorno in cui nell'agosto 2010 è stato pubblicato il calendario della stagione. Questa partita sembrava posizionata alla penultima giornata in maniera beffarda, perché se è vero che a posteriori lo possiamo considerare il miglior modo per chiudere il filotto delle partite viste al Palaserradimigni (tutti lo dicevano ieri), è anche vero che la Dinamo l'ha potuta giocare con una Siena scarica (già prima in classifica, e dopo la delusione delle Final Four di Eurolega) e con la salvezza già in tasca. Provate solo ad immaginare cosa sarebbe stata questa partita ieri se Siena avesse avuto un primo posto da conquistare e la Dinamo una salvezza ancora da agguantare: una cosa insostenibile. 
Ma tant'è... ieri era l'occasione imperdibile per la vittoria, e vittoria è stata.
Non sono riusciti i tre pessimi arbitri a guastare le cose, anche se ci hanno messo un lodevole impegno: hanno condonato una decina abbondante di falli evidentissimi ai blasonati campioni d'Italia, hanno inventato un 2° fallo al cecchino White provocando la sua reazione e l'immediato fallo tecnico, fischiato con un sorriso sadico sul volto di quell'uomo. Loro hanno volutamente ignorato la chiusura a panino sul busto di Diener, che ha mandato il nostro play verso gli spogliatoi, nel corridoio dei quali è stramazzato al suolo dove è rimasto fermo per un quarto d'ora (l'abbiamo visto coi nostri occhi, supino e con quattro persone attorno che si agitavano).
Complimenti a Siena, l'Anonima Impuniti. Sì, avete letto bene. Il blasone bisogna saperlo sfruttare, e menare selvaggiamente. All'andata la Dinamo seppe risalire dal baratro fino a una manciata di punti dalla vittoria, e Stonerook si scontrò duramente con Travis Diener, che fu portato negli spogliatoi (fece poi una TAC in ospedale), e la Dinamo perse lo slancio che l'avrebbe portata forse alla vittoria. Al ritorno, ieri, il doppio body-check che ha fatto intorpidire una delle due gambe al play americano, che non è più rientrato in campo.

Brava Siena, davvero complimenti: peccato che hai perso. Ok, nessuno fa girare la palla in attacco come fai tu, hai il migliore attacco e la migliore difesa del campionato, però quando queste cose non bastano sai arrangiarti benissimo, tanto gli arbitri ti trattano sempre bene.
La Dinamo ha giocato il secondo tempo senza Diener e con White che è dovuto restare sulla panca più del dovuto (causa quei due falli chiamati scientificamente dai tre uomini col fischietto in... bocca), ma ha trovato tutte le energie che servivano. Ieri in campo di Jack Devecchi ce n'erano tanti, e Siena ha dovuto chinare il capo e uscire a testa bassa.
Travis Diener: fantascientifico il suo primo quarto, 100% dal campo e due assist abbacinanti, poi è stato eliminato fisicamente come abbiamo detto.
James White: costante nel penetrare e cercare il fallo, incisivo dal perimetro, ma forse pigro a rimbalzo (solo uno).
Othello Hunter: costante nel segnare e catturare rimbalzi, anche se la penultima palla gli è volata dalle mani regalando un possesso che l'ottimo Aradori non ha capitalizzato (per una volta la fortuna ha guardato dalla nostra parte).
Jiri Hubalek: gliel'avevano promessa, questa partita, ma non ha inciso; il suo lampo è stato una schiacciata a due mani a rimorchio e subito dopo una tripla che ha fatto saltare in aria il palazzetto.
Dimitrios Tsaldaris: anche ieri ha dovuto fare più il play che la guardia; dopo aver litigato col canestro ha finito in crescendo, sempre prezioso in difesa.
Jack Devecchi: nessuno avrebbe immaginato che senza allenamento potesse rimanere in campo così a lungo, eppure ha retto alla grande, e chi è stato marcato da lui ha portato la museruola.
Manuel Vanuzzo: sostanza, canestri (anche triple) al momento giusto, e tosti tagliafuori a rimbalzo, un vero capitano.
Mauro Pinton: un canestro provvidenziale in un momento di grande difficoltà per la squadra, poi ordinaria amministrazione.
Brian Sacchetti: il rimbalzo e i due tiri liberi più importanti della sua stagione a Sassari; fantastico in difesa, dove ha menato le mani quando occorreva.

Siena ha vinto nell'indice di valutazione, com'era prevedibile, ma a rimbalzo non ha dominato (quella era la lotta più temuta): assieme alle scarse percentuali ai tiri liberi è là che non ha trovato la base per vincere. Le improvvisazioni finali e una palla gettata in tribuna in un momento topico sono il segnale che Pianigiani deve lavorare per rimettere in carreggiata la concentrazione a una squadra che da cinque anni stravince in Italia ma in Europa non sfonda, una vera maledizione.
Grande Dinamo, una vittoria che alimenta ancora velleità post-season. Domenica in tanti partiranno da Sassari alla volta di Cremona, con un sogno nel cassetto: tornare al PalaSerradimigni ancora, per onorare la memoria di Domenico "Mimì" Anselmi.
"Salta con noi, Mimì"... dance me to the end of love...
Il nostro Amico Mimì Anselmi, dal 1975 alla Dinamo, gran signore e ottimo dirigente

1 commento:

SoloDinamo ha detto...

grazie Luca, hai trovato le parole più appropriate per ricordare Mimì così come voleva lui, cioè discutendo di grande basket, al quale ha dedicato tutta la sua vita.
Lo ricordiamo con piacere, con il suo semplice sorriso e l'aria sorniona di uno che ha combattuto 1000 battaglie, sono certo che anche da lassù sta cantando insieme agli angeli perché "la Dinamo è sempre magica".
Grazie Mimì ! Che la terra ti sia lieve...