giovedì 17 marzo 2011

felice di essere italiano !

Mi sento italiano perchè...
perché questo è il Paese di Giuseppe Verdi, Primo Levi, Leonardo Da Vinci, Giuseppe Mazzini, Goffredo Mameli, Piero Calamandrei, Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Giuseppe Garibaldi, Partigiano Johnny, Pier Paolo Pasolini, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Salvo D'Acquisto, Mastroianni, Troisi e Anna Magnani, Dino Zoff, Gaetano Scirea, Carlo Azeglio Ciampi...e di molti altri che l'hanno reso grande nel corso dei secoli.
Mi sento italiano perché a volte mi piace lasciare la nostra grande isola e parlare con persone uguali a me, con la stessa storia, la stessa cultura, la stessa lingua (e diversi tipi di cucina !).
Mi sento italiano perché per me l'Italia non è un muro opprimente o una prigione, è un bel ponte sul Mediterraneo e sull'Europa...e chi vuol costruire frontiere, steccati, nazionalismi basati su grette ideologie non è in pace con sé stesso, non è in pace con chi viene da Oltremare. Vive di paure e cerca di inculcarle negli altri.
Mi sento italiano perché la nostra storia è antica, assolutamente italiana...non avremmo mai potuto essere spagnoli, tantomeno tedeschi. Siamo inseriti in una comunità nazionale, l'isolamento ha sempre portato arretratezza culturale, disoccupazione e miseria.
Mi sento italiano perché se vado all'Estero, vedono che sono italiano e spesso mi sorridono.
Mi sento italiano perché mio nonno paterno ha fatto la prima guerra mondiale, era nel reggimento Brigata Sassari per mettere il suo piccolo mattoncino che serviva nella costruzione dell'Italia; lui è tornato, però molti altri non sono tornati e purtroppo li ha visti morire; loro non avrebbero mai immaginato che un brutto giorno altre persone, dalle loro comode poltrone pagate dagli italiani, sputassero sul tricolore e sullo Stato italiano.
Mi sento italiano perché mio padre nel 1944 era nell'esercito del Sud, quello di Badoglio, e per pochi mesi non fu implotonato nell'esercito fascista. Era con gli inglesi , dalla parte giusta, non da quella della tirannide, e sono contento perché i suoi sacrifici hanno reso l'Italia più libera e affrancata dall'oppressione. 
Mi sento italiano perché sono un patriota, non un nazionalista; non mi piace chi impone la propria colorata bandiera, non mi piace l'Europa divisa in tanti particolarismi, ciascuno chiuso nel proprio pollaio di egoismo. Mi sento cittadino del mondo, posso essere in Corsica o in Australia e trovare un amico, non mi importa da dove viene, di che razza è e quale bandiera tiene in mano.
Mi sento italiano e sardo perché la Sardegna ha dato tanto a questo Paese. 
W l'Italia unita e libera ! W Garibaldi !



versione originale di Massimo Bubola:






e questa è una lettera (vera) su una storia (vera) accaduta ad un collega.

Un caro saluto a tutti.
Non scrivo spesso sulle mailing list ma qualche giorno fa ho vissuto un episodio familiare che mi ha inorgoglito e commosso e che voglio condividere con i colleghi che avranno la pazienza e la voglia di leggere questo messaggio.
Lunedì scorso, dopo essere tornato a casa dall'Ergife, reduce da una relazione ad un corso del ____ che mi aveva impegnato la mattinata, ho stranamente trovato il tempo, nel pomeriggio, di andare a prendere mio figlio, che frequenta la seconda elementare, all'uscita dalla scuola.
Prima di lui mi è venuta incontro la maestra che mi ha riempito di complimenti, dicendo che in classe avevano parlato della festa dell'Unità di Italia e che Mattia (mio figlio) aveva riferito a tutti, con dovizia di particolari, come l'Italia era stata unita, mostrandosi informato anche sui dettagli.
Tornando a casa, gli ho chiesto dunque cosa avesse detto e Mattia mi ha risposto, grosso modo, nei seguenti termini: << papà, ho semplicemente detto che Garibaldi e suoi soldati erano partiti dalla Liguria con due navi, il Piemonte e il Lombardo; si erano fermati ad un distributore in Toscana a fare benzina (proprio così); erano sbarcati in Sicilia dove avevano combattuto contro i Borboni, che avevano pochi cavalli; dopo molte battaglie erano arrivati in Calabria e si erano diretti verso Napoli costringendo il re Francesco a scappare nello Stato della Chiesa, ma senza cavalli; a quel punto Cavour aveva chiamato il re Vittorio Emanuele e gli aveva detto di salire su un cavallo bianco e di partire per Napoli perché c'era il rischio che Garibaldi invadesse anche lo Stato della Chiesa, provocando l'intervento del re di Francia, che aveva molti più cavalli del re vittorio Emanuele e che era molto amico del Papa. Garibaldi prese un cavallo marrone e andò incontro al re, lasciandogli il comando. Poi, siccome aveva fame si fermò a mangiare un panino al formaggio. Dopo alcuni anni, siccome il re di Francia aveva perso i suoi cavalli, Roma potè essere unita all'Italia. Ma ci vollero molti più anni perché gli italiani fossero veramente liberi. Ci vollero altre persone che, salite sui loro cavalli, dissero che bisognava fare la Costituzione e che, prima di scendere, dissero che noi ragazzi avremmo dovuto difenderla>>.
Sbigottito dalla risposta, gli ho chiesto chi gli avesse detto tutte quelle cose. E lui: << me le ha dette nonno, quando ancora era vivo. Nonno mi disse anche i nomi di queste persone, ma io, papà, non me li ricordo. Anzi, me ne ricordo solo uno, si chiamava Calamandreo, nonno ne parlava spesso. Se non sbaglio era lui che aveva detto che i ragazzi devono difendere quella cosa che essi avevano fatto prima di scendere dai cavalli e che avevano chiamato la Costituzione>>.
Vi potete immaginare cosa ho provato.
Mi piacerebbe che tutti bambini parlassero coi loro nonni e che questi, magari, ci facessero il piacere di morire un po' più tardi.

P.S.

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