venerdì 12 febbraio 2010

A proposito di contributi pubblici...



Sentendo alcune censure mosse contro le somme di denaro elargite dalla Regione Sardegna in favore della Dinamo, non si può fare a meno di pensare al fatto che a giugno 2009 stavamo per sparire, che fu necessaria una grande mobilitazione di una buona parte dei tifosi (non di tutti, visto che alcuni non hanno neppure versato le famose quote da 100 euro che avevano promesso "sulla carta") e di alcune persone "volenterose" che, a vario titolo, avevano a cuore le sorti della squadra, primo club cestistico della regione. Quando i dirigenti , stanchi e disillusi, stavano per cedere davvero il titolo sportivo, ci si è resi pienamente conto di quanto sarebbe stato necessario l'intervento della giunta regionale; che "puntualmente" è arrivato, con grande gioia di tutti, sotto forma di un finanziamento, ora reputato eccessivo, della somma di 500.000 euro con effetto retroattivo ed a copertura anche delle mancate contribuzioni regionali non garantite dalla giunta Soru (così raccontano le cronache). Dieci minuti dopo il salvataggio della Dinamo, anche grazie al contributo volontario di 100.000 euro (versato direttamente nella mani del presidente lo scorso settembre) si è iniziato a parlare di nuova squadra. Ed ora eccoci qua.
Pare che quelle somme rappresentino una sorta di violazione della par condicio rispetto ad altre realtà sportive che non godono di appoggi dagli enti pubblici. Prescindendo dal fatto che altre squadre (ad esempio, la Trenkwalder) ben percepiscono denari pubblici dalle province tramite identici accordi di sponsorizzazione, ciò che non bisogna mai dimenticare è la realtà produttiva dell'Isola. Un apparato industriale molto debole, in grande crisi e ormai concentrato in ben determinate aree, una agricoltura e pastorizia quasi allo sfacelo, l' industria turistica (forse la più importante fonte di reddito dei sardi, oltre al terziario) che vede minacciata dalla concorrenza degli altri paesi meditarranei una sorta di leadership del settore che ormai appartiene solo al passato. In questo quadro, lo sport sconta oltre ai problemi gravissimi derivanti dalla insularità, la povertà delle società dilettantistiche, una drammatica carenza di fondi da destinare allo sviluppo del settore giovanile, alle trasferte sempre più costose ecc. E' sempre stato difficile pensare ad un serio sviluppo dello sport in Sardegna senza il consistente appoggio delle Istituzioni pubbliche. Da qui - ma il discorso potrebbe essere molto più esteso ed avrebbe molteplici implicazioni - il motivo della contribuzione regionale sotto forma di accordo di sponsorizzazione, che viene attuata fin dagli anni '70. La regione sponsorizza ed appoggia anche il Cagliari ed altre società calcistiche di prima divisione nazionale, il rugby, il calcio femminile, la pallamano, la pallavolo ecc. L'ente come è noto ha un'autonomia finanziaria garantita dallo Statuto regionale, circostanza che molti dimenticano e che pone l'amministrazione in una posizione apparentemente più garantita rispetto ad altre regioni. Quello che non è accettabile è il fatto che mentre la Sardegna è sistematicamente svantaggiata rispetto a tante altre regioni (si pensi alla Sicilia), nelle scelte economiche fondamentali del Paese, si debbano sentire critiche sul modo in cui determinati fondi vengono destinati,verso l'uno o l'altro settore della comunità sociale . Senza tener conto , con questo tipo di discorso, della essenziale funzione sociale dello sport, ed una società che non avvia allo sport i propri giovani, che non crea serene occasioni di svago alternative alla noia o all'inerzia è una società perdente o più schiettamente destinata al sottosviluppo.
Anche le scelte di destinare maggiori o minori contributi, sono eminentemente di tipo politico, rimesse agli organi regionali. La precedente Giunta Soru nell'estate 2005 aveva scelto di ridurre drasticamente (del 33%) il contributo alle società professioniste e di dilettanti. Ciò aveva determinato l'ovvia levata di scudi di ben 53 società sarde destinatarie delle contribuzioni, con seri problemi per far quadrare i rispettivi magri bilanci. L'assessore Pilia si era dimessa dopo soli due anni di attività, in evidente polemica con il presidente della regione, col quale probabilmente si era scontrata anche sulla questione dei contributi alle società sportive. La scelta dell'epoca era stata quella di privilegiare "lo sport di base" , la pratica sportiva tra i giovani e le società più piccole, a discapito di quelle più grandi e quindi più dispendiose ("i fondi pubblici non possono essere destinati a pagare gli stipendi dei giocatori stranieri"). Nell'anno 2005 venne erogato alla Dinamo un contributo di euro 165.000,00 (- 37% rispetto all'anno prima). La politica dei tagli onde evitare la bancarotta regionale aveva evidentemente imposto certe scelte politiche di rigore e negli stessi anni Soru aveva promosso la c.d. "vertenza entrate" con lo Stato.
Queste scelte politiche avranno determinato dei meccanismi, anche in termini di consenso elettorale, ma di fatto l'attuale maggioranza - cioè la precedente opposizione -, ha scelto di rifinanziare le grandi società, come Cagliari e Dinamo nonché Olbia e Alghero. Sappiamo tutti che un campionato di alto livello come quello in corso richiede un bilancio cospicuo e grossi esborsi, senza dimenticare il fatto che non si vive di soli incassi. New basket Brindisi ha ricevuto solo dall'Enel 600.000,00 euro, e stiamo parlando di una multinazionale dell'energia che opera ormai in tutto il pianeta. L'Enel ha promesso alla città pugliese la realizzazione di un nuovo palazzetto da 6500 posti. Tutto questo serve a far capire che si sta lottando per la promozione contro una sorta di piccola corazzata del basket (quelle grandi le troviamo in serie A), in un territorio attraversato da una crisi economica spaventosa e nel momento in cui il Banco di Sardegna, che non è evidentemente il Monte dei Paschi di Siena, non è più in grado di garantire un massiccio contributo come avveniva negli anni '90. Si può dire che la Dinamo sia un bel fiore sbocciato nel deserto. Le altre realtà economiche della città contribuiscono debolmente, sponsorizzando squadre di serie C1 e C2, mentre sarebbe opportuno -a questo punto- il coinvolgimento di un pool di forti sponsor cittadini, non meno di dieci ditte, opportunamente pubblicizzate attraverso il sito ufficiale e/o mediante mirati interventi dei giocatori durante la stagione.
Chimerico o meramente ipotetico appare l'intervento di grossi sponsor nazionali o internazionali, come Moby Lines, o catene di alberghi rinomati sul piano internazionale, non potendo avere tali aziende un ritorno efficace in termini di immagine in un campionato di Legadue. Un fatto è certo: in un campionato che costa un milione-un milione e mezzo di euro (non conosco i bilanci della società, ma i costi dovrebbero essere questi), in una realtà economica depressa come la nostra e tenuto conto della triste fine della Torres Calcio, fallita tre volte in 20 anni, penso che il comportamento dei dirigenti sia al limite dell'eroismo. Ben vengano, dunque , le contribuzioni regionale , provinciale e comunale (anche sotto forma di uso gratuito del Palazzetto).
[nell'articolo della Nuova che ho postato, risalente al 1981, epoca della prima promozione in serie B, Milia esortò comune e regione a sostenere la Dinamo, ricordando i sostanziosi contributi regionali elargiti in favore del Brill pallacanestro Cagliari pochi anni prima]


3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottimo "riassunto delle puntate precedenti"! E' un argomento spinosissimo. Io, in linea di massima, sono dell'idea che dovebbe essere il privato a prevalere, studiando forme di sponsorizzazione che anche in un tessuto produttivo difficile come il nostro possono dare buoni frutti. E continuo a sostenere che la "filosofia" che c'era dietro ai tagli della giunta Soru non fosse del tutto sbagliata. Certo, non posso ovviamente lamentarmi più di tanto del salvataggio di Cappellacci, ma quanto possiamo andare avanti con le iniziative estemporanee e più o meno interessate del politico di turno?

Anonimo ha detto...

Non mi sono firmata, sono Claudia

SoloDinamo ha detto...

sì, non dubito che occorrerebbe un maggior coinvolgimento dei privati nella gestione di tutto il "marchio Dinamo" (comunque, qualche piccolo passo già si vede, ad esempio la vendita dei gadgets, l'aggiornamento del sito, la vendita on line di biglietti che prima era una chimera).
Loro, che poi sono fondamentalmente imprenditori privati, si muovono in una realtà economica estremamente in sofferenza. Però non penso che il sostegno regionale sia un'iniziativa estemporanea, in fondo i contributi sono previsti da una legge regionale del 1999 (mi ero dimenticato di puntualizzarlo),anche se per qualche periodo sono stati pesantemente ridimensionati (per esigenze di bilancio). La giunta Soru aveva programmato tante belle cose, ma non dimentichiamo che vi era stata la protesta di decine di società sportive regionali...e poi la stessa Regione in passato aveva elargito qualcosa come 2 miliardi e mezzo di lire per salvare il Cagliari calcio dal fallimento (ai tempi della retrocessione in C). Prescindendo dagli scopi politici del governatore, un abbandono al suo destino della Dinamo avrebbe rappresentato un'ingiustizia bella e buona.