venerdì 5 febbraio 2010

The making of...intervista a Meo Sacchetti


16.1.2010 da basketnet.it
Nella febbrile attesa di Dinamo-Brindisi, domani sera al Palazzetto e in diretta Rai, match sul quale c'è ben poco da aggiungere perché si è praticamente detto tutto, ecco un'intervista a Meo Sacchetti. E in più, un'interessante retrospettiva sul pre-campionato (torneo in Valsesia di settembre).

Una bandiera della nostra nazionale come Romeo Sacchetti è nostro ospite oggi nella rubrica Basket Story. Carriera da solidissima guardia/ala piccola capace di marcare esterni dal tiro letale come ali dal fisico possente. Solidità e spirito pratico ed essenziale che conserva ancora oggi come allenatore del lanciatissimo Banco Sardegna Sassari che sta volando in LegaDue. Ripercorreremo insieme a lui gli anni più importanti della sua carriera tra Bologna (sponda Gira), Torino e Varese, oltre ai tanti successi azzurri culminati nel trionfo agli Europei di Nantes 1983. Con Sacchetti partiamo però proprio dalla sua avventura recente con il Banco Sardegna che gli sta regalando molte soddisfazioni.

BASKETNET: La partenza di questo campionato vi ha subito visto partire bene, date l’idea di avere sempre il controllo della situazione anche in partite complesse (Pavia ad esempio due settimane orsono) pensavate ad un inizio così positivo?

SACCHETTI: “Le sensazione iniziali erano sinceramente molto positive, certamente poi entrano in scena tanti fattori quando si assembla una squadra. Per ora molte cose hanno funzionato nel modo giusto, c’è un clima positivo attorno e dentro la squadra e sto apprezzando l’atteggiamento e l’approccio alla partita dei miei ragazzi”.

BASKETNET:Una squadra che gioca un basket piacevole con un impianto ben collaudato, a fianco del trio delle meraviglie Hubalek-Rowe-Kemp c’è un nucleo solido di italiani.

SACCHETTI: “Sicuramente l’impatto di giocatori come DeVecchi, che mi garantisce solidità ed è il collante perfetto per il nostro sistema di gioco, o dalla grande esperienza come Vanuzzo sono addizioni importanti. Voglio ricordare anche di Binetti, Conti e Baldassare che mi stanno dando tanti minuti di qualità anche partendo dalla panchina. Poi dalle partite difficili come quelle di Pavia, Rimini ed altre ancora riesci a trarre ovviamente tanta fiducia. Dobbiamo però sgomberare il campo dai facili entusiasmi, si parte sempre dal principio che non c’è nulla di scontato e, soprattutto, la partita più difficile sarà sicuramente la successiva”.

BASKETNET: Mentalità vincente, concentrazione e pochi fronzoli, tratti comuni nella tua carriera anche da giocatore.

SACCHETTI: ”L’etica del lavoro e la voglia di migliorare penso sia alla base della crescita in ogni aspetto del gioco. All’inizio della mia carriera, che è cominciata a Novara prima e ad Asti poi con un grande come Charlie Caglieris, avevo un ruolo ancora da definire in modo completo. E’ stato fondamentale nella mia maturazione tecnica il lavoro di un allenatore come Zuccheri (coach del Gira Bologna) che nella mia avventura bolognese mi ha perfezionato. E’ riuscito a darmi una maggiore versatilità sfruttando la mia “taglia” quando dovevo marcare un’ala magari più potente ma utilizzandomi nel contempo anche come “sentinella” di una guardia grazie al mio passo molto rapido, qualità insolita per un giocatore con un fisico come il mio”.

BASKETNET: Dopo i 4 anni a Bologna c’è il ritorno in Piemonte a Torino, il momento di svolta della tua carriera.

SACCHETTI: “Sono stati anni molto belli ed importanti, con Gianni Asti prima e Dido Guerrieri poi in panchina. Giocavamo credo un basket di ottima qualità, bello da vedere e con interpreti di grande classe. Penso a Scott May, a Caglieris, siamo arrivati per 3 volte in semifinale perdendo sempre con la squadra che avrebbe vinto lo scudetto. Non credo comunque che fosse solo una questione di fortuna, anzi credo che ci mancasse proprio quel pizzico di cattiveria e di cinismo per chiudere le partite decisive come invece magari Milano sapeva fare”.

BASKETNET: Un pizzico di buona sorte che certamente non ti è stato restituito a Varese dove nelle sfide soprattutto con Pesaro, in semifinale nel 1988 ed in finale nel 1990, una decisione arbitrale controversa ed un brutto infortunio non ti hanno consentito di arrivare ad uno scudetto “personale” sicuramente meritato.

SACCHETTI: “Non mi piace mai appellarmi alla sfortuna e comunque penso semrpe agli aspetti positivi della mia esperienza come giocatore, soprattutto poi quando parlo di Varese. Da ragazzo ero tifosissimo della grande squadra che incantava l’Europa, indossare la maglia dei miei idoli della “valanga gialla” è stata di per se un’emozione fortissima. Poi certo la semifinale con Pesaro dell’88 è stata decisa forse anche da un recupero di Darwin Cook che era realmente fuori campo. Diverso è il caso della finale del 1990, il mio infortunio ci ha tolto la possibilità di giocarci le nostre carte fino in fondo ma forse non avrebbe cambiato l’esito della sfida”.

BASKETNET: Il recupero tanto discusso di Cook oggi non avrebbe motivo d’essere con l’Instant replay.

SACCHETTI: “L’instant replay è uno strumento che, se ben utilizzato come avviene da noi, rappresenta un bel balzo in avanti. Premetto non ho nulla da imputare alla decisione arbitrale di allora, ricordo distintamente che lo guardai e ho visto sinceramente che era convinto di avere visto Cook in campo. Un errore tecnico che può succedere, oggi con questa innovazione si mette subito fine alla polemica, è una scelta di progresso che va apprezzata in totalmente. Sarebbe assurdo nel 2010 con il grande vantaggio di questi strumenti tecnologici scegliere di non usufruirne”.

BASKETNET:Quando si parla di Meo Sacchetti la prima parola che viene in mente è Nazionale...

SACCHETTI: “Una parola che da grandi sensazioni se penso al ciclo che ho fatto in azzurro. Ho iniziato subito in salita dovendomi conquistare l’ultimo posto disponibile per andare alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Li ho respirato subito l’atmosfera dei grandi appuntamenti, si vedeva già da allora che c’era un bellissimo gruppo capace di grandi imprese. La prima è stata quella di battere la squadra sovietica in casa loro ed il pronostico era tutto dalla loro parte. Solo una Jugoslavia fortissima ci ha tolto la gioia della medaglia d’oro”.

BASKETNET: Sfide con la straordinaria Jugoslavia di allora che ci rimandano direttamente al trionfo di Nantes tre anni più tardi.

SACCHETTI:La forza di quel gruppo era la sua assoluta solidità. Una squadra granitica a cui coach Gamba apportava qualche variazione aggiungendo i protagonisti del campionato al nucleo che stava lavorando insieme in quegli anni. Siamo arrivati a fari spenti a quella competizione, venivamo da un brutto europeo nel 1981 ed il nostro era un girone durissimo con Spagna, Jugoslavia ed i padroni di casa francesi.La prima rocambolesca vittoria di un punto con un canestro di Marzorati contro la Spagna ci ha dato morale, abbiamo travolto i francesi e dovevamo vedercela con gli Jugoslavi, per uno strano destino dovevamo comunque vincere lo stesso per passare il turno”

BASKETNET: E quella resta una delle partite con una delle risse più spettacolari della storia del nostro basket internazionale.

SACCHETTI:” C’era moltissima tensione, soprattutto loro erano molto nervosi e alcuni di loro ci hanno provocato spesso durante tutta la gara. Dopo un alterco tra Vilfan e Gilardi credo sono cominciate a volare parole grosse e qualche spintone, sinchè non si è arrivati al calcione di Kicianovic a Villalta che ha scatenato la bagarre con il giocatore dell’allora Scavolini che si è salvato saltando sul tavolo dei giornalisti rincorso da nostra mezza squadra. Credo fosse un momento delicato per una fase di cambiamento delle gerarchie nella Jugoslavia con i grandi che stavano iniziando una parabola discendente ed i nuovi che volevano diventare subito protagonisti. Noi abbiamo avuto la forza mentale di tenere i nervi saldi ed abbiamo chiuso la partita. Da li in poi c’era la consapevolezza che eravamo vicini all’impresa ed in finale con la Spagna, che aveva battuto l’Urss, abbiamo disputato una gara perfetta”.
BASKETNET: Un successo non bissato da una grande olimpiade a Los Angeles l’anno successivo dove il quinto posto finale fu vissuto come una mezza delusione.

SACCHETTI: “Non giocammo certamente il torneo che ci aspettavamo, però se ripenso a quella esperienza penso comunque che non fu così deludente in funzione sia degli avversari che del fatto che quella fu l’ultima volta che ci qualificammo per un Olimpiade per 16 anni. Abbiamo dovuto aspettare il 2000 a Sidney per rivedere il nostro basket all’appuntamento olimpico”.
BASKETNET:Tanti atleti di valore assoluto da affrontare, la domanda abituale della nostra rubrica sono i tuoi giocatori preferiti, le curiosità ed il tuo avversario più ostico.

SACCHETTI:” Scott May a Torino è stato un simbolo della grande pallacanestro, una classe infinita un giocatore completo. A Varese non posso non citare Corny Thompson, una vera enciclopedia tecnica, sempre li invece posso ricordare con divertimento Wes Matthwes (padre del giocatore ora ai Jazz). Wes era incredibile, un talento pazzesco, una velocità incredibile. Tanto potenziale che spesso però non metteva in campo, quando aveva voglia era incredibile, era capace di entrare in campo con le stringhe slacciate e penetrare e saltare a folle velocità in area , autentico genio e sregolatezza. Quando parlo di genio mi viene in mente Drazen Petrovic con la palla in mano era realmente diabolico, immarcabile. Nella mia esperienza nel campionato italiano il mio grattacapo peggiore era George Bucci (guardia di Siena e Fortitudo Bologna n.d.r.).Grande tiratore, fisico solidissimo ed asciutto, mi ha sempre fatto soffrire terribilmente”.
BASKETNET: Dopo il basket giocato, ancora tanto basket, stavolta da allenatore. Tra i tuoi allenatori qualcuno a cui ti ispiri in particolare?

SACCHETTI: “Cerco sempre di guardare avanti e di trarre insegnamento comunque insegnamenti dal passato. Ho avuto la fortuna di avere grandi allenatori come Gamba, Sales (di cui ho un grande ricordo) ma se penso ad una frase in particolare di un mio coach penso a Dido Guerrieri. Con il suo stile unico mi diceva sempre: “Meo ricordati che quando costruisci una squadra devi valutare subito quanto ti può dare. Una volta stabilito che più di tanto non hanno da offrirti non devi arrabbiarti inutilmente. Se il talento è quello che è, serenamente non te la pigliare e prendi quello che arriva”.


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