venerdì 26 febbraio 2010

Consapevolezza



Niente paura, domenica al palazzetto non andrà in scena un bel film storico incentrato sulle vittorie imperiali dell'esercito romano. Però un'affermazione di Sacchetti, espressa alla vigilia della partita di Lodi, mi è rimasta impressa: "dobbiamo smettere di usare il fioretto, dobbiamo iniziare ad usare la sciabola". Qualcosa di assai simile lo ha ripetuto oggi, intervistato da La Nuova. Un ulteriore richiamo ai suoi uomini, un invito perentorio a tenere alta la guardia e, conseguentemente, la concentrazione. Udine si presenta come squadra dotata, abbastanza insidiosa, con una posizione di classifica molto tranquilla e per di più con un coach come Demis Cavina, in grado di preparare minuziosamente la gara contro la Dinamo capolista. La nostra squadra pare finalmente uscita da un pericoloso periodo di rilassamento, forse conseguente ad un calo atletico (del resto prevedibile a metà stagione). Ci sono nove partite di fronte alla Dinamo, e in ciascuna di queste i ragazzi sono invitati a dare il massimo fin dal momento in cui il cronometro passa da "10:00" a "9:59", ovverosia dai primi attimi di gioco. In sostanza si tratta di ripetere la buonissima prestazione espressa contro Casalpusterlengo, quando abbiamo visto otto veri gladiatori disposti a lottare su ogni pallone, propensi ad aggredire l'avversaria e a non concedere nulla, neppure sui palloni apparentemente "innocui". Esprimendo una intensità difensiva finalmente vincente, se è vero che nel primo tempo ci siamo caricati di falli (cosa che non deve affatto spaventare, e che è normale ogni volta che si difende con efficacia contro un avversario temibile), e nel proseguo del match ci siamo espressi con i nostri giocatori di spicco. Con in più una nuova consapevolezza: nessuno è disposto a regalarci nulla, e questo lo si è capito chiaramente, ma tutto ciò che può arrivare di buono dobbiamo guadagnarcelo col duro lavoro partita per partita. Udine può essere un buon trampolino di lancio, ma Sacchetti ha chiesto ancora una volta l'ausilio del pubblico: ciò significa che i 100 eroici tifosi di Lodi, sorretti da una fede incrollabile, devono decuplicarsi, che non devono esserci pause o titubanze nel sostegno alla nostra squadra.
Ribadisco ancora una volta, a costo di annoiare (ma è un rischio che devo correre, considerata la posta in gioco in questo campionato):
abbiamo il dovere morale di crederci e chi vuole tirarsi indietro è pregato di dirlo subito.
Chi, invece, è in corsa e vuole lottare, sappia che è troppo tardi per fermarsi ora.
ALE' MAGICA DINAMO !
Udine delenda est


(immagine gentilmente concessa da Luigi 30°)



FINAL FOUR - per la prima volta a Sassari


Ho acquistato, in qualità di abbonato, un paio di mini-abbonamenti per la Final Four (che io continuo a chiamare "coppa Italia di lega2" per continuità col passato, o "Coppa Italia dei poveri"). Mi sembra una soluzione abbastanza conveniente, in pratica con 15 euro hai la possibilità di vedere tre partite di basket che si annunciano interessanti. L'unico problema sarà conservare i precedenti posti da abbonati, dato che la società ha deciso che per le gradinate "C" e "D" ci saranno solo posti non numerati. Soluzione che non ritengo sia esattamente equa.

Buone Final Four a tutti e forza Dinamo !


(qualche notizia tratta dal web...)
Conferenza di presentazione della "Reale Mutua Assicurazioni Cup"
01.03.2010 20:17 di
Erika Gallizzi

SASSARI. Si è svolta questo pomeriggio la conferenza di presentazione della Final Four di Coppa Italia della Legadue di basket. La manifestazione, denominata “Reale Mutua Assicurazioni Cup”, è stata illustrata nei minimi particolari in uno scenario elegante, il Teatro Civico di Sassari, che fu un tempo, prima dell’ammodernamento della struttura e dello stile (cioè fino al 1826) lo storico “Palazzo di Città”, sito nel cuore di Sassari.Ha introdotto la conferenza il responsabile dell’ufficio stampa della Legadue, Fabrizio Pungetti, portando i saluti ed i ringraziamenti della Lega stessa.Ha poi preso la parola il direttore della rivista specializzata Superbasket, Claudio Limardi, nelle vesti di moderatore. La Reale Mutua Assicurazioni Cup è una manifestazione che quest’anno presenta diverse novità ed iniziative che coinvolgono direttamente il pubblico. Ad esempio, nella giornata di domenica sarà possibile, sia per gli spettatori presenti al Palasport, che per chi seguirà la competizione in tv o via Internet, votare il miglior giocatore ed il miglior italiano della manifestazione, questo semplicemente collegandosi al sito della Legadue o mandando un sms al numero 3456479255. Si tratta della sesta edizione della Final Four e si gioca per la prima volta a Sassari, per cui il primo intervento in conferenza è stato quello del Sindaco della città sarda, Gianfranco Ganau, sempre presente al Palazzetto in occasione delle gare casalinghe della Dinamo: “E’ un motivo di grande orgoglio per la nostra città poter ospitare questa manifestazione. Devo ringraziare la Lega che ha dato questa opportunità alla Dinamo e la Dinamo stessa. Non è un caso che il 50° anniversario della storia della società trovi la massima espressione sportiva in questo momento e che veda questa importantissima manifestazione qui. Stiamo collaborando affinchè tutto vada nel migliore dei modi, per cui ci auguriamo che anche il soggiorno degli ospiti e tutte le manifestazioni di contorno trovino esito positivo. Quindi, ribadisco il mio grazie alla dirigenza che ha consentito questa importante ribalta alla nostra città, a livello nazionale”.La Dinamo rappresenta la propria città, ma anche la propria Provincia (e Regione, la cui rappresentante, Maria Lucia Baire assessore regionale allo sport, impossibilitata ad essere presente, ha fatto pervenire il proprio saluto), pertanto non poteva mancare il Presidente, Alessandra Giudici: “Credo che la Dinamo sia nel dna di Sassari e provincia. L’amore che la città e la provincia hanno verso la propria squadra, è testimoniato ogni volta che la Dinamo gioca non solo in casa, ma anche in trasferta. Per noi è importantissimo ospitare qui a Sassari questa manifestazione per la promozione che un evento come questo porterà al nostro territorio, ma soprattutto sarà il modo in cui la città e la provincia manifesteranno ancora una volta proprio l’amore per la nostra squadra. Per cui, il mio ringraziamento va a chi ha organizzato questo evento”.La Final Four di Coppa rappresenta una grande vetrina per la Legadue, soprattutto in un momento in cui, per certi versi, la categoria è bistrattata. A questo proposito, il Presidente Marco Bonamico si è tolto qualche sassolino dalla scarpa (si è soffermato sui trofei, in cristallo, per la “trasparenza della Legadue”), oltre a presentare il “colpo di mercato” di questo evento: “Sarà con noi Valerio Bianchini (che farà anche parte della giuria della gara delle schiacciate, altra novità di questa edizione della Final Four, ndr), ex allenatore della Nazionale e vincitore di scudetti, coppe, ma non solo, grandissimo comunicatore e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di comunicatori nella pallacanestro adesso. Quest’anno, con la gara delle schiacciate ad esempio, abbiamo voluto coinvolgere il pubblico, e far capire quanto è spettacolare la pallacanestro in un momento di gioia. Tra l’altro, per la giuria saranno sorteggiati due rappresentanti del pubblico, perché dobbiamo dare la possibilità alla gente di interagire con chi gioca. Questa è una dei cavalli di battaglia della Legadue di quest’anno, come testimoniato dal voler mantenere il basket in chiaro visibile a tutti sulla Rai, ma anche dal lavoro di starchannel. Il basket è colore, spettacolo, voglia di stare insieme.Quest’anno, in estate, siamo stati privati di una promozione, adesso rischiamo di essere penalizzati di nuovo ed io credo che questa Lega, le società che la compongono, abbiano bisogno di rispetto, oltre a meritarlo, insieme agli allenatori, ai giocatori, al pubblico che affolla i palazzetti. Noi chiediamo quel rispetto che ancora la Legadue non ha ottenuto e ci batteremo per averlo. Rispetto anche per avere i migliori arbitraggi possibili. La Legadue è fortemente penalizzata anche perché ogni anno perde i suoi migliori arbitri, che vengono promossi in serie A. Abbiamo un grande ex arbitro che è stato assunto dalla Lega come designatore, ma purtroppo oggi non è nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro perché le designazioni spesso sono decise non in accordo con lui. Crediamo, come tutti, come ha la serie A, di avere diritto ai migliori arbitraggi e se la Final8 è arbitrata dai migliori arbitri della serie A, credo sia giusto che anche noi abbiamo l’arbitraggio dei migliori arbitri del nostro campionato, e mi auguro che questo accada. Aldilà di questo, una nota polemica: sono certo che saranno delle grandi Final4 perché abbiamo quattro grandi squadre, fortemente motivate. Non è stata facile la scelta di Sassari, perché c’era un’altra grande pretendente che era Brindisi, che ha pubblico, tradizione e storia. Io mi auguro che presto abbia anche un palazzetto che possa accogliere simili eventi. Auguro a tutti buon divertimento e state con noi perché la Legadue lo merita”.Se Sassari ha potuto organizzare questa manifestazione, è perché ha una società solida, ambiziosa e che nel corso degli anni ha affinato le proprie strategie facendo crescere progressivamente i risultati della squadra. A capo della società, il Presidente Luciano Mele: “Per noi è un grande onore aver organizzato questa manifestazione. Ci tenevamo tanto perché il nostro pubblico, il nostro territorio meritavano un avvenimento così bello ed importante. Ringrazio le istituzioni, Stefano Sardara della Reale Mutua Assicurazioni e tutti gli altri dirigenti, che hanno consentito che questo evento si potesse svolgere a Sassari. Il nostro compito è di organizzarlo nel miglior modo possibile. E’ un impegno che ci siamo presi tutti, soprattutto mio figlio Pinuccio. Vorremmo che tutte le persone che verranno a Sassari in questa circostanza, mantenessero non solo il ricordo di una bella manifestazione sportiva, ma anche di una città ospitale e potessero tornare magari un domani da turisti. Grazie a tutti”.Stefano Sardara e la Reale Mutua Assicurazioni, come detto, sono lo sponsor unico di questa Final4: “Ricordo che i primi giorni dell’anno, quando Pinuccio ha immaginato questo tipo di iniziativa e ha pensato di provare a “concorrere” all’assegnazione, io ho fatto la proposta a Reale Mutua, che è una delle compagnie più antiche nel territorio italiano e sensibile ai valori, tra cui quelli sportivi, e devo dire che non abbiamo faticato più di tanto a convincere la compagnia quando le abbiamo prospettato il progetto. Siamo molto felici di partecipare e siamo sicuri che l’abbinamento tra un marchio così attento ai valori come Reale, insieme allo sport, soprattutto quando è pulito, come avviene all’interno della Dinamo e nella città di Sassari, possa sicuramente rappresentare un obiettivo da perseguire”.I protagonisti
Dopo la parte istituzionale, i riflettori si sono spostati sui protagonisti. La Prima Veroli è stata rappresentata dal general manager Antonello Riva e dall’allenatore Massimo Cancellieri, la Trenkwalder Reggio Emilia dal team manager Gianluca Berti e da coach Alessandro Ramagli, Brindisi dal direttore generale Antonello Corso e dall’allenatore Giovanni Perdichizzi e la padrona di casa Dinamo dal general manager Pinuccio Mele, dal capitano Manuel Vanuzzo e dall’allenatore Meo Sacchetti. I loro interventi si sono susseguiti in modo leggero ed ilare, tra “frecciate” e commenti (Sacchetti ha seguito i primi accomodato sul proscenio, scherzando con coloro che prendevano la parola).I primi sono stati i rappresentanti della…Prima Veroli: “Siamo orgogliosi di poter difendere questo trofeo ancora una volta sul campo _ ha dichiarato il gm Antonello Riva _ dopo averlo vinto lo scorso anno e di questo ringraziamo il nuovo coach di quest’anno. Daremo tutto quello che abbiamo per poter conquistare il miglior risultato possibile, ovvero vincere. Siamo sicuri che sarà un avvenimento importante per tutto il nostro movimento”. Ha fatto seguito coach Cancellieri: “Devo sottolineare il grande impegno di Sassari, una città piena di entusiasmo. Per noi è un onore essere ospiti di un evento così importante in questo posto. Credo che Sassari sia mostrando qual è la via giusta per portare la pallacanestro italiana, in questo caso la Legadue, ai massimi livelli. Per quanto riguarda la manifestazione, sottolineo che secondo me la Final4 è bellissima perché da’ una grande esposizione alle squadre, al movimento ed alla Legadue”.Poi è stata la volta dei rappresentanti della Trenkwalder Reggio Emilia: “Per noi è una grande soddisfazione essere qui _ ha dichiarato il team manager Gianluca Berti _ in una stagione iniziata con degli obiettivi un po’ minimali ma coerenti, ma che ci sta regalando delle grandi soddisfazioni. Ringrazio Sassari che ci ospiterà sicuramente nel migliore dei modi e vinca il migliore”. Essere in Final4 è un motivo di grande orgoglio anche per coach Ramagli: “Giocare al massimo delle nostre possibilità sarà garantito dal fatto che ogni volta che giochiamo qui a Sassari c’è sempre un pubblico particolare, un ambiente particolare, sono sempre in 4000 a fare il tifo per e non contro. Questa è una cosa che non accade ovunque, per cui esserci ed onorare questa manifestazione per noi è un must”.Ancora freschi di vittoria a Sassari gli esponenti del Brindisi, unica squadra uscita quest’anno vincitrice dal PalaSerradimigni fino a questo punto della stagione, ed avversaria della Dinamo in semifinale, sabato: “Ci riteniamo fortunati _ ha detto il dirigente Antonello Corso _ perché forse noi non saremmo stati in grado di mettere su tutta questa organizzazione, come ha fatto la famiglia Mele, lo sponsor e tutti qui. Ci sentiamo onorati di essere qui, non solo perché abbiamo cercato di strappare fino all’ultimo a Sassari la candidatura per l’organizzazione, ma perché per noi è un grande risultato partecipare. Un risultato che, fino a qualche anno fa, per la piazza di Brindisi era impensabile. Visto che ci siamo, al pari delle altre partecipanti, cerchiamo di vincerla perché è giusto onorare questa manifestazione”. E puntuale è arrivata la scherzosa “stoccata” da parte di coach Perdichizzi: “In Legadue partecipano a questa manifestazione quattro squadre e non otto e significa che queste squadre hanno lavorato bene fin dall’inizio. Sono contentissimo che questa competizione si giochi a Sassari, perché lo merita in primis la famiglia Mele e penso che migliore organizzazione di questa non poteva esserci. Poi siamo qua non per partecipare, ma per vincere e ci proveremo, anche se sappiamo che ancora la ferita è aperta, abbiamo vinto qui poche settimane fa, per cui per noi sarà molto più difficile. Però, se proprio deve vincere Sassari, considerato che nell’ultimo periodo chi ha vinto la Coppa non ha centrato la promozione in serie A, magari a quella ci pensiamo noi…”In chiusura, Pinuccio Mele, Manuel Vanuzzo e Meo Sacchetti per la Dinamo Sassari, che hanno prima mostrato la sopramaglia che i giocatori indosseranno durante la manifestazione, con lo sponsor Reale Mutua Assicurazioni sulle spalle, ed il libro del cinquantenario scritto dal giornalista Roberto Sanna: “Per noi questo evento deve essere una festa _ ha dichiarato Pinuccio Mele _ Partecipano le quattro squadre che hanno fatto meglio di tutte nel girone di andata, si giocherà fino in fondo per cercare di vincere e di far bene, ma speriamo prima di tutto che sia una festa di sport. Ringrazio il Sindaco per questa cornice, bellissima per questo evento, Alessandra Giudici, in generale le istituzioni per il supporto, perché l’impegno è stato tanto. Poi voglio fare un ringraziamento speciale a Luigi Peruzzu, che ha tanti meriti. Grazie e complimenti a Roberto Sanna per la realizzazione del libro del cinquantenario, un pezzo della storia di Sassari”.Chi ha trovato la forza di sbilanciarsi, una volta per tutte, è stato il capitano Manuel Vanuzzo, spiazzando piacevolmente un po’ tutti: “La città teneva molto a queste Final4, affrontiamo la semifinale come una partita normale, senza nessuna pressione perché adesso lo diciamo: noi puntiamo all’obiettivo grosso”. Applausi e risate in sala, poi è stata la volta di Meo Sacchetti, che ha chiuso l’incontro: “Per quanto riguarda il pubblico di Sassari, ha detto bene Ramagli, io spero che sia una parte importante per la pallacanestro giocare in un posto dove c’è tanta passione, ma dove non si tifa contro gli avversari in modo becero. L’immagine che sta dando Sassari sotto questo aspetto ritengo sia una cosa molto importante, in un momento in cui, non solo bel basket, si verificano cose poco piacevoli. Dobbiamo dare un messaggio importante sotto questo aspetto e penso che il pubblico di Sassari lo faccia e spero che lo mantenga e migliori ancora in certe situazioni. In riferimento a ciò che ha detto Manuel, non sono mai stato un allenatore da proclami, ma a questo punto della stagione sarebbe ipocrita nasconderci e non giocare le nostre carte fino alla fine. Siamo una squadra particolare e lo avete visto tutti, ma abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti. Abbiamo perso due volte solo con Brindisi e sabato vedremo di toglierci anche questo dente, in modo da poter dire veramente di aver giocato alla pari con tutti. E’ una sfida importante, penso che i ragazzi se la siano meritata. Siamo andati avanti con la leggerezza, continuiamo così. Abbiamo avuto anche noi i nostri piccoli problemi, però ce li teniamo, lavoriamo insieme. Ci ha portato qui un gruppo che ha un po’ mascherato dei problemi, soprattutto grazie a giocatori come Vanuzzo e Devecchi che sono qui da diversi anni ed hanno quindi fatto da collante. E’ un quid in più che conferisce valore alla squadra. Questo si vede nel momento difficile, noi speriamo di averlo già passato. Sappiamo di non essere i più forti, ma vogliamo essere i più forti”.Domani è prevista l’uscita nelle edicole di un magazine di 52 pagine, allegato a Superbasket. In ognuna delle città la cui squadra partecipa alla Final Four, l’edizione sarà diversa, ognuna con la copertina e la contro-copertina recanti i colori ed il logo della squadra della data città, dunque “personalizzata”. E ci sarà anche una versione dedicata a tutte le altre squadre non rappresentate nell’evento della Reale Mutua Assicurazioni Cup, in quanto si tratta di un lavoro non specifico sulle Final Four, ma di conoscenza reale di tutte le realtà facenti parte del campionato di Legadue.
Erika Gallizzi per pianetabasket.com (c)

lunedì 22 febbraio 2010

DINAMO VITTORIOSA nella patria di Gallinari

cori, sciarpe, 4 Mori e fantasia (foto by Luigi 30°)
coach Sacchetti "gimme five" (foto scattata da me, come la successiva)

Trappadé sempre presente: Casalpusterlengo è stata espugnata

come giocare a centinaia di km da Sassari e sentirsi a casa... (foto Legadue)

Al rientro da Lodi, prima di tutto devo rettificare un paio di informazioni che ho fornito in passato:

1) non eravamo una cinquantina, bensì il doppio, o forse di più, giunti al palaCastellotti con ogni mezzo, aereo, navale e/o automontato, una cosa che ha stupito gli stessi organizzatori della trasferta ;
2) la New Basket Brindisi non ha ricevuto dall'Enel "solo" 600.000 euro, ma qualcosa come 3 milioni di eurozzi. Sempre e solo per la precisione, come diceva quel mitico personaggio del programma di Fazio.
Detto questo, consiglio a tutti, compatibilmente con i propri impegni lavorativi o familiari, di fare almeno una trasferta con quei molto pazzi del Commando 1991. Un'esperienza passionale ed emozionale che inizia con il corteo davanti al Palazzetto - con tanto di sciarpe aperte - che inneggia a Carrajolu de Roseddu, fino a cori di incitamento capaci di risvegliare una sonnacchiosa serata domenicale nell'operosa ed efficiente Lodigiana, non lontano da Milano. E dopo cori, sciarpate, inni e "batti il cinque" dati da Sacchetti, con tanto di foto ricordo in un freddo terrificante, può pure capitare di passare la serata in una pizzeria con una tavolata stile matrimonio, significativamente denominata "Il Baffo", doveroso omaggio al nostro Coach, in cui il tifo riparte, e tra una pizza e un cameriere efficiente addirittura vestito in biancoblù, si inneggia alla "gente come noi che non molla mai". Il tutto a due passi dai tavoli di fidanzatini che pensavano di passare una seratina romantica tete-a-tete, con sorbetti troppo annacquati ed improbabili pizze ai 4 formaggi e gamberetti.
In mezzo a questa gran bella storia, un Kemp trionfalmente"THUNDER", che omaggia il nostro striscione con una prestazione di primissimo livello, Hubalek- the fool on the hill che piazza sei bombe su sette e due schiacciate stellari, poi tutti gli altri, unici, impareggiabili dal primo all'ultimo, capaci di lottare con grinta fino al'ultimo secondo, fino alla definitiva capitolazione di una squadra con un organico di tutto rispetto. Una specie di matricola terribile nata non a caso in una terra di grandi campioni, una vera fucina di talenti che parteciperà al prossimo campionato giovanile di Bologna di febbraio insieme al meglio del basket nazionale.
Al termine della partita, accade di vedere coach Sacchetti che si avvicina e dice testualmente (l'ho sentito di persona): "grazie, grazie a tutti, per essere venuti , oggi era davvero importante".
Forse -stavolta- abbiamo fatto davvero breccia nel cuore di quest'uomo ? Forse lui ha capito che il "gran pubblico da pallavolo" è fatto di gente davvero speciale, che non molla mai, anche se non ha mai visto la A1 o la coppa dei Campioni ? Magari siamo semplicemente sardi col cuore grande, capaci di sentirsi uniti dietro una bandiera Quattro Mori, che esiste ben custodita in qualunque circolo di quella miriade di gruppi di emigrati sorti lassù, tra le nebbie e le fabbriche. Qualcosa che vale un po' di più dei pur potenti mezzi della multinazionale dell'energia.
Avanti così, y QUE VIVA MEO, "el baffo" nazionale. Gimme Five.
(dedico questa canzone di Elton John ai ragazzi e alle ragazze del Commando '91)


(si ringrazia Bob per questo pregevole lavoro su youtube)

venerdì 19 febbraio 2010

SOTTO UN CIELO BIANCOBLU'


Verso Lodi. Con tante speranze, un po' di apprensione, ed una fiducia sempre viva nelle potenzialità della squadra. Non credo che ci sia altro da aggiungere, oltre al fatto che la Dinamo sarà seguita nel match contro Casalpusterlengo da non meno di cinquanta tifosi, sorretti da una fede incrollabile e disposti a tifare dal primo all'ultimo secondo: perché se c'è una cosa che non deve mai mancare quello è l'impegno, contro ogni rassegnazione e in barba a pericolosi segnali di involuzione. Vogliamo vedere grinta, continuità e voglia di battersi in campo, tutto ciò che è accaduto nelle prime trasferte del 2010 deve essere dimenticato e lasciato alle spalle. Affinché il cielo torni a tingersi di biancoblù.
Infine, uno stralcio dell'intervista a Jack Devecchi - originario del lodigiano come il suo formidabile cugino, il newyorker Danilo "Il gallo" - rilasciata a "Il cittadino": le parole che volevamo sentire !
[...]Domenica scorsa Meo Sacchetti ha tuonato forte il proprio disappunto. «Ha fatto bene, ha tutte le ragioni ad arrabbiarsi: martedì abbiamo ripreso in palestra con tanta attenzione nell `ottica di preparare bene la gara di Lodi - continua Jack che rappresenta il prototipo dell `uomo squadra -. È vero che non si può pensare di vincerle tutte, ultimamente però abbiamo perso aggressività, intensità e pure umiltà. All `andata siamo stati bravi (le due sconfitte sono maturate con un margine complessivo di 3 punti, ndr), tutto il lavoro fatto deve essere conservato. Non eravamo inseriti fra le “big”, grazie all'impegno e all'aiuto del pubblico siamo saliti in cima: cerchiamo di continuare».Lottare per il successo è bello e stimolante, soprattutto per un ambiente come quello sassarese che la passata stagione è arrivato a giocarsi l `accesso alla Serie A nella finale play off contro Cremona. «Credo che ci sarà una bella lotta, aperta, fino all `ultima giornata, sia per la promozione diretta che per i play off - ne ha viste tante Devecchi, alla quarta stagione a Sassari dopo le due precedenti a Montegranaro, sempre in LegaDue -. I movimenti di mercato, numerosi e importanti, a cavallo del giro di boa hanno di fatto presentato un nuovo campionato dove tutto è possibile. Brindisi e Reggio Emilia, squadra giovane che fa del buon basket grazie alle idee del coach, sono state brave a ritornare in scia. Il fattore “pubblico” conta, andare in trasferta non è mai semplice: c `è molto più equilibrio rispetto al solito». Ci sono tutte le premesse per rendere il match contro l `Assigeco spettacolare e divertente. «I rossoblu sono cambiati con inserimenti importanti e azzeccati: i risultati lo dimostrano in modo evidente. Dovremo giocare con molta attenzione e determinazione per non rischiare un'imbarcata - Giacomo segue con attenzione il basket di “casa” -. Il nostro coach ci mette poco a rimetterci in carreggiata: dice che tutto dipende da noi. Va bene se riusciamo a giocare come sappiamo, come fatto all'andata, di squadra senza egoismi particolari, altrimenti anche con l'Assigeco lo stop è dietro l'angolo. Chi marcherò? Forse Hatten, lo saprò domani, quando il coach introdurrà gli aspetti tattici». L'impegno in palestra non ha impedito a Devecchi di seguire l'avventura di Danilo Gallinari all `All Star Game. «Non prende scuse, ma per me l `infortunio al braccio lo ha condizionato un po ` - è suo cugino, lo conosce bene -. È stato comunque bravo, l `appuntamento era importante: contava esserci. Avrà modo di rifarsi, il talento non gli manca. Magari ne discuteremo la prossima estate quando farò un salto a New York a trovarlo».
Luca Mallamaci da il Cittadino


Old pirates, yes, they rob I/ sold I to the merchant ships/ Minutes after they took I From the bottomless pit/ But my hand was made strong/ By the 'and of the Almighty/ We forward in this generation Triumphantly/ Won't you help to sing/ These songs of freedom? / 'Cause all I ever have: Redemption songs/ Redemption songs (...)
Bob Marley 1980 - Joe Strummer 2003

mercoledì 17 febbraio 2010

COGLIETE L'ATTIMO (carpe diem)




"Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero".
"Mentre parliamo, il Tempo invidioso sarà già fuggito: cogli l’attimo, il meno possibile fiduciosa nel domani" - Orazio
Libro 1, Par. 11 Carpe Diem
Solo sul presente l'uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, deve concentrarsi il suo agire, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro. Questa è l'interpretazione più accreditata della massima oraziana, che ha ispirato un intero film, "L'Attimo Fuggente" di Peter Weir, uscito in Italia nel 1990.
I giocatori della Dinamo dovrebbero vivere intensamente il presente, succhiare il puro midollo della vita, confidando il meno possibile nel domani.
"Rendete straordinaria la vostra vita " (prof. Keating/Robin Williams).

Perché "the future is unwritten" (Joe Strummer per The CLASH).


lunedì 15 febbraio 2010

Myers, incavolature e halley-oop




E il settimo giorno Lui si incavolò. Parole dure, nette, senza possibilità di doppie o triple letture. Parole che Big Meo forse tratteneva da tempo. Uno sfogo quasi inatteso di fronte al quale, probabilmente, i giornalisti non sono neppure riusciti a fargli la domanda più ovvia: che cosa non gli è piaciuto della Dinamo vista contro Rimini ? Un mercoledì delle Ceneri anticipato dal nostro coach alla domenica notte...mentre il carnevale ancora impazza. Il giudizio (a sentire un po' in giro) è pressoché unanime, la squadra non ha giocato bene e al Palazzetto si sono viste partite migliori. Fin qui siamo nel campo dell'ovvio o addirittura dei puri luoghi comuni (un pò come quando "tutti" parlavano di "trio delle meraviglie", di "piccola Siena" ed altre amenità inventate per colpire la fervida fantasia del lettore). Secondo me, la Dinamo ha giocato tre partite in una, che è un po' come dire che si è visto un Giano trifronte invece che bifronte, plasticamente simile a quegli immensi carri allegorici che sfilano a Tempio o a Viareggio. All'inizio si è vista la Dinamo mollacciona, deconcentrata e contratta della brutta serata contro Brindisi. Risultato 0-8. A seguire, una Dinamo tosta, cazzuta al punto giusto, dotata di intensità offensiva e difensiva, capace di rifilare dei parziali idonei ad abbattere un toro bravo y escogido dell'Andalusia; intorno al quarto tempino, è risorta come uno zombie la presunzione (che brutta parola, forse ci sta), che ha consentito ad un Rimini privo di 3 buoni titolari (non 4, tolgo Zanus Fortes, perché è poco più di un comprimario) di risalire neppure faticosamente da un - 14 assai simile alla classica pietra tombale. La strigliata di un furibondo Sacchetti, mai visto in queste condizioni, ha avuto l'effetto sperato e si è tornati ad un +19 maggiormente aderente ai valori espressi in campo.
Intanto, abbiamo iniziato di nuovo a correre e non è cosa da poco, dopo il preoccupante calo atletico verificatosi da Pistoia in poi.
Quale è la vera Dinamo ? Quella spumeggiante vista contro Veroli e Reggio Emilia, quella utilitarista di Udine e Pavia ? Conviene fare gli halley-oop per far divertire il pubblico, col rischio di sbagliarne uno ? Un fatto è certo, Sacchetti e il presidente non si sono divertiti, il pubblico probabilmente si. Del pubblico parlo poco, perché tutti soffriamo e poi ne faccio parte, quindi sarebbe troppo autobiografico. Allora mi concentro sui singoli: mi sono piaciuti Patrick Baldassarre, uno di neppure 24 anni che la mattina mangia pane e grinta, ala combattiva ed espertissimo di folk sassarese. Un ragazzo d'oro, uno che può diventare davvero un gran giocatore: incedibile. Rowe ha giocato meglio rispetto a Brindisi, autore di una schiacciata rovesciata tra i borbottii del pubblico, mentre Kemp - parecchi tiri sbagliati nonché anarchico individualista del basket- deve iniziare a pensare anche ai compagni (è un po' tardi, ma il miracolo è possibile: perché quando gira lui, la Dinamo decolla). Devecchi ci ha messo il cuore, come sempre, e marcava addirittura Myers, cioè un campione, un pezzo di storia della pallacanestro italica. Binetti sta migliorando, ha acquistato sostanza, ha perso i capelli senza fare la magra figura di Sansone. Conti mi piace sempre di più ed anche stavolta ha dato il giusto apporto. Hubalek, secondo i tabellini (che Sacchetti negli spogliatoi ha stracciato in faccia come tanti coriandoli), valutazione +32. Ciascuno dei miei 4 lettori 4 si sarà fatto un'idea esaustiva della sua curiosa prestazione di ieri. Propongo per le prossime trasferte il trasporto di un disco registrato e di casse acustiche, con l'ormai noto incitamento... propongo qualsiasi cosa purché giochi bene e soprattutto se-ria-men-te.
E il siparietto finale di un quarto d'ora circa, col bagno di folla e tutto il resto, esteticamente carino ma praticamente un formidabile sistema per perdere la concentrazione: VI PREGO, risparmiatecelo le prossime volte. Non abbiamo ancora vinto un cavolo, anche se abbiamo fatto miracoli rispetto alla piccola Dinamo di 5 anni fa (quella abbonata al terz'ultimo posto, e quando arrivava il quart'ultimo era tutto grasso che cola).
Infine, è meglio giocare benissimo, uscire tra gli applausi e sconfitti, oppure vincere giocando maluccio ? E' meglio ammazzarsi di lavoro, oppure stare in spiaggia a rilassarsi ? "Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce" (Nanni Moretti).
Credo che costi assai poco ritrovare concentrazione, umiltà, unità di intenti, gioco davvero di squadra e non di singoli, in poche parole tutto quello che ha creato la bella performance di 11 vittorie consecutive, tutt'altro che un sogno, anzi, una vera realtà immediatamente trasformata in un primato (sia pure insidiato da un Brindisi sempre in gran forma).
Standing ovation per l'anglo-italiano Myers, 11.000 punti segnati, ex Nazionale, un mito e forse qualcosa di più. La doppia foto per lui è d'obbligo, un giocatore esemplare per le giovani generazioni. Poi ci metto l'umilissimo settore "D". Noi ci siamo e continuiamo a crederci.
[foto Castoria-Turrini (c)]



venerdì 12 febbraio 2010

A proposito di contributi pubblici...



Sentendo alcune censure mosse contro le somme di denaro elargite dalla Regione Sardegna in favore della Dinamo, non si può fare a meno di pensare al fatto che a giugno 2009 stavamo per sparire, che fu necessaria una grande mobilitazione di una buona parte dei tifosi (non di tutti, visto che alcuni non hanno neppure versato le famose quote da 100 euro che avevano promesso "sulla carta") e di alcune persone "volenterose" che, a vario titolo, avevano a cuore le sorti della squadra, primo club cestistico della regione. Quando i dirigenti , stanchi e disillusi, stavano per cedere davvero il titolo sportivo, ci si è resi pienamente conto di quanto sarebbe stato necessario l'intervento della giunta regionale; che "puntualmente" è arrivato, con grande gioia di tutti, sotto forma di un finanziamento, ora reputato eccessivo, della somma di 500.000 euro con effetto retroattivo ed a copertura anche delle mancate contribuzioni regionali non garantite dalla giunta Soru (così raccontano le cronache). Dieci minuti dopo il salvataggio della Dinamo, anche grazie al contributo volontario di 100.000 euro (versato direttamente nella mani del presidente lo scorso settembre) si è iniziato a parlare di nuova squadra. Ed ora eccoci qua.
Pare che quelle somme rappresentino una sorta di violazione della par condicio rispetto ad altre realtà sportive che non godono di appoggi dagli enti pubblici. Prescindendo dal fatto che altre squadre (ad esempio, la Trenkwalder) ben percepiscono denari pubblici dalle province tramite identici accordi di sponsorizzazione, ciò che non bisogna mai dimenticare è la realtà produttiva dell'Isola. Un apparato industriale molto debole, in grande crisi e ormai concentrato in ben determinate aree, una agricoltura e pastorizia quasi allo sfacelo, l' industria turistica (forse la più importante fonte di reddito dei sardi, oltre al terziario) che vede minacciata dalla concorrenza degli altri paesi meditarranei una sorta di leadership del settore che ormai appartiene solo al passato. In questo quadro, lo sport sconta oltre ai problemi gravissimi derivanti dalla insularità, la povertà delle società dilettantistiche, una drammatica carenza di fondi da destinare allo sviluppo del settore giovanile, alle trasferte sempre più costose ecc. E' sempre stato difficile pensare ad un serio sviluppo dello sport in Sardegna senza il consistente appoggio delle Istituzioni pubbliche. Da qui - ma il discorso potrebbe essere molto più esteso ed avrebbe molteplici implicazioni - il motivo della contribuzione regionale sotto forma di accordo di sponsorizzazione, che viene attuata fin dagli anni '70. La regione sponsorizza ed appoggia anche il Cagliari ed altre società calcistiche di prima divisione nazionale, il rugby, il calcio femminile, la pallamano, la pallavolo ecc. L'ente come è noto ha un'autonomia finanziaria garantita dallo Statuto regionale, circostanza che molti dimenticano e che pone l'amministrazione in una posizione apparentemente più garantita rispetto ad altre regioni. Quello che non è accettabile è il fatto che mentre la Sardegna è sistematicamente svantaggiata rispetto a tante altre regioni (si pensi alla Sicilia), nelle scelte economiche fondamentali del Paese, si debbano sentire critiche sul modo in cui determinati fondi vengono destinati,verso l'uno o l'altro settore della comunità sociale . Senza tener conto , con questo tipo di discorso, della essenziale funzione sociale dello sport, ed una società che non avvia allo sport i propri giovani, che non crea serene occasioni di svago alternative alla noia o all'inerzia è una società perdente o più schiettamente destinata al sottosviluppo.
Anche le scelte di destinare maggiori o minori contributi, sono eminentemente di tipo politico, rimesse agli organi regionali. La precedente Giunta Soru nell'estate 2005 aveva scelto di ridurre drasticamente (del 33%) il contributo alle società professioniste e di dilettanti. Ciò aveva determinato l'ovvia levata di scudi di ben 53 società sarde destinatarie delle contribuzioni, con seri problemi per far quadrare i rispettivi magri bilanci. L'assessore Pilia si era dimessa dopo soli due anni di attività, in evidente polemica con il presidente della regione, col quale probabilmente si era scontrata anche sulla questione dei contributi alle società sportive. La scelta dell'epoca era stata quella di privilegiare "lo sport di base" , la pratica sportiva tra i giovani e le società più piccole, a discapito di quelle più grandi e quindi più dispendiose ("i fondi pubblici non possono essere destinati a pagare gli stipendi dei giocatori stranieri"). Nell'anno 2005 venne erogato alla Dinamo un contributo di euro 165.000,00 (- 37% rispetto all'anno prima). La politica dei tagli onde evitare la bancarotta regionale aveva evidentemente imposto certe scelte politiche di rigore e negli stessi anni Soru aveva promosso la c.d. "vertenza entrate" con lo Stato.
Queste scelte politiche avranno determinato dei meccanismi, anche in termini di consenso elettorale, ma di fatto l'attuale maggioranza - cioè la precedente opposizione -, ha scelto di rifinanziare le grandi società, come Cagliari e Dinamo nonché Olbia e Alghero. Sappiamo tutti che un campionato di alto livello come quello in corso richiede un bilancio cospicuo e grossi esborsi, senza dimenticare il fatto che non si vive di soli incassi. New basket Brindisi ha ricevuto solo dall'Enel 600.000,00 euro, e stiamo parlando di una multinazionale dell'energia che opera ormai in tutto il pianeta. L'Enel ha promesso alla città pugliese la realizzazione di un nuovo palazzetto da 6500 posti. Tutto questo serve a far capire che si sta lottando per la promozione contro una sorta di piccola corazzata del basket (quelle grandi le troviamo in serie A), in un territorio attraversato da una crisi economica spaventosa e nel momento in cui il Banco di Sardegna, che non è evidentemente il Monte dei Paschi di Siena, non è più in grado di garantire un massiccio contributo come avveniva negli anni '90. Si può dire che la Dinamo sia un bel fiore sbocciato nel deserto. Le altre realtà economiche della città contribuiscono debolmente, sponsorizzando squadre di serie C1 e C2, mentre sarebbe opportuno -a questo punto- il coinvolgimento di un pool di forti sponsor cittadini, non meno di dieci ditte, opportunamente pubblicizzate attraverso il sito ufficiale e/o mediante mirati interventi dei giocatori durante la stagione.
Chimerico o meramente ipotetico appare l'intervento di grossi sponsor nazionali o internazionali, come Moby Lines, o catene di alberghi rinomati sul piano internazionale, non potendo avere tali aziende un ritorno efficace in termini di immagine in un campionato di Legadue. Un fatto è certo: in un campionato che costa un milione-un milione e mezzo di euro (non conosco i bilanci della società, ma i costi dovrebbero essere questi), in una realtà economica depressa come la nostra e tenuto conto della triste fine della Torres Calcio, fallita tre volte in 20 anni, penso che il comportamento dei dirigenti sia al limite dell'eroismo. Ben vengano, dunque , le contribuzioni regionale , provinciale e comunale (anche sotto forma di uso gratuito del Palazzetto).
[nell'articolo della Nuova che ho postato, risalente al 1981, epoca della prima promozione in serie B, Milia esortò comune e regione a sostenere la Dinamo, ricordando i sostanziosi contributi regionali elargiti in favore del Brill pallacanestro Cagliari pochi anni prima]


giovedì 11 febbraio 2010

Carrasciali/Karrasegare/carnevale




Oggi in Sardegna impazza il Carnevale. Quale è il più bello, di tutti i carnevali che affondano le radici nella tradizione? Quello di Mamoiada, con i Mamuthones, il vino forte e i balli in piazza, quello di Bosa, con la gente vestita di nero ubriaca di Malvasia, quello di Tempio, con Re Giogli bruciato sul rogo, oppure Sa Sartiglia di Oristano ? C'è solo l'imbarazzo della scelta. Nelle foto, carnevale Dinamo di metà anni '90 al circolo Ufficiali, con Massimino piccolo cow-boy, Emanuele Rotondo e tanti Amici (si ringrazia Giuseppe D. per il prezioso contributo) . Poi, Boes 'e Merdules di Ottana, i tamburinos di Gavoi al carnevale di CastelSardo (foto scattate da me). Infine, un video dei D.O.C. Sound (se per caso ancora non li conoscete, è un formidabile gruppo di Sassari che esegue cover): "Carrasecare" dei Tazenda, fatta alla loro maniera.

Deus bessi dae domo/ fachemi correre como/chi morza biende/sos anzoneddos brinchende ...
(parole di Piero Marras per i Tazenda (C) )




let's dance !

domenica 7 febbraio 2010

A perfect day (o quasi)

La mia giornata perfetta (sabato 6.2.2010) è iniziata con un calcinaccio caduto sulla macchina (senza danni), proseguita con la rottura di un pneumatico nel garage della Conad (perché questi emiliani mettono dei ferri enormi e taglienti per incalanare i carrelli della spesa?) ed è terminata al palazzetto "in malo modo", con la giusta festa brindisina e la New Basket che usciva tra gli applausi. Meritati: li abbiamo applauditi e in fondo sono una squadra e un pubblico simpatici. Un gruppo operaio e senza grilli per la testa.
Questo piccolo prologo serve per capire che, a volte, le brutte giornate si vedono dal mattino. A parte tutto ciò, la Dinamo avrebbe potuto giocare senz'altro meglio. Al solito, i giudizi tecnici li lascio agli appassionati e ai giornalisti. Evito anche i giudizi su questo o quel giocatore, ciascuno ha visto la partita dalla sua angolazione e si sarà fatta la sua personal opinion . Certe cose sono talmente eclatanti, e poi è facile capire che non si può dare tanto spazio nell'area colorata a giocatori del calibro di Bryan, Infante e Thomas. Quest'ultimo ha giocato anche in serie A, e non è "buccia di ciogga" giusto per citare il celeberrimo cartellone; invece Crispin ha fatto l'NBA, che non è esattamente la C2 regionale, e anche se ha segnato poco, poiché marcatissimo, ha smazzato parecchi assist ricoprendo di fatto il ruolo di play. Una difesa rocciosissima da parte di Brindisi, e molti tiri messi a segno nei momenti giusti; in più, sono riusciti ad imbrigliare le nostre fonti del gioco. Ecco in pillole l'origine della sconfitta. Penso semplicemente che ieri siano mancati il gioco di squadra, il carattere, la grinta, la mentalità e diverse altre cose non facilmente spiegabili su un blog; in poche parole, è mancata la Dinamo vincente vista nel periodo metà ottobre-Natale. Non credo però che le situazioni piuttosto peculiari che si sono verificate tra Pistoia, Jesi e in casa col Brindisi in poche settimane possano riverificarsi.
E gli arbitri ? Ne vogliamo parlare ? Avremmo perso comunque queste 3 partite, ma di fatto Rowe (che è alto quanto me , quindi basso per il basket) viene regolarmente asfissiato, con le giacchette arancioni stranamente inerti, e Jiri si becca una volta sì e l'altra pure la sua razione di botte; a guardarla con occhio maligno sembrerebbero provocazioni per far saltare i nervi, trovo che sia ridicolo parlare di "complotto" ma continuo (chissà perché) a vedere "cose turche" da parte degli arbitri, uno dei quali è pure indagato, sospeso e reintegrato, e per niente amico della Dinamo (si può sempre andare a rivedere gara2 contro Jesi nel 2008, uno degli arbitraggi più abominevoli nella
storia cinquantennale della Dinamo).
Ci sono stati errori tattici e qualcuno non sta rendendo al meglio, come si era già verificato ad inizio campionato; in fondo questa squadra non è stata costruita per vincere il campionato direttamente, ma si è pensato ad una buona prospettiva playoff. Non credo, e del resto non sono un esperto in statistiche, che la Dinamo abbia mai girato alla quarta di ritorno al primo posto in classifica. Il risultato è storico, Sassari è al centro del panorama di Legadue. Vediamo la bottiglia mezzo piena: la salvezza è cosa fatta e i P.O. sono a buon punto.
Credo sinceramente che - ferma la necessità di un chiarimento tra il coach e lo spogliatoio, perché qualcuno dovrà pur smettere di fare 'o pazzariello - da domenica prossima si possa e si debba ritornare vincenti. Nella sfortuna, abbiamo qualche piccolo punto di vantaggio: ancora al Palazzetto, col pubblico amico e senza tv (così nessuno potrà gufarci contro)
con un' avversaria buona, con players di esperienza, ma tutto sommato abbordabile. Poi Casalpusterlengo che (mi prendo la responsabilità di scriverlo) mi è parsa all'andata la squadra più debole vista in casa, anche se le cose cambiano e nel frattempo si è rafforzata. A Lodi saremo davvero in tanti, il palazzo è piccolo e ci sarà modo di far sentire vicinanza, affetto, calore vero alla nostra squadra.
Quello che non deve mai mancare è il giusto spirito, la grinta e la voglia di lottare.
Credo sinceramente che dopo un giorno di riposo, e parecchie riflessioni, ci sia un'indubbia voglia di riscatto.
Avanti biancoblù, forza Dinamo, sempre !


sabato 6 febbraio 2010

TALK ABOUT A DREAM - 6/2/2010

Jiri Hubalek chiama i tifosi al PalaSerradimigni
Jiri Hubalek è carico e pensa solo al big match con Brindisi: “Come vivrò questa partita? Venite sabato al palazzetto e lo vedrete con i vostri occhi. Ogni partita è molto importante per noi perchè le squadre ai vertici della classifica sono molto bilanciate e forti e ci sono solo pochi punti di differenza, ma ovviamente la partita contro Brindisi è fondamentale. La prima partita a Brindisi è stata una partita strana che abbiamo avuto l'opportunità di vincere. Sono una squadra forte, lo sappiamo. Anche i loro lunghi sono ottimi giocatori, rispetto a me in generale tutti gli avversari sono più esperti, ma nel caso di quelli di Brindisi ancora di più. Omar Thomas poi lo conosco molto bene, abbiamo giocato insieme a Rieti l’anno scorso, è un giocatore molto dotato con un grande senso del gioco e con grande generosità. Un avversario tosto, molto migliorato anche in difesa. Noi però dobbiamo ricordarci di avere una motivazione speciale. Il basket in Sardegna è la Dinamo. Noi ci divertiamo, dobbiamo fare in modo che chi viene a giocare con noi non si diverta come noi. E dobbiamo giocare ogni partita per vincere e trasmette questa nostra voglia a chi ci viene a vedere”.. Sono molto eccitato dall'idea di giocare ancora contro loro. Stavolta in casa nostra. Noi giochiamo molto bene in casa e ci nutriamo del grande supporto che riceviamo dai nostri tifosi. mi piacerebbe vedere il palazzetto pieno per questa partita perchè metteremo su un grande spettacolo. Ci divertiamo a giocare e la partita è in casa contro un'ottima squadra... non potrebbe andare meglio. D'ora in avanti dovremo affrontare ogni partita come se fosse sempre contro una squadra di primo livello perchè chiunque cercherà di batterci”.
fonte : basketnet.it (c)
on video Bruce ! BADLANDS ! Palau Sant Jordi, Barcelona 2002 !

venerdì 5 febbraio 2010

The making of...intervista a Meo Sacchetti


16.1.2010 da basketnet.it
Nella febbrile attesa di Dinamo-Brindisi, domani sera al Palazzetto e in diretta Rai, match sul quale c'è ben poco da aggiungere perché si è praticamente detto tutto, ecco un'intervista a Meo Sacchetti. E in più, un'interessante retrospettiva sul pre-campionato (torneo in Valsesia di settembre).

Una bandiera della nostra nazionale come Romeo Sacchetti è nostro ospite oggi nella rubrica Basket Story. Carriera da solidissima guardia/ala piccola capace di marcare esterni dal tiro letale come ali dal fisico possente. Solidità e spirito pratico ed essenziale che conserva ancora oggi come allenatore del lanciatissimo Banco Sardegna Sassari che sta volando in LegaDue. Ripercorreremo insieme a lui gli anni più importanti della sua carriera tra Bologna (sponda Gira), Torino e Varese, oltre ai tanti successi azzurri culminati nel trionfo agli Europei di Nantes 1983. Con Sacchetti partiamo però proprio dalla sua avventura recente con il Banco Sardegna che gli sta regalando molte soddisfazioni.

BASKETNET: La partenza di questo campionato vi ha subito visto partire bene, date l’idea di avere sempre il controllo della situazione anche in partite complesse (Pavia ad esempio due settimane orsono) pensavate ad un inizio così positivo?

SACCHETTI: “Le sensazione iniziali erano sinceramente molto positive, certamente poi entrano in scena tanti fattori quando si assembla una squadra. Per ora molte cose hanno funzionato nel modo giusto, c’è un clima positivo attorno e dentro la squadra e sto apprezzando l’atteggiamento e l’approccio alla partita dei miei ragazzi”.

BASKETNET:Una squadra che gioca un basket piacevole con un impianto ben collaudato, a fianco del trio delle meraviglie Hubalek-Rowe-Kemp c’è un nucleo solido di italiani.

SACCHETTI: “Sicuramente l’impatto di giocatori come DeVecchi, che mi garantisce solidità ed è il collante perfetto per il nostro sistema di gioco, o dalla grande esperienza come Vanuzzo sono addizioni importanti. Voglio ricordare anche di Binetti, Conti e Baldassare che mi stanno dando tanti minuti di qualità anche partendo dalla panchina. Poi dalle partite difficili come quelle di Pavia, Rimini ed altre ancora riesci a trarre ovviamente tanta fiducia. Dobbiamo però sgomberare il campo dai facili entusiasmi, si parte sempre dal principio che non c’è nulla di scontato e, soprattutto, la partita più difficile sarà sicuramente la successiva”.

BASKETNET: Mentalità vincente, concentrazione e pochi fronzoli, tratti comuni nella tua carriera anche da giocatore.

SACCHETTI: ”L’etica del lavoro e la voglia di migliorare penso sia alla base della crescita in ogni aspetto del gioco. All’inizio della mia carriera, che è cominciata a Novara prima e ad Asti poi con un grande come Charlie Caglieris, avevo un ruolo ancora da definire in modo completo. E’ stato fondamentale nella mia maturazione tecnica il lavoro di un allenatore come Zuccheri (coach del Gira Bologna) che nella mia avventura bolognese mi ha perfezionato. E’ riuscito a darmi una maggiore versatilità sfruttando la mia “taglia” quando dovevo marcare un’ala magari più potente ma utilizzandomi nel contempo anche come “sentinella” di una guardia grazie al mio passo molto rapido, qualità insolita per un giocatore con un fisico come il mio”.

BASKETNET: Dopo i 4 anni a Bologna c’è il ritorno in Piemonte a Torino, il momento di svolta della tua carriera.

SACCHETTI: “Sono stati anni molto belli ed importanti, con Gianni Asti prima e Dido Guerrieri poi in panchina. Giocavamo credo un basket di ottima qualità, bello da vedere e con interpreti di grande classe. Penso a Scott May, a Caglieris, siamo arrivati per 3 volte in semifinale perdendo sempre con la squadra che avrebbe vinto lo scudetto. Non credo comunque che fosse solo una questione di fortuna, anzi credo che ci mancasse proprio quel pizzico di cattiveria e di cinismo per chiudere le partite decisive come invece magari Milano sapeva fare”.

BASKETNET: Un pizzico di buona sorte che certamente non ti è stato restituito a Varese dove nelle sfide soprattutto con Pesaro, in semifinale nel 1988 ed in finale nel 1990, una decisione arbitrale controversa ed un brutto infortunio non ti hanno consentito di arrivare ad uno scudetto “personale” sicuramente meritato.

SACCHETTI: “Non mi piace mai appellarmi alla sfortuna e comunque penso semrpe agli aspetti positivi della mia esperienza come giocatore, soprattutto poi quando parlo di Varese. Da ragazzo ero tifosissimo della grande squadra che incantava l’Europa, indossare la maglia dei miei idoli della “valanga gialla” è stata di per se un’emozione fortissima. Poi certo la semifinale con Pesaro dell’88 è stata decisa forse anche da un recupero di Darwin Cook che era realmente fuori campo. Diverso è il caso della finale del 1990, il mio infortunio ci ha tolto la possibilità di giocarci le nostre carte fino in fondo ma forse non avrebbe cambiato l’esito della sfida”.

BASKETNET: Il recupero tanto discusso di Cook oggi non avrebbe motivo d’essere con l’Instant replay.

SACCHETTI: “L’instant replay è uno strumento che, se ben utilizzato come avviene da noi, rappresenta un bel balzo in avanti. Premetto non ho nulla da imputare alla decisione arbitrale di allora, ricordo distintamente che lo guardai e ho visto sinceramente che era convinto di avere visto Cook in campo. Un errore tecnico che può succedere, oggi con questa innovazione si mette subito fine alla polemica, è una scelta di progresso che va apprezzata in totalmente. Sarebbe assurdo nel 2010 con il grande vantaggio di questi strumenti tecnologici scegliere di non usufruirne”.

BASKETNET:Quando si parla di Meo Sacchetti la prima parola che viene in mente è Nazionale...

SACCHETTI: “Una parola che da grandi sensazioni se penso al ciclo che ho fatto in azzurro. Ho iniziato subito in salita dovendomi conquistare l’ultimo posto disponibile per andare alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Li ho respirato subito l’atmosfera dei grandi appuntamenti, si vedeva già da allora che c’era un bellissimo gruppo capace di grandi imprese. La prima è stata quella di battere la squadra sovietica in casa loro ed il pronostico era tutto dalla loro parte. Solo una Jugoslavia fortissima ci ha tolto la gioia della medaglia d’oro”.

BASKETNET: Sfide con la straordinaria Jugoslavia di allora che ci rimandano direttamente al trionfo di Nantes tre anni più tardi.

SACCHETTI:La forza di quel gruppo era la sua assoluta solidità. Una squadra granitica a cui coach Gamba apportava qualche variazione aggiungendo i protagonisti del campionato al nucleo che stava lavorando insieme in quegli anni. Siamo arrivati a fari spenti a quella competizione, venivamo da un brutto europeo nel 1981 ed il nostro era un girone durissimo con Spagna, Jugoslavia ed i padroni di casa francesi.La prima rocambolesca vittoria di un punto con un canestro di Marzorati contro la Spagna ci ha dato morale, abbiamo travolto i francesi e dovevamo vedercela con gli Jugoslavi, per uno strano destino dovevamo comunque vincere lo stesso per passare il turno”

BASKETNET: E quella resta una delle partite con una delle risse più spettacolari della storia del nostro basket internazionale.

SACCHETTI:” C’era moltissima tensione, soprattutto loro erano molto nervosi e alcuni di loro ci hanno provocato spesso durante tutta la gara. Dopo un alterco tra Vilfan e Gilardi credo sono cominciate a volare parole grosse e qualche spintone, sinchè non si è arrivati al calcione di Kicianovic a Villalta che ha scatenato la bagarre con il giocatore dell’allora Scavolini che si è salvato saltando sul tavolo dei giornalisti rincorso da nostra mezza squadra. Credo fosse un momento delicato per una fase di cambiamento delle gerarchie nella Jugoslavia con i grandi che stavano iniziando una parabola discendente ed i nuovi che volevano diventare subito protagonisti. Noi abbiamo avuto la forza mentale di tenere i nervi saldi ed abbiamo chiuso la partita. Da li in poi c’era la consapevolezza che eravamo vicini all’impresa ed in finale con la Spagna, che aveva battuto l’Urss, abbiamo disputato una gara perfetta”.
BASKETNET: Un successo non bissato da una grande olimpiade a Los Angeles l’anno successivo dove il quinto posto finale fu vissuto come una mezza delusione.

SACCHETTI: “Non giocammo certamente il torneo che ci aspettavamo, però se ripenso a quella esperienza penso comunque che non fu così deludente in funzione sia degli avversari che del fatto che quella fu l’ultima volta che ci qualificammo per un Olimpiade per 16 anni. Abbiamo dovuto aspettare il 2000 a Sidney per rivedere il nostro basket all’appuntamento olimpico”.
BASKETNET:Tanti atleti di valore assoluto da affrontare, la domanda abituale della nostra rubrica sono i tuoi giocatori preferiti, le curiosità ed il tuo avversario più ostico.

SACCHETTI:” Scott May a Torino è stato un simbolo della grande pallacanestro, una classe infinita un giocatore completo. A Varese non posso non citare Corny Thompson, una vera enciclopedia tecnica, sempre li invece posso ricordare con divertimento Wes Matthwes (padre del giocatore ora ai Jazz). Wes era incredibile, un talento pazzesco, una velocità incredibile. Tanto potenziale che spesso però non metteva in campo, quando aveva voglia era incredibile, era capace di entrare in campo con le stringhe slacciate e penetrare e saltare a folle velocità in area , autentico genio e sregolatezza. Quando parlo di genio mi viene in mente Drazen Petrovic con la palla in mano era realmente diabolico, immarcabile. Nella mia esperienza nel campionato italiano il mio grattacapo peggiore era George Bucci (guardia di Siena e Fortitudo Bologna n.d.r.).Grande tiratore, fisico solidissimo ed asciutto, mi ha sempre fatto soffrire terribilmente”.
BASKETNET: Dopo il basket giocato, ancora tanto basket, stavolta da allenatore. Tra i tuoi allenatori qualcuno a cui ti ispiri in particolare?

SACCHETTI: “Cerco sempre di guardare avanti e di trarre insegnamento comunque insegnamenti dal passato. Ho avuto la fortuna di avere grandi allenatori come Gamba, Sales (di cui ho un grande ricordo) ma se penso ad una frase in particolare di un mio coach penso a Dido Guerrieri. Con il suo stile unico mi diceva sempre: “Meo ricordati che quando costruisci una squadra devi valutare subito quanto ti può dare. Una volta stabilito che più di tanto non hanno da offrirti non devi arrabbiarti inutilmente. Se il talento è quello che è, serenamente non te la pigliare e prendi quello che arriva”.


giovedì 4 febbraio 2010

Cuori biancoblù: Paolo Berlinguer - un ricordo


Questa pagina è dedicata a Paolo Berlinguer, politico, avvocato e sportivo sassarese, nato nel 1935 e scomparso a causa di un male incurabile nel settembre 2002. Appartenente ad una delle famiglie storiche della nostra città, ha lasciato un segno tangibile nella vita della Dinamo [nella foto: coach Cesare Pancotto, l'avv. Dino Milia e Paolo Berlinguer, alla Domenica Sportiva di Sandro Ciotti, gennaio 1990]. Lo ricordo con piacere, in piedi, dietro al tavolo degli arbitri, intento a seguire attentamente ogni azione della Dinamo, ovviamente accanto al suo amico e collega di sempre, l'Avv. Milia. Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona, e posso dire che era un gran signore, un interlocutore squisito, un nobiluomo (come si diceva una volta).
La parola a Dino Milia...
"Paolo Berlinguer, lo sportivo
Questa è una commemorazione voluta per ricordare un carissimo amico scomparso e per onorare la memoria di un cittadino integerrimo che della amicizia, della lealtà e della onestà aveva fatto la sua divisa. E qui siamo riuniti per ricordare con affetto e commozione Paolo a un anno dalla sua scomparsa, ricordarlo con i ricordi che si inseguono e si accavallano e che ci portano indietro nel tempo con tristezza e nostalgia.
Chi mi ha preceduto ha illustrato le doti di Paolo Berlinguer in modo brillante e completo. Io dovrei ricordarlo come dirigente sportivo della Dinamo, della quale fu per tanti anni vice presidente. E' difficile ricordarlo solo in tale veste perché le qualità umane di una persona non cambiano a seconda del ruolo che si riveste, perché Paolo non amava la pubblicità, perché mai accettò un'intervista alla radio o alla televisione, mai acconsentì a farsi fotografare e, se si accorgeva del fotografo che voleva ritrarlo, si portava le mani sul volto oppure girava la faccia dalla parte opposta, il tutto con fare apparentemente normale per mimetizzare la sua vera volontà.
Questo suo comportamento schivo e riservato superava, a mio giudizio, il limite direi del consentito, ma mentre il negarsi ai fotografi mi faceva divertire, perché era per me un fatto incredibile, il negarsi a una intervista mi faceva veramente imbestialire, perché i suoi pareri e le sue osservazioni avrebbero di certo avuto molta importanza nel mondo dello sport e in particolare di quello sassarese, nel quale si muove molto spesso una massa di tifosi ipercritici, spesso invadenti e ricchi di pretese e richieste assurde.
Quelle interviste mai date costituivano oggetto di discussione con me, sia pure breve, perché io sapevo che Paolo non sarebbe ritornato indietro e ben sapevo che il diniego di oggi era identico a quelli del passato e a quelli che avrebbero dato domani. Egli era capace di allontanarsi per realizzare questa sua volontà. E quando ritornava, soprattutto nel sottopassaggio del Palazzetto da dove assieme - per lunghi anni - abbiamo assistito alle partite commentandole fra noi due, egli poneva fine alle mie solite osservazioni con una battuta salace in sassarese che era fonte di sincera risata.
Ma per fare il dirigente sportivo occorre essere sportivi e amare lo sport.
Paolo Berlinguer amava lo sport, e non solo la pallacanestro. Amava l'automobilismo, amava il tennis, il calcio, il pugilato, il ciclismo e amava con tenerezza e furore il mare, le sue onde, il vento che gli sferzava il volto mentre in piedi pilotava la sua barca, sospinta dalla vela e dai venti. E se dovessi richiamare alla memoria la sua immagine più bella egli mi appare sempre nella sua barca vicino alla vela, felice e sorridente per i colori di quel mare, per la carezza del vento, per la bellezza abbagliante della sua Stintino. E perché egli ritornava in quei posti dove i ricordi della sua fanciullezza e dei suoi Avi avevano trovato albergo e dove gli anfratti, le scogliere e le spiagge gli parlavano di un'altra vita.
Ma il Palazzetto era il luogo di sofferenze per otto lunghi mesi dell'anno per Paolo come per me: sofferenze ed entusiasmi per tanti e tanti anni.
Io pregai Paolo Berlinguer di accettare la carica di vice presidente della Dinamo, primo, perché sapevo quale enorme collaborazione avrebbe potuto portare con la sua intelligenza e serietà, secondo, perché mi sarei affiancato un amico fraterno e sincero e terzo, gli dissi senza perifrasi, perché alla Dinamo serviva un nome di prestigio. Gli dissi scherzando "…vedi, tu quasi certamente già sei un rimbambito, ma ti chiami Berlinguer…". Egli si sfasciò dalle risate e poi si alzò dalla scrivania, mi si avvicinò e mi disse che accettava. Mi accorsi che era felice ed entusiasta e altrettanto lo ero io quando ci abbracciammo.
E questa sua passione per la Dinamo la dimostrò per tutta la sua vita. In tanti lunghi anni mai una decisione fu presa in contrasto fra Paolo e me. Mai. E questa mia categorica affermazione può sembrare assurda o incredibile ma è verità assoluta. E ci furono decisioni molto gravi e importanti e fatti ancora più gravi a danno della nostra società e a danno da parte di persone disoneste e truffatrici al di là della più galoppante fantasia. Gli amici dello studio di Paolo sanno tutto, e molto sa anche il professore ed amico Antonio Serra che con noi collaborò rimanendo sbalordito e incredulo per quello che apprendeva e leggeva.
Paolo in tutte queste delicate situazioni dimostrò di essere un grande dirigente per la sua freddezza nel valutare le cose, per la sua razionalità e per il suo equilibrio con i quali mimetizzava il suo stato di disgusto e di rabbia per i gravi torti che subivamo e il conseguente enorme danno economico. Questo comportamento verbale ed esteriore era permanente da parte di Paolo nel Consiglio della Dinamo, ma non quando eravamo a quattr'occhi.
(...) Infatti avevo notato che spesso Paolo mentre discuteva si vedeva che non abbandonava le note musicali perché muoveva inavvertitamente o quasi meccanicamente una mano o un dito come per dirigere il tempo dell'orchestra. Ciò avveniva anche nel suo studio. Nessuno pensi che sia cosa facile dirigere società ricche sempre di problemi economici, tecnici o disciplinari, con rapporti finanziari per miliardi dei quali si risponde personalmente.
Un giorno gli dissi che il sacro di Beethoven non si addiceva al profano della Dinamo. E così con un sorriso spense la musica.
Paolo era un dirigente sereno e questa serenità si sommava alla sua intelligenza e competenza anche perché aveva giocato per vari anni alla pallacanestro. Non ho mai visto Paolo veramente arrabbiato: al massimo uno scatto d'ira e poi la normalità non esteriore ma interiore e psichica con la quale continuava a discutere al di fuori dell'emotività.
Per essere sportivo occorrono molte doti e per essere un bravo dirigente sportivo occorre essere sportivo. Sportivo significa amare lo sport come fatto sociale oggi di rilevante importanza, come fonte di educazione sociale ed etica. Sappiamo tutti che questo spesso non avviene, ma il dirigente deve ricordare che lo sport ha questi valori sociali e morali che insegnano il rispetto dell'avversario, la correttezza alla base di qualunque rapporto, la lealtà, il rispetto della sacralità dell'uomo. Queste doti erano tutte di Paolo e per questo egli fu un grande dirigente della Dinamo.
Alle dette doti aggiungeva la diplomazia che inseriva sempre con tecnica da schermidore, quando si andava a perorare la causa della nostra società in alto loco. Molti possono ritenere che una sponsorizzazione di livello sia opera di una chiacchierata di poche ore: occorre pervicacia, intelligenza loquela, amicizie e conoscenze politiche con riferimento alla controparte. In questo Paolo era ottimale, soprattutto perché avevamo soltanto amici e perché era risaputo che la Dinamo mai aveva mischiato lo sport con la politica.
Il dirigente mai può essere uomo fazioso né il tifo può confondersi con la faziosità. Paolo era molto democratico con tutti, anche se non apprezzava l'eccessiva confidenza di chi non conosceva bene. Un giorno un tale, del quale taccio il nome per opportunità, gli disse "Avvocato, noi possiamo darci del tu" ed egli, che non voleva contraddirlo, rispose "veda Lei, faccia come ritiene".
Paolo Berlinguer seguiva sempre la squadra in casa e qualche volta nella Penisola, assisteva a molti allenamenti e, soprattutto se gli dicevo che la sua presenza era importante, non mancava all'appuntamento. Quando dovetti cambiare in un campionato tre o quattro allenatori, ciò feci sempre con l'accordo di Paolo al quale illustrai i motivi di dette onerose, più che dolorose, decisioni; egli discusse a lungo concludendo che ammirava il mio coraggio ma che la decisione, se si poteva, era da prendere. E furono prese.
(...)Quando veniva in trasferta erano sempre gite piacevoli e gli atleti gli erano affezionati perché si accorgevano sempre che avevano a che fare con un dirigente per bene, corretto, ricco di consigli e di simpatia, signore sempre, non solo nei modi e nelle forme. Da ciò discendeva la sua autorità, che tutti avvertiamo e che egli non ricercava.
Ma la telefonata che non poteva mancare era quella del dopo partita quando Paolo era assente.
Se la Dinamo vinceva la telefonata sua o della moglie Marina era "ma lo sai che hai una squadra forte?", in tono più o meno ironico. Se perdeva, ero io a telefonare per dirgli che la loro squadra faceva pena.
Così volarono tanti anni. Una mattina dei primi mesi del 2001, verso le 9.30, mentre entravo nel Palazzo di Giustizia, sentii la sua voce che mi chiamava. Si avvicinò, mi prese per un braccio e con voce debole mi disse: "Ho il cancro". Rimasi come fulminato, lo guardai in faccia e vidi che i suoi occhi erano pieni di lacrime. Non trovai parole. Capii subito che era certamente vero quanto mi aveva detto e che il calice di cristallo che conteneva la sua vita stava per frantumarsi.
Passarono tanti giorni pieni di apprensione e di timore ma di poi ogni mese che trascorreva la speranza di migliorare diventava sempre più seria. Improvvisamente, nell'autunno 2001 mi chiamò e andai nel suo studio. Mi venne incontro e mi disse: "Ti do una notizia eccezionale: sono guarito!" Era felice, allegro, sorridente, era il Paolo di prima e stava veramente bene, tanto che decidemmo di trascorrere il capodanno del 2002 fuori dall'Italia con Marina e mia moglie. E così fu. Riparlò con foga della Dinamo, della squadra, degli sponsor, felice che la malattia fosse ormai lontana, alle sue spalle.
Poi in aprile tutto precipitò, gli appuntamenti saltarono sempre, gli incontri vennero rinviati, al telefono non riusciva a parlare e io doverosamente non lo chiamavo. Ma alla fine di ogni partita mi chiamava per avere notizie dettagliate e io rimanevo allibito di ciò. L'ultima volta, in vita, lo vidi all'ospedale.
Entrai nella sua camera, era a letto sereno e sorridente, con intorno le sue tre figlie e Marina.
Io - per dire qualcosa - gli dissi che con i suoi dolori alle gambe aveva scocciato ormai anche i medici che facevano finta di credergli. Mi guardò sorridendo e mi disse "vedi che mi sta vicino? Le mie tre figlie e mia moglie. Dimmi se non sono fortunato". Mi trattenni pochi minuti, lo salutai stringendogli un piede anziché la mano e dopo avermi detto che appena usciva dall'Ospedale avrebbe organizzato una cena a Stintino.
Non lo rividi e non lo sentii più. Rividi il suo corpo nella cappella privata di Sant'Orsola. Rimasi per mezz'ora da solo con lui. Il suo spirito era già volato lontano. Arrivarono tutti gli atleti della Dinamo e si schierarono vicino alla sua bara per esprimere a Marina e ai familiari il loro cordoglio e quello di tutti gli sportivi. Se ne era andato un grande silenzioso dirigente sportivo che tutti amavano. Se ne era andato un grande amico e un grande cittadino che a tutti aveva regalato uno scrigno di ricchezze morali.
Io rimasi da solo ancora e a lungo e pensai a tutte le cose che oggi vi ho raccontato e a tante altre. Ritornò nel mio intelletto e nel mio animo la musica del mare di Stintino, delle sue onde e delle sue scogliere, e rividi le forbici da potatore in mano a Paolo e le note delle sinfonie di Beethoven che accompagnavano il suo lavoro, note che egli infinitamente amava. Lo guardai intensamente nel volto, gli accarezzai la fronte e capii che quella musica del mare con le note immortali di Beethoven avevano di certo accompagnato il suo spirito nei cieli abbaglianti dell'eternità, cieli senza orizzonti, senza solitudini, e dove immutabili sono la serenità e la pace. E dietro a quelle note musicali immortali mi sembrò di udire ancora l'urlo di Paolo dirigente e tifoso, che si allontanava per sempre da noi, che egli lanciava alla squadra nei momenti difficili "Forza Dinamo".
Poiché la vita è fatta di grandi e piccole cose e Paolo aveva ricordato a chi se ne era scordato che l'onestà e il senso di responsabilità mettono sempre le piccole e grandi cose sullo stesso piano e che il suo amore per la Dinamo era il riflesso del suo grande amore per la sua città di Sassari".
Dino Milia
(discorso tenuto dall'avv. Milia a Sassari, nel settembre 2003 ad un convegno di commemorazione di Paolo Berlinguer, come politico, avvocato e dirigente sportivo - atti tratti dal sito ufficiale del Consiglio Regionale Sardo)